Sono giorni surreali, il Coronavirus è ormai da giorni emergenza mondiale e il mondo si ritrova ad affrontare una delle peggiori crisi dai tempi del dopoguerra (se non la peggiore)

 In un periodo in cui i cittadini sono stati privati delle proprie libertà e si ritrovano in quarantena i vari governi nazionali si ritrovano a fronteggiare una sfida epocale, imprevedibile e che lascerà un impatto significativo sul futuro. Non si salva nessuna, prima era la Cina, poi la Corea del Sud e l’Italia, poi gli altri Paesi europei e ora anche gli Stati Uniti, si potrebbe dire che siamo tutti sulla stessa barca. 

In genere si dice che un potente nemico comune riesca a mettere tutti dalla stessa parte, ma è anche vero che è proprio di fronte alle avversità che escono fuori gli attriti e le divergenze, un po’ quello che stiamo vedendo adesso nell’Unione Europea. Intendiamoci, non starò di certo qui a invocare toni propagandistici antieuropei o filo-europei che siano, mi limito soltanto a osservare la realtà e a constatare un’enorme confusione che si respira nel Vecchio Continente, l’emergenza sta mettendo a nudo tutte le falle della comunità europee e tra dichiarazioni irresponsabili (vedi la Lagarde) e atti pesanti (la chiusura di Schengen) continua a tener banco il dubbio su come effettivamente l’Unione voglia approcciare questa pandemia. 

Ormai da giorni non si tratta più soltanto di salute, gli spettri di un disastro economico mondiale sono sempre più reali e occorre agire al più presto per evitare la catastrofe. Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio e Lussemburgo hanno chiesto che l’Unione batta un colpo e che agisca repentinamente, servono misure di sostegno sostanziose per aiutare i Paesi durante questa emergenza abbozzando all’idea di una sorta di “Coronabond”. Non è tuttavia un’Europa unita che si presenta con questa richiesta, Germania e Olanda si sono fermamente opposti a questa soluzione e lo stesso ministro dell’economia tedesco Peter Altmeier ha usato parole pesanti per bocciare questa proposta. 

Germania e Olanda hanno fatto chiaramente intendere di non essere favorevoli a una concessione di aiuti senza condizioni, non c’è l’intenzione di cedere anche su questo dopo lo stop imposto al Patto di Stabilità e all’azione della BCE. La questione bollente riguardo il MES ha visto la critica dell’Italia e di altri Stati considerando che non possono valere le stesse condizionalità previste per crisi finanziarie classiche dettate da errori nella governance di un Paese, la pandemia è un caso eccezionale che come tale deve essere considerato, Giuseppe Conte ha richiamato l’Europa a virare verso un approccio che si discosti da quanto fatto in passato e ha lanciato un ultimatum: o l’Europa si muove o l’Italia agirà da sola.

Quella che si sta consumando in Europa sembra a tutti gli effetti una sorta di guerra civile, da un lato il rigorismo di Stati come Germania e Olanda, dall’altro l’Italia e gli altri Paesi che richiedono un intervento massiccio dell’Unione per evitare la crisi. Anche Mario Draghi, ex numero uno della BCE, ha detto la sua riguardo la questione e ha sottolineato come bisogna fare il possibile per arginare questa crisi, anche a costo di aumentare significativamente il debito pubblico. Quello che stiamo vivendo è senza dubbio un periodo nero che entrerà nei libri di storia, ci attendono grossi sconvolgimenti nel prossimo futuro e sembra che dobbiamo già prepararci a una grande crisi mondiale col quale dovremo fare i conti per i prossimi anni. L’Unione vacilla ancora una volta, gli Stati faticano a collaborare come dovrebbero e più il tempo passa più queste crepe nel sistema iniziano a diventare sempre più evidenti, non sono soltanto i governi ad alzare la voce ma anche tutti quei cittadini che iniziano a guardare l’Unione come un meccanismo “malato” e inadatto, additandolo addirittura come “oppressore”. Come già detto prima, non starò qui a lanciarmi in propagande anti-europeiste o filo-europee, ma è indubbio come questo momento di grande difficoltà possa essere una brutta eredità per la comunità europea che potrebbe vedere nel Covid-19 il primo importante sintomo del suo declino.   

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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