L’indipendenza per la Groenlandia è molto più di un intento portato avanti da anni. La questione infatti, sembra essere passata sul piano della dignità e dei diritti. Il sentimento di Nuuk è stato reso manifesto dal premier  Kim Kielsen il quale, parlando all’Arctic Circle Assembly, ha risposto alle proposte di acquisto pervenute dagli Stati Uniti, negando la necessità di sottoporre la  propria sovranità ad un altro stato sovrano.

Questo intervento costituisce la risposta ufficiale, il “no grazie” della Groenlandia a Donald Trump, il quale aveva dichiarato, già ad agosto, di voler acquistare la più grande isola del mondo. Dichiarazioni che hanno evidentemente punto nel vivo il fiero popolo groenlandese, tanto che, il premier Kielsen ha dovuto ribadire più volte durante l’intervento, che la Groenlandia non è in vendita. D’altronde Kielsen parla con cognizione di causa: il capo del governo autonomo di Nuuk, sa bene che le gatte da pelare, in termini di indipendenza sono altre ed imminenti; una su tutte è l’indipendenza dalla Danimarca.

Un lento processo: i piccoli passi avanti

La Groenlandia infatti, si sente indipendente a tutti gli effetti, ma non basta;  Copenaghen detiene ancora una certa sovranità sul territorio, sovranità che per i groenlandesi è un peso insostenibile da molto tempo. La popolazione,  a maggioranza Inuit, non si sente per nulla danese e, anni di rivendicazioni ne hanno mostrato gli effetti, portando anche qualche vittoria. Nel 1982 la Groenlandia decise di uscire dalla Comunità Economica Europea, nella quale era entrata come parte del territorio danese. Nel 1985, strinse accordi economici, di caccia e pesca con l’Unione Europea, in totale autonomia.  I referendum del 2008 (non vincolante) e quello del 2009, hanno reso definitivamente la volontà di indipendenza del popolo groenlandese.  Grazie a questi risultati, molto si è ottenuto sul piano dei diritti: il groenlandese come lingua ufficiale, autonomia legislativa, esecutiva e giudiziaria, controllo delle forze di polizia ed una divisione degli introiti economici più favorevole. C’è da dire però, che più indipendenza vuol dire anche meno sussidi da parte di Copenaghen, la quale ha ridotto drasticamente gli aiuti economici riservati per la Groenlandia.

Certo, per rispondere a Donald Trump, è un bene accelerare i lavori che porteranno all’indipendenza. Tuttavia occorre sottolineare che la Groenlandia è ancora troppo debole per poter raggiungere tale risultato in tempi brevi. Questo lo sanno anche i groenlandesi ed anche il premier, il quale nella sua dichiarazione non ha potuto azzardare scadenze. Il percorso è ancora lungo perché c’è la Danimarca, la quale, ha concesso molto in termini di diritti ed autonomia a Nuuk, ma si guarda bene dal lasciarsi sfuggire gli aspetti economici legati all’isola. La Groenlandia infatti, pullula di giacimenti minerari: oro, zinco, piombo, platino, diamanti. Inoltre, lo scioglimento dei ghiacciai sta aprendo la strada a nuovi siti per la pesca di foche e balene. Si tratta di un patrimonio che di fatto, vive sotto la bandiera danese, e per questo non sarà facile il processo di separazione.

Può esistere una Groenlandia indipendente?                                                   

Mappa della Groenlandia

Per il momento le difficoltà sono tante: la Groenlandia è un paese quasi totalmente privo di infrastrutture; non vi sono strade interne che colleghino i vari insediamenti. Date le estati brevi ed il clima prettamente artico, è un paese lontano dal turismo di massa e con parti di territorio del tutto inabitabili. Il settore pubblico, garantisce la maggior parte dei posti di lavoro ma mancano fondi per investire in un settore pubblico che si occupi di attività estrattive, totalmente a guida groenlandese. Infatti, lo sfruttamento minerario che imperversa in Groenlandia è di provenienza estera. Si tratta perlopiù di compagnie cinesi, seguite da quelle statunitensi, inglesi e di altri giganti asiatici. Proprio grazie agli investimenti di Pechino sul suolo dell’isola, Nuuk ha pensato di fare la voce grossa nei confronti di Copenaghen. La prospettiva infatti sarebbe, secondo questa logica, di servirsi degli investimenti cinesi per ottenere quell’indipendenza economica che renda sicuro il processo di separazione dalla Danimarca.

Certo, così facendo le conseguenze della separazione avrebbero meno effetti, specie sul piano economico. Tuttavia occorre pensare alle conseguenze che questa sorta di appoggio economico offerto dalla Cina possa avere sull’effettiva indipendenza della Groenlandia. Il rischio è che l’isola, facendo questa operazione, finisca semplicemente per trovarsi in un passaggio da una dipendenza all’altra; si passerebbe quindi dalla dipendenza da Copenaghen a quella di Pechino. Come se non bastasse c’è da sottolinerare che la Groenlandia non è indipendente dal punto di vista militare: la propria sicurezza è difatti nelle mani della Danimarca; Nuuk gestisce solo la guardia costiera e le forze di polizia. L’unica soluzione, tenendo conto solo dell’aspetto militare, sarebbe affidarsi agli Stati Uniti che ancora sono presenti a Thule; nell’uno e nell’altro caso, i groenlandesi dovrebbero mettere in conto che nessuna delle due ipotesi non abbia costi e condizioni.

Il punto di vista geopolitico

Infine l’ambito che fornisce le maggiori perlplessità, in funzione di una Groenlandia indipendente, è quello geopolitico. Ipotizzando la dipendenza di Nuuk, libera dalla Danimarca, escluderebbe quest’ultima dallo scacchiere artico, prendendone praticamente il posto. Lo scacchiere è costellato, come sappiamo, di superpotenze che cooperano, certo, ma che si contendono anche territori, in pieni scontri diplomatici. In un contesto del genere, una Groenlandia indipendente sarebbe uno Stato troppo debole per poter dire la propria nello scenario artico. Per questo non sarebbe troppo azzardato ipotizzare che le varie potenze ne potrebbero tranquillamente approfittare: gli Stati Uniti quasi sicuramente potrebbero puntare ad essa per estendere la propria area di influenza e autorità; il loro interesse lo hanno dimostrato, anche non troppo velatamente;  il Canada punterebbe ad ottenere l’isola di Hans e la Russia punterebbe ad ottenere maggiore controllo sulla dorsale Lomonosov; infine la Norvegia, che nonostante la sua iniziale disponibilità a future cooperazioni, non sarebbe dispiaciuta dal vedere una rivale in meno e molte risorse in più. Inoltre vi è una grossa controversia con il Canada ma anche per Lomonosov. La dorsale in questione è indicata dai danesi come prolungamento naturale della piattaforma continentale groenlandese e vi compiono ricerche, in collaborazione con il Canada.                                          

Bandiera della Groenlandia

 Da questo emerge un punto non marginale, ma che forse sfugge alle frenetiche volontà dei groenlandesi di rendersi indipendenti da Copenaghen: la Danimarca vuole la leadership artica. Una volontà manifesta che è portata avanti in modo molto particolare. Ad esempio, sembra un atteggiamento ambivalente, doppio. La politica estera danese nell’Artico, può essere interpretata in vari modi:  da un lato potrebbe essere definita come cinica o improntata sul realismo politico; Dall’altra potrebbe sembrare una propensione alla cooperazione, in funzione di rispetto del Diritto del Mare. La cosa chiara è che entrambi gli atteggiamenti siano indirizzati a perseguire il solo fine della leadership artica.

Pensando alla Groenlandia indipendente quindi, i possibili scenari metterebbero la Groenlandia di fronte a due possibili prospettive: diventare un paese con un’economia progredita, autonoma, con politiche argute,alleanze, e contatti con gli Stati Uniti e con Bruxelles, oppure, potrebbe diventare uno Stato, che potrebbe ottenere l’indipendenza solo sulla carta, poiché sarebbe subissato da i problemi, e non riuscendo a sviluppare una forte ed autonoma economia, favorendo il fagocitare delle proprie risorse e della propria effettiva sovranità alle altre potenze artiche. Difatti, il piano dei groenlandesi non sembra andare molto lontano; non ci sono progetti precisi e non sembra chiaro, cosa si farebbe, nel caso di una secessione. Dato che lo scenario di una Groenlandia indipendente, sarebbe alla mercè delle altre potenze, sarebbe pertanto più probabile che si faccia spazio la seconda ipotesi di cui sopra. La cosa che appare chiara è  che si prefigurerebbe una condizione scomoda sia per Copenaghen che perderebbe lo sbocco al Polo e sia a Nuuk, che perderebbe sussidi danesi a proprio rischio e pericolo. Inoltre la debolezza di un governo autonomo ma fragile sull’isola ne determinerebbe la condizione di sfruttamento ed eccessiva elasticità legislativa, cosa che farebbe estremamente gola alle potenze artiche e asiatiche, che vi si fionderebbero sopra, con più ingordigia di quella attuale.

Fonti:

 
 
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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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