Più di 2 miliardi di persone sono attualmente in quarantena a causa della pandemia, in un mondo che si ferma e che viene assalito dalla più grande crisi dai tempi del dopoguerra, c’è chi sta riuscendo a condurre la battaglia contro il virus in maniera egregia e potrebbe paradossalmente rafforzare la sua posizione nello scenario politico internazionale. Qual è il segreto del modello tedesco?

Stando a guardare le statistiche attuali, non c’è Paese europeo che stia combattendo con il coronavirus in maniera più convincente della Germania, non è un caso che possano vantarsi di registrare il tasso di letalità più basso al mondo. Prendiamo i casi di Italia e Spagna, due dei Paesi più “acciaccati” nel corso di questa battaglia, il Belpaese ha il triste primato di avere il tasso di mortalità più alto al mondo, se da un lato è opportuno precisare come l’Italia sia stata la prima a essere colpita dalla pandemia ed è stata colta totalmente impreparata a differenza degli altri Paesi, è anche vero precisare che il nostro sistema sanitario è stato ignorato al punto tale nel corso degli ultimi anni che adesso si ritrova anni luce indietro rispetto a quello tedesco. La Germania ha sì potuto approfittare di assistere al dramma italiano per prepararsi al peggio, ma il suo sistema sanitario è riuscito a reggere l’urto sfruttando la sua ampia capacità di accoglienza nei reparti di terapia intensiva e la giusta dotazione di strumenti per il personale medico-sanitario. 

A tutto questo va ad aggiungersi un rigoroso ordine dei conti pubblici che permette uno spazio di manovra economica molto più ampio rispetto a quello italiano o di altri Paesi europei, gli interventi di politica economica-finanziaria sono molto più espansivi e c’è una maggior disponibilità di risorse interne che lascia presupporre una ripartenza, in favore della Germania, più veloce e più forte. Non c’è da stupirsi se i tedeschi siano in prima linea nel rifiutare le proposte legate agli eurobond, la pandemia potrebbe rivelarsi decisiva nel rimescolare gli equilibri di forza all’interno dell’Unione Europea e la Germania potrebbe uscirne vittoriosa su tutti i fronti. 

Se da un lato si potrebbe elogiare la politica tedesca degli ultimi decenni che grazie alla loro accurata gestione dei conti pubblici sono riusciti a godere di una forza consistente di fronte a emergenze di questa portata, dall’altro lato bisogna anche stare attenti a non “massacrare” eccessivamente quelli più in difficoltà con una linea talmente intransigente che potrebbe portare a un autogol. La Germania è forte, ma è forte anche grazie all’Unione Europea, ed è suo dovere tenerla in salute affinché possa consolidare la sua posizione, e per farlo non può voltare le spalle a chi è in maggior difficoltà. L’Italia è il Paese che più di tutti si è fatto portavoce della necessità di una manovra comune, seguita dalla Spagna e anche da quella Francia da sempre riconosciuta come “compagna di merende” della Germania (d’altronde anche il debito pubblico francese non è dei migliori). La strategia tedesca è attualmente volta alla ricerca del compromesso (tipico della Merkel), più aperta al dialogo rispetto a un paese come l’Olanda ma ugualmente decisa a seguire le regole, no agli eurobond ma sì a un MES più leggero.

Andare incontro agli Stati più in difficoltà è fondamentale affinché sia la stessa Germania a trarne un beneficio, la pandemia lascerà un’impronta che verrà ricordata a lungo in Europa, la storia ci ha insegnato che quando giunge il momento di sedersi a un tavolo è bene che nessuno si alzi con il dente avvelenato. Questo la Germania dovrebbe ricordarlo meglio di tutti.

   

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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