Sfruttando il momento di profonda difficoltà dell’Italia innescato dal COVID-19 e l’ONU impelagata dopo le dimissioni del Commissario Ghassan Salamé, Parigi ha trovato il momento opportuno per riprendere la trama diplomatica,invitando il Generale Khalifa Haftar all’Eliseo.

In tale occasione, il Generale si è mostrato disponibile alla firma del cessate il fuoco, per il quale si era invece rifiutato sia in Russia che a Berlino. Clausola necessaria e imprescindibile è il rispetto della stessa da parte di Tripoli, che vale a dire, senza troppi giri di parole, la demilitarizzazione delle forze del regime di Al-Serraj, fino a questo momento internazionalmente riconosciuto come Presidente dello Stato libico, e la vigenza dello status quo, ovvero della costituzione di due Libie.

Successivamente l’incontro con Macron, Haftar è volato alla volta di Berlino. Anche qui, alla presenza della Cancelliera Merkel, ha ribadito la sua disponibilità condizionata dal suddetto cavillo.

Gli equilibri intricati e precari del Mediterraneo costringerebbero ad un’attenta valutazione, considerando tutti gli attori in gioco. La Russia è una di queste. Putin, mai sbilanciatosi pubblicamente a favore di Haftar, ma desideroso di un ulteriore spazio centrale nel Mediterraneo, durante il recente incontro con Erdoğan avrà certamente avuto modo di trattare la questione libica, che di fatto separa Ankara e Mosca.

La Francia, dal canto suo, si è mostrata temeraria e, fondamentalmente, ha tutti gli interessi economici per desiderare e ricercare una stabilità duratura in Libia, che sia unita o meno. La “pace” comporterebbe infatti non solo un vantaggio energetico (Haftar detiene più della metà del territorio libico, ricco di idrocarburi), ma favorirebbe inesorabilmente gli interessi dell’Eliseo nelle ex colonie francofone del Sahel, in cui le già fragili strutture governative stanno sgretolandosi sotto i colpi del terrorismo targato DAESH.

Certamente è da valutare ed analizzare quanto a lungo possa durare la presenza di due Stati come la Francia e la Russia su di un “unico” territorio, come quello libico.

Non sempre “amiche” durante la storia, è certo che le due abbiano trovato una maggiore affinità con la Presidenza Macron, sempre pronta ad allargare lo sguardo ad est, pur di indebolire Berlino. Ma è bene ribadirlo: il Mediterraneo è un tappeto geopolitico dalla trama troppo intricata per prevedere convivenze di questo tipo.

 

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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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