Tamponi a tappeto, informazione, app per il tracciamento degli infetti e dei loro contatti, nessun lockdown e qualche violazione della privacy

Non è passato così tanto tempo da quando l’Italia era il terzo Paese al mondo per numero di contagi, preceduto solamente da Cina e Corea del Sud.[1] Ma poi qualcosa è cambiato: l’8 marzo l’Italia ha sorpassato la Corea del Sud, conquistando la seconda posizione della triste classifica.[2]

Tuttavia, se da una parte vi sono i ritmi crescenti con cui il virus si è diffuso nella penisola dell’Europa meridionale, dove lo scorso 21 marzo è stato registrato il record nazionale di 6.557 contagi e 793 morti in più in un solo giorno[3], dall’altra vi sarebbe una strategia alternativa al lockdown, sia di stampo italiano che cinese, con cui Seul ha scelto di affrontare la crisi. Come suggerisce il condizionale, risulta al momento prematuro esprimere una valutazione completa circa l’efficacia delle misure adottate, ma i numeri mostrano un drastico calo dei casi. Secondo il situation report – 62dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) aggiornato al 22 marzo, la Corea del Sud ha registrato 98 nuovi contagi e 2 nuove morti rispetto al giorno precedente, per un totale di 8897 casi confermati e 104 morti, con un tasso di letalità dello 0,7% contro il 3,4% a livello globale.[4]

Tali numeri risultano ancor più indicativi se si tengono in considerazione alcune similitudini fra Italia e Corea del Sud: 60 milioni di abitanti distribuiti su 301 mila chilometri quadrati per la prima, 50 milioni di abitanti su un’area di 220 mila chilometri quadrati per la seconda; età media di 46 anni per l’Italia e di 42 per la Corea del Sud. Anche l’estensione dell’area con maggior concentrazione di casi è simile, sia per superficie che per popolazione: la Regione Lombardia in Italia, con il primo focolaio nel comune di Codogno, e le regioni di Daegu e del Gyeongsang settentrionale in Corea del Sud, il cui principale focolaio è stato localizzato all’interno di una congregazione cristiana, tra i seguaci della setta religiosa Shincheonji (la «Chiesa di Gesù al Tempio del tabernacolo della testimonianza»).[5]

A fare la differenza, dunque, sembra essere quello che i media chiamano “modello coreano”. La formula si compone di tre elementi: test a tappeto, informazione della popolazione e tracciabilità dei movimenti degli infetti.

Non si tratterebbe di una strategia improvvisata. Al contrario, la Corea del Sud sembra aver fatto tesoro delle esperienze passate. Nel 2015, infatti, il Paese asiatico fu coinvolto nell’epidemia di MERS (Sindrome respiratoria medio-orientale): in tale occasione il Korea Centers for Disease Control and Prevention si rivelò impreparato, e non fu in grado soddisfare le domanda di kit per testare le persone potenzialmente infette. Ciò fece sì che molti malati girassero più ospedali in cerca di assistenza, aumentando la diffusione del virus. L’emergenza del 2015 ha portato la Corea del Sud ad emanare nuove leggi, eliminando una serie di passaggi burocratici e snellendo le procedure. Nel 2016, infatti, Seul testò il sistema attualmente in vigore durante l’epidemia di Zika.[6]

Ogni giorno in Corea del Sud vengono effettuati circa 200 mila test, grazie alla presenza di più di 500 cliniche (pubbliche e private). Ma non solo: decine di centri diagnostici sono stati allestiti direttamente in strada e le persone possono essere sottoposte al tampone rimanendo sedute nella propria auto, diminuendo in questo modo le interazioni, e il conseguente rischio di infezioni, fra medici e pazienti. Il tampone viene eseguito gratuitamente e sotto prescrizione medica se il paziente manifesta i sintomi, ma pagando circa 130 euro si può essere testati anche senza.[7] Le analisi vengono infine condotte in più di 96 laboratori (il doppio degli italiani), con risultati rapidi (entro 6-24 ore). Si tratta del più alto numero di tamponi pro-capite a livello mondiale.[8]

Sebbene non vi siano “zone rosse” e obblighi di chiusura, la popolazione è stata invitata a evitare assembramenti, a praticare un’accurata igiene personale e a portare le mascherine, di cui le farmacie sono state direttamente rifornite dal governo con l’obbligo di venderle a prezzi regolamentati. Ogni persona, mostrando la propria carta di identità al momento dell’acquisto, può acquistare fino a due mascherine a settimana. Alcuni locali hanno interdetto l’ingresso a chi sprovvisto di mascherina. In aggiunta, nelle stazioni di trasporto pubblico sono stati installati distributori di disinfettante gel per le mani.[9]

Fondamentale inoltre la campagna d’informazione circa i rischi legati al COVID-19, la quale, insieme ad una minore tendenza culturale a toccarsi e relazionarsi tramite contatti fisici del popolo sudcoreano, ha fatto sì che la popolazione assumesse un comportamento prudente.

Ma nel plasmare la condotta dei cittadini ha avuto un ruolo chiave il sistema di tracciamento e mappatura dei movimenti degli infetti. Oltre alle testimonianze dei pazienti per l’investigazione epidemiologica, Seul si è avvalsa di tecnologie in grado di utilizzare i dati dei percorsi GPS dei telefoni cellulari, degli archivi degli accessi agli ambulatori e alle farmacie, degli archivi delle carte di credito e delle registrazioni delle videocamere a circuito chiuso.[10]

Con l’integrazione delle informazioni provenienti dalle banche dati della polizia, delle società telefoniche, delle assicurazioni sanitarie e delle autorità finanziarie, la Corea del Sud è riuscita a ricostruire gli spostamenti e i contatti dei singoli pazienti, dando origine ad app come Corona 100m, la quale invia una notifica di allerta agli utenti che si trovano in un raggio di cento metri da luoghi visitati da persone che hanno contratto il virus. App di questo genere, diffuse anche in Cina, non tengono però conto della tutela della privacy degli utenti. Di fatto, pur non indicando nomi o indirizzi, i contagiati possono essere facilmente identificati incrociando età, sesso, spostamenti, attività con dettagli orari e talvolta professione, diventando non di rado vittime di atti di discriminazione. Le informazioni sono anche raccolte e pubblicate sul sito del Ministero della Salute. [11]

L’utilizzo delle app è inoltre funzionale all’assistenza sanitaria: chi è risultato positivo al test viene messo in auto-quarantena e monitorato attraverso le applicazioni fino a quando non si rende disponibile un posto letto in un ospedale.[12]

La formula sudcoreana permetterebbe, in conclusione, un alto contenimento. Secondo le statistiche, ogni individuo infetto ne contagia in media altri tre o quattro. Per fermare la diffusione del coronavirus, gli epidemiologi ritengono necessario isolare almeno il 70% dei contatti a rischio.[1] I test a tappeto, insieme alla tecnologica ricostruzione dei contatti dei casi confermati, consentirebbero di rintracciare con tempestività anche gli asintomatici, rinunciando, però, non senza conseguenze nefaste, alla tutela dei dati sensibili.

[1] https://ilmanifesto.it/alta-diagnostica-e-controllo-sociale-il-modello-corea-del-sud-ribalta-i-numeri-per-ribaltare-i-numeri/

 

[1] https://www.ilmessaggero.it/italia/coronavirus_diretta_contagi_italia_oggi_24_febbraio_2020-5071564.html

[2] https://www.thedailybeast.com/italy-now-has-more-coronavirus-cases-than-south-koreaand-six-times-as-many-deaths

[3] https://www.agi.it/cronaca/news/2020-03-21/contagi-decessi-coronavirus-7743717/

[4] https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/situation-reports/20200322-sitrep-62-covid-19.pdf?sfvrsn=f7764c46_2

[5] https://ilmanifesto.it/alta-diagnostica-e-controllo-sociale-il-modello-corea-del-sud-ribalta-i-numeri-per-ribaltare-i-numeri/

[6] https://www.corriere.it/economia/consumi/20_marzo_19/coronavirus-modello-corea-sud-raccontato-italiani-seul-cfcef72a-69c1-11ea-a8a1-df48c20e9d2e.shtml

[7] https://www.scmp.com/week-asia/health-environment/article/3075164/south-koreas-coronavirus-response-opposite-china-and?fbclid=IwAR2XxYAiRSRDNxiJKedsH_hmysEMY7QbgwJ5fA-gKDy1rsSlZNuqRgUH9ak

[8] https://www.agi.it/estero/news/2020-03-14/coronavirus-corea-emergenza-calo-7505441/

[9] https://www.corriere.it/economia/consumi/20_marzo_19/coronavirus-modello-corea-sud-raccontato-italiani-seul-cfcef72a-69c1-11ea-a8a1-df48c20e9d2e.shtml

[10] https://www.internazionale.it/notizie/claudia-grisanti/2020/03/18/lezione-corea-sud-covid-19

[11] https://www.agi.it/estero/news/2020-03-05/coronavirus-corea-del-sud-sms-7343194/

[12] https://www.agi.it/estero/news/2020-03-14/coronavirus-corea-emergenza-calo-7505441/

[13] https://ilmanifesto.it/alta-diagnostica-e-controllo-sociale-il-modello-corea-del-sud-ribalta-i-numeri-per-ribaltare-i-numeri/

 

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