La globalizzazione porta con sé una maggior facilità di spostamento degli individui, una maggior connessione intercontinentale, una maggior diffusione di informazioni.. ma anche di malattie. Oltre al Coronavirus, nel mondo circolano virus altrettanto pericolosi: in Sud America, la Dengue è responsabile di 120mila contagi in un mese.

La globalizzazione porta con sé una maggior facilità di spostamento degli individui, una maggior connessione intercontinentale, una maggior diffusione di informazioni.. ma anche di malattie. Lo abbiamo appreso nell’ultimo mese, in seguito al contagio mondiale del Coronavirus  partito dalla Cina che, a oggi, segna un bilancio di 80mila contagiati e 2500 vittime. L’America Latina e i Caraibi stanno vivendo un contagio altrettanto pericoloso, altrettanto virulento, per la prima volta dal 2015: quello della febbre Dengue, anche conosciuta come “febbre spaccaossa”, a causa dei forti dolori addominali e articolari che comporta.

Conosciamo meglio il Dengue

Il Dengue è un virus scoperto in Thailandia e nelle Filippine a metà Novecento, che viene trasmesso dalle zanzare Aedes. La malattia si manifesta solitamente in due stadi: nel primo, la febbre alta è accompagnata da cefalea, dolore ai bulbu oculari, dolori musculari e articolari, nausea; nel secondo caso, più grave, si può verificare un’extravasazione del plasma, che provoca difficoltà respiratorie, emorragie interne e insufficienza organica, portando anche alla morte. Nel secondo stadio parliamo di “dengue emorragico”. Data l’assenza di vaccini efficaci, l’unico trattamento da prendere in considerazione al momento è l’assistenza medica specializzata, ma non è sempre facile trovarla.

Gli ultimi anni a confronto

Nel 2019, secondo quanto riportato dal report annuale dell’Organizzazione Panamericana della Salute, le persone contagiate sono state più di 3 milioni, mentre le vittime 1538. Sono numeri sei volti superiori ai dati dell’anno precedente, tuttavia il rapporto cambia da Paese a Paese. A gennaio 2020, i casi registrati di persone contagiate superano i 135mila, e i decessi ammontano a 27.  Il Brasile è lo stato sudamericano con il più alto numero di casi nel 2019: parliamo di più di2 milioni di persone contagiate dal Dengue, la cui ampia diffusione è una conseguenza dell’alto tasso di popolosità in Brasile. Al secondo posto per numero di contagiati c’è il Messico con 270mila casi registrati. L’Honduras, invece, è il paese con più casi di febbre dengue emorragica.

Cause del contagio: l’inefficienza dei governi

L’aumento dei contagi in Sud America è dovuto a diversi fattori. Senza dubbio uno di questi è lo spostamento continuo, dinamico e libero delle persone in giro per la regione, che ha contribuito a entrare in contatto con territori più abitati dalle zanzare. L’urbanizzazione, selvaggia e forzata, gioca un altro ruolo importante nella contrazione della malattia: in molte aree del Sud c’è la tendenza a vivere in ambienti e quartieri malsani, spesso sovrappopolati, dove si sviluppano gli ecosistemi ideali in cui far vivere il virus. Anche in questo caso dobbiamo puntare il dito contro il cambiamento climatico, da noi causato: le zanzare, tendenzialmente tropicali, sono arrivate a costruirsi habitat confortevoli anche nelle zone subtropicali, a causa dell’aumento delle piogge e delle temperature.

Tuttavia, la responsabilità della diffusione risiede soprattutto in capo ai governi, che non si coordinano e non perseguono strategie di controllo e di prevenzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito le linee guida necessarie per intervenire statalmente, ma i Paesi sudamericani non riescono a mettere in atto politiche sanitarie adeguate, con sistemi di sorveglianza e strutture ospedaliere sufficienti.

 
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