Nel corso del mese di luglio il Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento intitolato “La difesa nazionale della Cina nella nuova era”. Si tratta di una sorta di libro bianco della difesa cinese nel quale viene tracciata la strategia della difesa nazionale cinese dei prossimi anni.

Il documento rappresenta una importante fonte di informazioni circa lo stato attuale delle forze armate cinesi e il loro sviluppo futuro, ma è anche uno strumento utile per comprendere meglio la posizione e il ruolo che la Cina intende assumere nel contesto internazionale. Esso si configura infatti sia come un documento programmatico circa lo status attuale e futuro delle forze armate, ma anche come un modo per chiarire la strategia politica internazionale che la Cina persegue e intende perseguire nei prossimi decenni, con relative priorità da fissare, obiettivi da raggiungere, minacce da combattere.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda i principali trend securitari a livello regionale e internazionale, così come vengono delineati nel documento, in risposta ai quali le forze armate cinesi si vanno ad adattare ed evolvere. Lo scenario internazionale è caratterizzato, secondo quanto emerge, da rapidi e profondi mutamenti, da una competizione strategica globale fra diversi attori, da una vera e propria rivoluzione negli affari militari.

Mentre la situazione nella regione dell’Asia-Pacifico viene descritta come generalmente stabile, con i vari Paesi membri facenti parte di una comunità con un destino condiviso, non mancano note dure nei confronti degli Stati Uniti, accusati di ambire all’assoluta superiorità militare, e di minare la stabilità strategica globale e l’equilibrio strategico regionale. In risposta alla crescente competizione militare regionale e internazionale, al fine di mantenere e salvaguardare gli interessi della Cina quale seconda potenza economica mondiale e per proteggere l’unità e integrità territoriale della Repubblica Popolare si rende dunque necessario sviluppare, ammodernare e riformare le forze armate cinesi.

Il messaggio che si vuole comunicare è quello di una Cina legata ai valori della pace e del progresso dei popoli (viene sottolineato come dal 1949 la Cina non abbia mai iniziato nessun tipo di guerra o conflitto). Lo sviluppo dello strumento militare viene dunque perseguito, secondo quanto sottolineato sempre nel documento, in un’ottica prettamente difensiva, per proteggere il territorio e gli interessi nazionali cinesi, e in risposta alla competizione strategica e militare in atto su scala mondiale. Tre elementi meritano particolare menzione.

Il primo riguarda i compiti che le forze armate devono assolvere: tra questi rientra infatti quello di opporsi e contenere la minaccia rappresentata dagli indipendentisti di Taiwan. La questione della riunificazione nazionale è di primaria importanza nell’agenda politica cinese, e per quanto formalmente la Repubblica Popolare Cinese aderisca ai principi della “riunificazione pacifica” e di “un Paese, due sistemi”, non si esclude l’utilizzo della forza armata qualora venga reputato necessario, al fine di salvaguardare a tutti i costi l’unità nazionale. La questione della riunificazione tra la Cina continentale e Taiwan (formalmente, Repubblica di Cina) rappresenta senza ombra di dubbio uno dei dossier più caldi per Pechino, e negli anni a venire potrebbe generare tensioni crescenti nella regione[1].

Il secondo aspetto da sottolineare concerne gli obiettivi di sviluppo strategico delle forze armate cinesi. Riconoscendo l’attuale gap rispetto ai più moderni, avanzati ed efficienti eserciti mondiali, le forze armate cinesi puntano a trasformarsi in una forza di combattimento di scala globale nei prossimi decenni. In particolare:

  • entro il 2020, l’obiettivo è quello di raggiungere la piena meccanizzazione delle forze armate;
  • entro il 2035, si vuole raggiungere il completo ammodernamento delle stesse;
  • entro la metà del secolo, si vuole trasformare le forze armate cinesi in uno strumento militare tale da competere alla pari con tutti gli eserciti su scala globale (cioè, tale da rivaleggiare con gli Stati Uniti).

Il terzo punto da sottolineare riguarda la riforma della leadership e dell’organizzazione interna delle forze armate. In breve, le varie branche delle forze armate fanno tutte capo alla Commissione Militare Centrale, che a sua volta è direttamente legata al cuore dello Stato cinese, ovvero al Partito Comunista. L’obiettivo è quello di rinforzare la leadership e rendere più centralizzata ed efficiente la catena di comando, grazie anche alla riorganizzazione territoriale dei vari comandi, facenti capo sempre alla Commissione Militare Centrale ed ora riorganizzati in 5 teatri operativi (TC, Theater Command): Est, Sud, Ovest, Nord e Centro.

La struttura dei comandi operativi delle Forze Armate Cinesi.

Un appunto finale riguarda i fondi per le forze armate cinesi, che, secondo i dati ufficiali resi disponibili da Pechino, ammontavano nel 2017 al 1.26% del PIL. Nel paper viene infatti ribadito come le spese per la difesa in rapporto al PIL cinese siano alquanto basse, con un valore medio del 1.3% nel periodo 2012-2017, rispetto al 3.5% degli USA o al 4.4% della Russia. In particolare, viene sottolineato come negli ultimi 30 anni le spese per la difesa cinese non abbiano mai superato il 2% del Prodotto Interno Lordo.

Dall’altro lato, è pur vero che in valori assoluti la Cina è il secondo Paese al mondo per spese nella difesa, spendendo meno solo degli Stati Uniti; inoltre, se è vero che le spese della difesa in rapporto al PIL si sono mantenute stabili, è anche vero che, considerati i ritmi di crescita del PIL cinese (una media circa del 7% annuo nell’ultimo periodo), le spese militari sono cresciute mediamente di circa il 7.6% all’anno nel periodo 2012-2017, con un aumento totale di quasi il 56% delle spese militari nel 2017 rispetto alle stesse nel 2012.

Un altro dato molto importante emerge dall’analisi della suddivisione di tali spese. Normalmente, infatti, le spese per la difesa vengono ripartite in tre categorie: il personale, cioè gli stipendi, l’esercizio, ovvero l’addestramento e le esercitazioni, e l’equipaggiamento, cioè l’acquisto di nuovi mezzi e materiali. Nei Paesi NATO, lo standard di riferimento per la corretta ripartizione tra le tre voci è 50:25:25, in Italia il rapporto è circa 74:9:17, mentre in Cina, al 2017, il rapporto è 31:28:41.

Questo dato è di fondamentale importanza: ci dice che la Cina spende moltissimo (oltre il 40% del budget totale) nell’acquisto di nuovi mezzi, attrezzature ed equipaggiamenti, mentre spende molto poco (in rapporto ai Paesi occidentali) per il personale. Dal 2010 al 2017, in particolare, alla voce equipaggiamento, la Cina ha aumentato in totale del 142% i propri fondi. Non a caso sono numerosi i programmi militari di acquisizione di nuovi armamenti, dai carri armati Type-15, ai nuovi caccia J-20 (recentemente assegnati ai primi reparti operativi) e J-31, alle nuove portaerei, alle cacciatorpediniere Type 052D e Type 055, fino ai missili balistici DF-26.

Il caccia cinese di 5° generazione Chengdu J-20

Numeri alla mano, la Cina sta investendo enormemente nello sviluppo e modernizzazione delle proprie forze armate. Come viene ammesso nel documento, il gap con i più moderni eserciti mondiali (soprattutto con gli USA) è ancora importante, ma l’obiettivo dichiarato è quello di colmarlo completamente entro la metà del secolo (nel 2049 ricorrerà il 100esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese): una sfida dura e complessa per le forze armate cinesi, e solo con il tempo si potranno apprezzare davvero gli eventuali progressi che verranno compiuti o meno.


[1] Proprio in questi giorni sembrerebbe che la Cina si stia preparando ad inviare proprie truppe ad Hong Kong per sedare le proteste in corso ormai da diverse settimane.

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