Da Marzo 2019 l’Algeria sta vivendo un delicato periodo di stallo politico-istituzionale dovuto alla difficoltà di immaginare e dunque ridisegnare l’indirizzo che il Paese dovrà intraprendere a seguito dell’uscita di scena del suo storico presidente Bouteflika. A gettare nel caos il Paese contribuiscono i continui annullamenti di nuove e regolari elezioni richieste a gran voce dai manifestanti, i quali desiderano che la transizione in essere si compia in maniera del tutto trasparente e democratica, senza manovre ambigue da parte delle autorità istituzionali. In questo quadro instabile è necessario fare chiarezza su chi siano gli attori rilevanti capaci di imporsi in tale delicato processo transitorio e dunque di assumere una posizione di leadership nell’Algeria post Bouteflika.

L’11 Marzo 2019 l’ormai ex presidente algerino Abdel Aziz Bouteflika aveva annunciato, dopo settimane di proteste e scioperi generali, che non si sarebbe candidato per un quinto mandato[1], posticipando, senza però stabilire una data precisa, le elezioni presidenziali inizialmente previste per il 18 Aprile[2]. L’intento di Bouteflika era quello di convocare una conferenza nazionale entro la fine dell’anno per pianificare il futuro del Paese, e all’interno della quale si sarebbe dovuta redigere una nuova costituzione da sottoporre ad un referendum popolare prima delle prossime elezioni presidenziali. L’obiettivo dell’anziano (82 anni) e malato (nel 2013 è stato vittima di un ictus che lo ha fortemente debilitato) politico algerino, nonché dei suoi fedelissimi, consisteva evidentemente nell’assicurare e definire l’impostazione di un nuovo esecutivo che adottasse la medesima linea politica che per 20 anni gli ha permesso di guidare il Paese nordafricano. Un nuovo governo dunque, alla cui guida avrebbe dovuto esser posto un delfino dell’anziano presidente, e che avrebbe dovuto dar seguito all’era iniziata circa 20 anni fa.

Tuttavia, successivamente alle manifestazioni e alle proteste studentesche che all’indomani dell’annuncio di Bouteflika e del rimpasto di governo che ne è seguito (in occasione del quale uomini fedeli al presidente hanno assunto cariche apicali nell’esecutivo) hanno avuto luogo per le strade e per le piazze algerine[3], il Consiglio Costituzionale algerino, accogliendo la richiesta del Capo di Stato Maggiore e vice ministro della Difesa Ahmed Gaid Salah di applicare l’art.102 della Costituzione (il quale prevede che “quando il presidente della Repubblica, a causa di una malattia grave e duratura, è totalmente incapace di svolgere le sue funzioni, il Consiglio Costituzionale si riunisce di diritto e dopo aver verificato la vera condizione d’infermità con tutti i mezzi appropriati, propone all’unanimità al Parlamento di dichiarare lo stato di infermità), ha di fatto deposto Bouteflika adducendo come motivazione l’incapacità di garantire il governo del Paese. La Costituzione algerina inoltre, nell’applicazione del suddetto articolo, prevede che al presidente della Repubblica succeda il capo del Senato, che è di fatto la seconda carica dello Stato, fino a nuove elezioni. Per questo motivo, al posto di Bouteflika, dimessosi ufficialmente il 2 Aprile, è stato nominato nuovo Capo dello Stato ad interim (per un periodo massimo di 90 giorni) Abdelkader Bensalah[4].

Dunque l’esercito algerino che, è opportuno sottolineare, insieme all’elite economica e ai governi locali domina il parlamento, ha scaricato ufficialmente l’ormai ex presidente per volontà del Capo di Stato Maggiore Salah, il quale sembra voler puntare seriamente alla presidenza[5]. In effetti, il Generale aveva già a suo tempo esternato una certa solidarietà nei confronti dei manifestanti che richiedevano la dipartita di Bouteflika, verosimilmente intuendo, e dunque prevenendo, l’eventualità che le rimostranze nei confronti dell’anziano presidente potessero estendersi all’esercito, da sempre pilastro di supporto essenziale per Bouteflika[6]. Una solidarietà che ad oggi Salah sembra ancor più voler sfruttare al fine di cavalcare il malcontento e la frustrazione popolare, facendosi fautore delle istanze e delle richieste degli algerini, e sostenendo come sia “imperativo adottare una soluzione per uscire dalla crisi, che soddisfi le legittime richieste del popolo algerino, e che garantisca il rispetto delle disposizioni della Costituzione e il mantenimento della sovranità dello Stato”[7]. Trattasi di una vera e propria candidatura, seppur non ufficiale, in vista delle prossime elezioni presidenziali che però continuano ad essere rinviate. Previste per il 4 Luglio, e indette dal neo-presidente ad interim Bensalah a seguito delle proteste popolari, sono infatti state recentemente annullate dal Consiglio Costituzionale algerino attraverso un comunicato in cui si evoca “l’impossibilità” di organizzare la tornata elettorale, ma senza spiegarne le ragioni[8]. Va da sé che il continuo procrastinare quello che è il libero e regolare esercizio democratico contribuisca ad alimentare il risentimento nelle piazze algerine, ansiose di porre fine a questo prolungato momento di transizione per riguadagnare quella stabilità e quell’ordine di cui il Paese ha bisogno[9].

Il Capo di Stato Maggiore e vice ministro della Difesa Ahmed Gaid Salah Salah

Nondimeno, è altresì vero che il passare del tempo può giovare a quelle componenti politiche e sociali che aspirano a guadagnare una certa influenza sulla popolazione al fine di assumere un ruolo di primo piano nell’era post Bouteflika. Oltre al già citato esercito del Generale Salah, probabilmente il più accreditato a rivestire il ruolo di presidente della Repubblica in virtù della sua vicinanza alla popolazione e della figura di uomo forte che nel corso degli anni ha saputo costruirsi e che gli ha permesso di mantenere sotto stretto controllo l’esercito assicurandone la forte influenza politica, principalmente attraverso continui rimpasti in tutti i ranghi delle forze armate volti a prevenire fenomeni di corruzione e a favorirne la modernizzazione, vi sono una serie di attori di cui è necessario tener conto nel complesso quadro delle transizione algerina.

Anzitutto, è necessario menzionare, all’interno della cerchia ristretta dei fedelissimi di Bouteflika, il fratello Said Bouteflika, da sempre vicinissimo all’ex presidente e figura molto influente nell’indirizzarne le scelte. Benché difficilmente gli algerini saranno disposti a votare un Bouteflika più giovane, il suo nome va comunque annoverato tra i possibili successori. Altri fedelissimi dell’ex presidente che potrebbero aspirare alla sua poltrona sono coloro che hanno beneficiato del rimpasto di governo successivo all’annuncio dell’11 Marzo. In primo luogo, il ministro degli Esteri Ramtane Lamamra, diplomatico e già consigliere di Bouteflika, nominato proprio dall’ex presidente vice Primo ministro, al fianco del Primo ministro e precedentemente ministro dell’Interno Noureddine Bedoui che, voluto da Bouteflika per sostituire il dimissionario Ahmed Ouyahia, pare invece non godere della stima della popolazione che per le strade chiede a gran voce la sua destituzione.

Un altro nome da tenere a mente è quello di Ali Benflis, formatosi nel Front de Libération Nationale (il partito di Bouteflika), ma che ha rotto con l’ex presidente correndo addirittura contro di lui, senza successo, nelle ultime elezioni presidenziali del 2014. E’ probabile che Benflis possa sfruttare a proprio vantaggio l’uscita dalla scena politica di un personaggio storico e ingombrante come Bouteflika capitalizzando il consenso degli algerini ancora fedeli al FLN ma stanchi del suo vecchio leader. Altri personaggi di statura, principalmente con credenziali militari, che recentemente hanno assunto posizioni significative all’interno dell’incerto quadro relativo alla successione presidenziale, sono l’ex capo dell’intelligence algerina Mohamed “Toufik” Mediene[10], il capo della polizia nazionale Abdelghani Hamel, e Ali Ghediri, ex militare e candidato alle presidenziali che si sarebbero dovute tenere il 18 Aprile[11]. Per quanto riguarda l’opposizione invece, gli esponenti del Rassemblement pour la Culture et la Démocratie (RCD), benché possano contare su di un aperto sostegno alle proteste dei manifestanti in virtù delle pressanti richieste di nuove elezioni, in realtà continuano ad essere divisi tra di loro a causa delle diverse visioni circa le modalità in cui la transizione politica debba avvenire. Ciò ridimensiona in maniera significativa il ruolo ed il peso specifico di questa componente politica, debilitandone oltremodo il potere negoziale[12].

Ad ogni modo, è lecito sostenere che determinante ai fini dello sblocco dell’impasse che l’Algeria sta vivendo sarà verosimilmente il ruolo che attori decisivi per il sostentamento del Pease decideranno di assumere in tale crisi istituzionale. In particolare, si fa riferimento alle grandi compagnie del Paese, soprattutto quelle del gas e del petrolio (come Sonatrach), oltre che ai sindacati (in primis l’Union Générale des Travailleurs Algériens), in ragione del loro controllo sul capitale e sulle risorse dell’Algeria[13]. Questi attori sono infatti fondamentali per l’implementazione di qualsiasi riforma economica avanzata dal governo, in virtù del loro potere negoziale al quale va aggiunto il forte credito di cui godono all’interno della società. Sono loro l’altro fondamentale pilastro sul quale il ventennale governo di Bouteflika si è sorretto fino ad oggi, e sarà a tal proposito interessante capire se abbiano volontà di far emergere, e dunque candidare, un loro esponente in grado di rassicurare gli algerini circa le sorti del Paese, il quale, è opportuno ricordare, continua ad essere scosso e indebolito da scioperi generali e da perduranti agitazioni popolari suscettibili di sfociare nel medio periodo in atti o fenomeni di violenza.

il presidente pro-tempore della Repubblica algerina, Abdelkader Bensalah

In ultima analisi, ad oggi appare azzardato avanzare previsioni circa gli sviluppi della crisi algerina, soprattutto a fronte delle continue posticipazioni di una tornata elettorale la cui attesa non fa altro che frustrare le esigenze di trasparenza democratica esternate dalla popolazione, nonché le ambizioni di rilancio della stessa Algeria, la quale ha bisogno di un governo stabile e forte non solo per porre in essere le necessarie e a lungo richieste riforme inerenti le ormai obsolete norme che disciplinano gli investimenti all’estero, ma soprattutto per tornare ad avere un ruolo rilevante, sia economico che diplomatico, nelle dinamiche che stanno interessando direttamente in questi mesi il Nord Africa ed il Mediterraneo nel suo complesso. Per far sì che tutto ciò si realizzi sarà necessaria la collaborazione della componente militare e dei poteri economici, le uniche pedine in grado di calmierare i fermenti popolari e di sollecitare il presidente Bensalah ad indire al più presto nuove, libere, regolari e definitive elezioni.

[1] https://worldview.stratfor.com/article/algeria-beginning-end-politics-usual

[2] http://www.ilgiornale.it/news/mondo/algeria-passo-indietro-bouteflika-niente-elezioni-nel-2019-1660874.html

[3] https://www.cfr.org/report/political-instability-algeria

[4] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Annullate-le-elezioni-presidenziali-del-4-luglio-in-Algeria-baf9c649-6aff-4b3b-80e7-64c16c960606.html

[5] https://www.washingtonpost.com/gdpr-consent/?destination=%2fpolitics%2f2019%2f04%2f05%2fwhy-algerias-army-abandoned-bouteflika%2f%3f&utm_term=.c1b76c88de90

[6] https://www.washingtoninstitute.org/fikraforum/view/gaid-salah-and-the-future-of-the-algerian-army

[7] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Annullate-le-elezioni-presidenziali-del-4-luglio-in-Algeria-baf9c649-6aff-4b3b-80e7-64c16c960606.html

[8] https://www.nytimes.com/2019/06/02/world/africa/algeria-elections-canceled.html

[9] https://www.aljazeera.com/news/2019/06/algerians-rally-change-elections-scrapped-190607160520243.html

[10] https://www.middleeasteye.net/news/meet-seven-main-political-actors-algerias-post-bouteflika-era

[11] https://worldview.stratfor.com/article/algeria-reaches-transitional-moment-president-bouteflika-protests-elections

[12] https://www.geopolitica.ru/en/article/future-politics-algeria

[13] https://worldview.stratfor.com/article/algeria-reaches-transitional-moment-president-bouteflika-protests-elections

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