In seguito alla scoperta nella parte orientale di numerosi giacimenti di gas naturale, Il Mediterraneo torna ad avere una sua centralità geopolitica ed economica. Si tratta di  giacimenti situati nelle acque antistanti Cipro, Egitto ed Israele, paesi storicamente non sempre stabili, in termini di sicurezza e politica interna.   

Da due anni o poco più, si è scatenata una vera e propria corsa per le risorse naturali del mediterraneo, il mare nostrum si è trasformato in un gigantesco scacchiere di acqua salata, dove ogni Stato costiero sta giocando la propria partita. Alcuni Stati più di altri, ambiscono ad assumere il ruolo di potenza regionale del mediterraneo, uno tra tutti la Turchia guidata del Presidente Recep Tayyip Erdoğan, che ha ormai accantonato l’idea di uno Stato laico amico dell’Europa, in favore di un atteggiamento più assertivo e decisionista. Il Presidente Erdoğan nel mediterraneo sta attuando una vera e propria politica “di disturbo” nei confronti di Grecia, Cipro e Italia. La Turchia si è perfettamente inserita nel dossier della guerra civile libica, come interlocutore credibile e affidabile, altrettanto ha fatto nel dossier che riguarda i giacimenti di gas nel mediterraneo orientale. Sembra che Ankara voglia sottolineare il fatto che nulla di quanto avviene nelle acque del mediterraneo le sfugga, e che pertanto la Turchia vada necessariamente coinvolta in ogni azione o decisione intrapresa.

Anche l’Italia in politica estera mira ad essere un valido interlocutore per i paesi della regione del mediterraneo, i vari governi che dall’unità d’Italia ad oggi si sono avvicendati a Roma, hanno sempre ambito a fare della penisola una potenza marittima. Certo non sempre l’Italia è riuscita in questo suo obiettivo naturale, data la posizione geografica che le conferisce centralità nel mar mediterraneo. Infatti l’Italia si è spesso dovuta confrontare con le ambizioni francesi e spagnole, due paesi amici che mirano anch’essi a diventare i principali interlocutori europei, in tutto il bacino del mediterraneo.

In questo scenario complesso e sorretto da delicati equilibri, non poteva passare inosservata, la visita del Ministro italiano agli affari esteri ad Atene. Italia e Grecia hanno firmato lo scorso 9 Giugno un accordo bilaterale che comprende la demarcazione della Zona Economica Esclusiva (ZEE), tra le acque di Italia e Grecia. Va comunque chiarito che né la Grecia né l’Italia hanno ancora istituito una vera e propria Zee, ma hanno stabilito che per il futuro, quando dovessero farlo, sarà valido per la colonna d’acqua il confine della piattaforma continentale definito con il trattato del 1977. Si tratta di un buon trattato nel complesso, una valida risposta al trattato firmato da Turchia e Libia sulle rispettive ZEE lo scorso dicembre 2019.

L’accordo bilaterale tra Italia e Grecia è stato firmato nel rispetto del diritto internazionale e della convenzione di Montego Bay del 1982, che regola le ZEE tra gli Stati costieri. Anche se negli ultimi anni l’Italia ha preferito mantenere un basso profilo nei confronti di Ankara, sembra che con l’intesa appena raggiunta con la Grecia, Roma abbia ritrovato la consapevolezza del proprio ruolo e degli interessi nazionali da difendere, soprattutto quelli di natura energetica. Il Colosso Eni ha contratti sui giacimenti di gas egiziani e di Cipro, non bisogna inoltre dimenticare i due gasdotti che dalla Libia e Algeria arrivano in Sicilia, per approvvigionare tutta Italia, anch’essi controllati da Eni.

Infine l’accordo Italo-Greco disciplina anche il settore ittico, conferendo ampie concessioni all’Italia, la Grecia ha concesso a 68 barche da pesca italiane, sulla base del regolamento Ue 1380/2013, l’accesso alle proprie acque territoriali. Viene dunque attestata la  presenza italiana in antiche aree di pesca.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguitogli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.
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