La scorsa settimana, la Cina ha annunciato l’adesione a COVAX, l’iniziativa internazionale di cooperazione supportata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha l’obiettivo di garantire l’accesso globale ai vaccini contro il Covid-19. 

Cos’è COVAX?

Il 31 dicembre 2019 le autorità cinesi hanno notificato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di un’emergenza riguardante una misteriosa polmonite nella città di Wuhan in Hubei, regione della Cina centro-meridionale. La diffusione globale di quello che si è presto rivelato essere un virus appartenente al ceppo del coronavirus, SARS-CoV-2, è stata rapida e ha causato finora più di un milione di vittime. Dall’inizio della pandemia a oggi, sono ben 45 i vaccini contro il Covid-19 che hanno raggiunto la fase clinica e sono adesso in via di sperimentazione sull’essere umano; 11 di questi sono arrivati alla terza e ultima fase di sperimentazione, che comporta la somministrazione del vaccino a migliaia di persone per verificarne efficacia ed eventuali effetti collaterali. Lo sviluppo di un vaccino funzionante rimane oggi l’unica soluzione per sconfiggere la pandemia di Covid-19, ma vi sono forti preoccupazioni legate al crescente nazionalismo globale e all’indebolimento della cooperazione internazionale. Si teme che nel momento in cui uno o più vaccini verranno decretati funzionanti e approvati, vi sarà una corsa all’accaparramento e alla scorta da parte dei singoli stati, a discapito ed esclusione di quelli più poveri e bisognosi.

Onde evitare questa eventualità, nell’aprile 2020 è stato lanciato l’Access to COVID-19 Tools (ACT) Accelerator, uno schema di cooperazione globale co-guidato da GAVI Alliance, dall’OMS e dalla Coalizione per l’innovazione in materia di preparazione alle epidemie (CEPI). Il pilastro di questa cooperazione è costituito da COVAX, Covid-19 Vaccine Global Access, rappresentante un impegno globale e multilateralemirato alla cooperazione internazionale per accelerare lo sviluppo e la produzione di un vaccino contro il Covid-19 e per garantire equo accesso e distribuzione a tutti i Paesi del mondo. Concretamente, l’obiettivo dell’iniziativa è di riuscire a produrre e distribuire due miliardi di dosi di vaccini anti-Covid entro la fine del 2021. Si tratta della più grande iniziativa multilaterale dopo l’accordo sul clima di Parigi e vede oggi la partecipazione di ben 168 Paesi con redditi diversi e a cui si è aggiunta la settimana scorsa la Cina, maggiore economia a partecipare allo schema, vista l’assenza degli Stati Uniti.

 

Cina e COVAX: una win-win situation

La decisione di Pechino di partecipare a COVAX si inserisce in un clima di forti tensioni relativamente alle questioni di gestione del vaccino da parte della comunità internazionale. Gli Stati Uniti hanno più volte criticato l’iniziativa COVAX, volta a combattere il “nazionalismo dei vaccini”, escludendo una loro partecipazione allo schema di cooperazione dato il coinvolgimento diretto dell’OMS, da cui Trump ha annunciato il ritiro degli USA a luglio 2020 a causa della gestione “sino-centrica” della pandemia. Se da una parte la strategia unilaterale di Washington avrà delle ripercussioni sulla sua immagine e sul suo ruolo di leader nella sanità mondiale, dall’altra Pechino si è trovata davanti un’occasione non indifferente per reiterare il proprio impegno alla cooperazione internazionale e al far sì che il vaccino anti-Covid diventi un bene pubblico globale, come sostenuto dalla portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying. A maggio, il presidente cinese Xi Jinping aveva annunciato che la Cina avrebbe devoluto 2 miliardi di dollari alla risposta globale alla pandemia. Nonostante questo, non è ancora chiaro quale sarà il contributo effettivo della RPC nel supporto a COVAX, quello che è certo è che l’impegno di Pechino nell’iniziativa darà un forte slancio alla sua immagine in un momento in cui necessita di riscatto a livello globale. Infatti, da gennaio sono state numerose le critiche arrivate dalla comunità internazionale per la gestione troppo lenta in risposta al virus da parte della Cina e il livello di fiducia nella RPC è ai minimi storici tra i Paesi democratici, come dimostrato da un survey condotto dal Pew research center di Washington.

In un momento caratterizzato da una relazione sempre più conflittuale tra Cina e USA, dovuta a questioni commerciali, tecnologiche e legate ai diritti umani, l’atteggiamento propositivo di Pechino all’impegno internazionale rappresenta una vittoria del proprio soft power, facilitata dall’atteggiamento sempre meno collaborativo di Washington. La partecipazione della Cina a COVAX è un successo anche per l’iniziativa. Attualmente, sono ben 4 i vaccini cinesi sviluppati a livello domestico nella fase finale della sperimentazione e la Cina è in trattative con l’OMS per far sì che questi possano rientrare nello schema COVAX e vengano, una volta approvati, resi disponibili alla distribuzione internazionale. Oltre a ciò, sono numerose le risorse che la Cina può apportare al progetto, non solo in termini di investimenti, ma anche a livello di produzione su larga scala del vaccino e del rinnovato potere negoziale che l’adesione di Pechino dà all’iniziativa a livello globale. Dall’altra parte, per Pechino essere parte del COVAX rappresenta una sicurezza di accesso diretto a qualsiasi vaccino verrà sviluppato con successo indipendentemente da quale Paese sarà a svilupparlo. Infine, non sarà solo l’immagine della Cina a subire un nuovo slancio, ma anche la sua economia interna potrebbe ricevere una spinta non indifferente se si considera il ruolo che i produttori di vaccini potrebbero giocare nel lancio globale sotto COVAX.

 

 

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