Durante il suo 19esimo discorso al Congresso di Partito, nel ottobre del 2017, il Presidente Xi, ha espresso il suo intento di trasformare il PLA (People Liberation Army – Esercito Popolare di Liberazione) in una potenza globale entro il 2050. Tra le principali politiche, per centrare questo obbiettivo di lungo termine, la Cina ha iniziato a considerare i big data come una risorsa vitale per lo stato. Beijing, ha già dimostrato in passato un particolare interesse nel usare i big data e l’intelligenza artificiale per apportare alcune migliorie al PLA. Il mantra, che si sente ripetere tra le file cinesi, è che il padroneggiare l’analisi dei big data posizionerà la Cina in una situazione di vantaggio in eventuali conflitti militari tra superpotenze.

Già nel White Paper del 2015, ci sono state speculazioni sulla trasformazione delle PLA, in una forza militare capace di controllare e un giorno dominare la sfera dell’information warfare (guerra d’informazione), per garantire il successo in una potenziale guerra regionale, in particolare contro Taiwan o per il controllo del Mar Cinese Meridionale.Secondo Li Daguang, della China’s National Defense University’s Military Logistics and Military Science and Technology Equipment Teaching and Research Department, i big data della difesa sono diventati un punto focale nella lotta tra superpotenze. Li aggiunge anche, che la sovranità dei dati nello spazio cibernetico e strategico come la sovranità delle terre, dei mari, della aria e dello spazio. I big data, saranno una componente importante del confronto tra sistemi, il quale sarà uno dei temi principali dei futuri conflitti. Secondo Shang Zelian, direttore del Mobilization Department al Nanjing Army Command College: ‘’il confronto tra sistemi e le operazioni congiunte, produrranno un enorme quantità di dati, … solamente comprendendo precisamente e rapidamente i punti cruciali, dalle complesse banche dati, potremmo organizzare confronti efficaci, diradando la nebbia della guerra, e raggiungere un design preciso dell’arte bellica.’’

Inoltre, Liu Linshan, un ricercatore al PLA Academy of Military Science’s Information Research Center, ha notato come con l’avvento dell’era dei Big Data, la difesa di questi dati ora gioca un ruolo importante, essendo diventati una risorsa strategica. Secondo Liu, la proliferazione dei big data segnala l’inizio di una nuova forma di guerra, con l’offensiva dei dati e la difesa dei dati. La vittoria sarà archiviata, saccheggiando e distruggendo i dati dei nemici, e costruendo e sfruttando una superiorità nell’analisi dei dati, in modo tale da prendere decisioni cruciali in minor tempo possibile. Sempre secondo Liu, i dati sono particolarmente importanti per la conduzione di operazioni congiunte. Solamente con lo scorrere efficiente dei dati, attraverso sistemi di data-sharing, l’integrazione e l’interoperabilità tra vari elementi operativi potrà essere superata la limitazione cognitiva dei comandanti, accorciando i tempi e permettendo decisioni precise. I Big Data conducono a un gestione delle risorse militari più efficienti.

Tuttavia, l’analisi dei dati non si ferma solamente al settore militare anzi, anche il settore civile si sta muovendo molto velocemente. Il boom dell’intelligenza artificiale (AI), nutrisce l’orgoglio e la confidenza cinese nel suo progetto di espansione tecnologica. Il Presidente Xi, ha fatto dell’AI uno dei pilastri fondamentali del progetto Made in China 2025, che ha come obbiettivo di trasformare l’economia della nazione e di diventare il leader nel settore tecnologico entro il 2030. Il progetto del Presidente Xi, riconosce che la competizione tecnologica, insieme all’economia, e al mito sovranitstà è una dei tre pilastri fondamentali, che ogni superpotenza moderna dovrebbe rivendicare. La necessità, del progresso tecnologico, è resa ancora più acuta dalla bassa crescita economica e da una transizione complicata, da un encomia di investimenti ad una di consumi. Allo stesso tempo, l’avanzamento cinese sta fomentando le paranoie americane. Con una Cina che avanza nel settore, gli Stati Uniti non possono più essere sicuri del loro speciale status di leader del progresso tecnologico.

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Peter Fiegl

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