L’Azerbaijan vuole intensificare il commercio con la Cina: lo ha riportato lo stesso Ministro dell’Economia azero, Shanin Mustafayev, durante il vertice con la delegazione cinese, rappresentata dal vice capo della cinese CAMC Engineering, Wang Yuhang. Secondo quanto riportato dall’agenzia locale Azernews, gli investimenti cinesi verrebbero orientati verso lo sviluppo del settore non – petrolifero. In Azerbaijan, circa 20 industrie cinesi operano in vari settori, dall’energia alle costruzioni, dall’aviazione alla ristorazione. In particolare, la CAMC ricopre una serie di iniziative commerciali dal campo dell’estrazione a quello della petrolchimica, compresi agricoltura e comunicazioni. Pertanto, al Cina è il terzo partner commerciale al mondo per importanza con l’Azerbaijan. Lo scorso anno, il commercio bilaterale ha raggiunto l’1.31 miliardi di dollari.

Al centro delle trattative, la possibilità di realizzare un parco agrario – industriale in Azerbaijan, uno stato in cui il settore agricolo rimane ampiamente sottosviluppato, così come tutti i settori non legati a quello estrattivo. L’economia azera è fortemente affetta da Dutch Desease, poiché eccessivamente dipendente dal settore energetico del gas e del petrolio da quando, nel 1994, con la firma del Contratto del Secolo, l’ex Repubblica Sovietica ha sancito la sua indipendenza aprendo le porte alle multinazionali occidentali dell’estrazione. Ad oggi il governo è particolarmente restio a privatizzare gli altri settori, poiché predilige una struttura monolitica in cui il governo controlla la maggior parte dei settori economici, alimentando le reti di clientelismo e nepotismo su cui basa in grandissima parte la sua legittimità e l’equilibrio al potere. I fondi dell’UE condizionati sono stati respinti proprio per questo motivo. I prestiti che vengono da Pechino sembrano venire accolti in maniera più favorevole, per il semplice fatto che non sono accompagnati da una forte condizionalità (lotta alla corruzione, trasparenza nel bilancio, maggiore partecipazione della società civile nella gestione delle risorse…). L’arma di espansione dell’economia cinese in effetti è proprio questa: rapporti esenti dall’elemento politico, basati sull’essenziale e impudente logica di mercato. C’è poi da ricordare come il Caucaso sia un crocevia fondamentale, che collega l’Asia all’Europa, snodo cruciale sin dai tempi dell’Antica Via della Seta, motivo per cui Pechino “gli ha messo gli occhi addosso”. Dunque ci dobbiamo aspettare una crescente presenza cinese sul territorio, che si va facilmente a sostituire alle politiche di normalizzazione e democratizzazione dell’Unione Europea e alla cooperazione basata sull’aiuto militare con il vicino russo.

Bisogna tenere a mente come gli investimenti massicci in una regione con un’economia debole ed un sistema politico fragile vadano solo a trasformare le spaccature in voragini. Infatti, la maggior parte di investimenti senza convenzionalità vengono facilmente incassati dalle elites, che non fanno un uso premuroso degli stessi, ma finanziano spesso mega progetti inutili per dare l’illusione di una Dubai luccicante sul Caspio agli investitori occidentali. La prospettiva peggiore è che vengono investiti in un rafforzamento delle forze dell’ordine, che in Azerbaijan rimangono leali al regime e sono utili nel sopprimere ogni forma di protesta e dissenso. Inflazione, sottosviluppo di altri settori strategici, aumento della corruzione sono altri effetti collaterali. In altre parole, investimenti alla cieca del genere fungono come un moltiplicatore dell’instabilità.

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