Il 26 agosto è terminata la visita di una delegazione del partito di estrema destra italiano Casapound nelle città siriane di Aleppo, Hama, Tartus e Palmira, colpite dalla guerra civile e dalle barbarie dell’Isis. Come testimoniato dal partito, si è trattato di una missione di solidarietà che si è aggiunta a quelle che alcuni militanti hanno compiuto in questi ultimi anni, rafforzando il loro supporto alla causa del regime sin dal 2011, e che ha avuto lo scopo di sostenere la popolazione civile. La visita è stata organizzata dalla Onlus “So.lid” (Solidarité identités) che fa capo al “Fronte europeo di solidarietà per la Siria”, una coalizione di neofascisti e di militanti di estrema destra europea che supportano Damasco. Nell’incontro tra il partito ed esponenti governativi locali si è distinta Francesca Totolo che si è autodefinita esperta di geopolitica e di migrazioni, che ha in un certo senso mediato tra le parti, e ha discusso della possibile rinascita siriana.

Tale evento non suggella nulla di nuovo, anzi, è una conferma del fatto che il sostegno di Casapound ad Assad non è mai cessato, neanche di fronte alle accuse che la comunità internazionale gli ha rivolto. Da anni il regime siriano è vicino agli ambienti dell’estrema destra europea ma in passato ha rappresentato un “modello” anche per partiti comunisti, prima e dopo il crollo del muro di Berlino. L’estrema destra europea, coerentemente con la propria ideologia, non ha mai smesso di lodare le sue azioni, i suoi tentativi di liberare la Siria dai terroristi, da elementi sunniti estremisti e di respingere presunte aggressioni statunitensi o israeliane nel Paese. Il sostegno è arrivato da partiti come Forza Nuova, Alba dorata, dal British National Party e persino dal Rebirth polacco in chiave anti-semita e anti-imperialista.

Nel caso del partito italiano, Il vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano, ha recentemente chiarito con una sua affermazione quale sia il legame tra il suo partito e il regime di Assad, affermando che con il dittatore siriano la popolazione è libera di celebrare il Natale e che le donne non sono costrette ad indossare il velo. In questo senso si inserisce il dibattito più volte affrontato dall’estrema destra sull’impossibilità di annullare le festività cristiane se incompatibili con le altre religioni e il tema del velo islamico per le donne musulmane. Casapound vede in Assad il bastione dei valori cristiani in funzione anti-sunnita, una specie di interlocutore laico-moderato nella sfera religiosa che possa proiettare la propria ideologia di partito, i loro interessi geopolitici che si consolidano nel tentativo di riproporre una dittatura simile al fascismo, con evidenti tratti di nazionalismo. Ovviamente il Presidente siriano funge da argine all’islamizzazione del Mediterraneo e dell’Occidente. A proposito di Mediterraneo, Casapound lo immaginerebbe come uno spazio geopolitico che includa un insieme di civiltà, di popoli, capaci di reagire ad eventuali aggressioni esterne e di mantenere intatte le proprie radici culturali.

La figura di Assad, senza dubbio, è in continuità con l’ideologia del partito di estrema destra che quasi si vanta di giocare un ruolo importante nella politica estera italiana nell’ambito di una linea anti-globalista, anti-imperialista e anti-sionista e che si possa magari allontanare dall’atlantismo. Per Casapound la Siria rappresenta un Paese che ha saputo reagire ad un’aggressione, che conserva la propria sovranità, persa per il partito in Europa dall’Italia che si sarebbe “legata” alle catene di Bruxelles. Non manca un’ulteriore connessione geopolitica con la Siria: il sito archeologico di Palmira sarebbe la testimonianza dell’eredità greco-romana che il partito vorrebbe recuperare e riproporre in chiave attuale.  Il socialismo e il nazionalismo del regime baathista si coniugano con gli ideali del partito di estrema destra italiano che, come altri in Europa, è destinato a proporlo come modello agli occhi di popoli europei che hanno perso la propria sovranità e libertà.

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