Dopo l’interruzione dei rapporti con L’Avana e con Caracas, la presidenta ad interim ha scelto di chiudere le ambasciate boliviana in Iran e in Nicaragua. Si tratta di un’esigenza prettamente economica o nasconde l’intenzione di far virare la politica estera del Paese in direzione filoatlantica?

Tutto, nella politica della presidenta ad interim boliviana Jeanine Áñez, sembra esser stato voluto, proposto e organizzato per andare contro i quattordici anni del governo Morales, prendendo posizioni distanti e diverse su tutti i fronti.L’ultimo annuncio in tema di relazioni internazionali boliviane riguarda la chiusura delle ambasciate in Iran e in Nicaragua, due Paesi che avevano instaurato con la precedente presidenza un rapporto di amicizia e di legami politico-economici: con Teheran l’ex presidente Morales aveva firmato una serie di accordi nel settore petrolifero e minerario, nella ricerca, nella salute, nella difesa e nella cooperazione industriale; invece, aveva fatto parte insieme al Nicaragua dell’ALBA, l’Alleanza bolivariana dei popoli d’America.

Il presidente del Nicaragua Daniel Ortego aveva inoltre espresso pubblicamente il sostegno al leader socialista boliviano, quando a novembre si è verificato il colpo di stato. Un’amicizia economica, ma soprattutto politica, riconfermata dunque in più occasioni. La misura di chiusura delle ambasciate adottata dalla presidenta è stata giustificata con spiegazioni di tipo economico. Insieme a questa decisione, infatti, ha annunciato anche l’eliminazione di tre dei venti ministeri del governo. Per la precisione, i Ministeri della Cultura e dello Sport confluiranno nel Ministero della Pubblica Istruzione, mentre il Ministero della Comunicazione sarà inglobato da quello della Presidenza. L’obiettivo espresso dal governo è quello di ridurre i costi della spesa pubblica per poter consentire di investire maggiormente in misure di contrasto e di ripartenza del Paese necessarie per fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto.

Tuttavia, appare subito evidente il sotto testo in cui Jeanine Áñez ha scelto di muoversi. La politica estera boliviana, da novembre dello scorso anno, è mutata radicalmente, virando verso una direzione filoatlantica: in primis, ha interrotto sin da subito i rapporti con L’Avana e con Caracas, storici alleati dell’avversario socialista Evo Morales. La vicinanza agli Stati Uniti e a Israele appare essere una possibilità sempre più vicina, sebbene siano due Stati con cui la Bolivia, per più di un decennio, ha coltivato rapporti tutt’altro che lineari.

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