Le acque del Mediterraneo orientale sono diventate piuttosto agitate, in particolare lungo la costa di Cipro e dell’isola greca di Kastellorizo. In seguito alla scoperta di numerosi giacimenti di gas naturale e idrocarburi, si è accesa un’antica rivalità tra Grecia e Turchia, entrambi paesi alleati e membri della Nato. Le relazioni tra Grecia e Turchia si sono deteriorate per via delle trivellazioni che Ankara ha autorizzato, al largo delle coste greche e cipriote, per il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis è stata violata la sovranità di Atene. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizosi fondano sulla convenzione di Montego Bay del 1982, che disciplina il diritto del mare, firmata e ratificata dalla Grecia ma non dalla Turchia.

Dopo l’intervento del Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, sono stati avviati colloqui tecnici all’interno dell’alleanza atlantica tra Grecia e Turchia, proprio per discutere le strategie più idonee ad allentare le tensioni militari nel Mediterraneo orientale. Tuttavia, la delegazione turca ha sottolineato come i colloqui si concentreranno sulla prevenzione di incidenti, e non sulla risoluzione delle divergenze, in merito ai confini marittimi e ai diritti di esplorazione energetica.

Alla fine di agosto entrambi gli Stati hanno condotto esercitazioni militari nell’area tra Cipro e Creta, dove attualmente opera la nave turca, Oruc Reis, impegnata in attività di esplorazione e perforazione della piattaforma continentale. La Francia del Presidente Emanuel Macron ha sostenuto da subito la Grecia, inviando unità navali in supporto alla marina greca. Italia e Germania per via delle forti relazioni storico-commerciali con la Turchia, ed europee con la Grecia si sono posizionate su una linea più diplomatica, pronti a mediare tra le posizioni del governo Turco e quello Greco.

Pur tuttavia bisogna fare un distinguo tra la posizione italiana e quella tedesca, l’Italia nella sua azione diplomatica deve necessariamente tenere in considerazione il fatto di essere un paese posizionato al centro del Mediterraneo, di conseguenza Roma è allo stesso tempo un partner ma anche un rivale di Ankara. In alcuni dossier internazionali, come quello sulla Libia e quello energetico del Mediterraneo orientale, la posizione italiana diverge ed è speculare a quella turca. Pertanto l’Italia da mediatore sul lungo periodo risulta poco credibile, soprattutto se vuole difendere i propri interessi nazionali, pur tuttavia l’idea di mantenere un basso profilo sulla questione del Mediterraneo orientale e dei buoni rapporti con la Turchia, sul breve periodo potrebbe far guadagnare tempo, questo permetterebbe di comprendere meglio da che parte soffia il vento dell’Ue, e della comunità internazionale e quindi posizionarsi di conseguenza.  

Il 26 agosto l’Italia insieme a Francia, Grecia e Cipro ha preso parte all’esercitazione navale multinazionale Eunomia 2020. La decisione di avviare un’esercitazione congiunta a sud dell’isola di Cipro, nasce dalla forte volontà di Francia e Italia di tutelare la libertà di navigazione in tutto il Mediterraneo, ponendo un argine alle minacce del Presidente Erdogan e della Marina Turca nella regione. La marina italiana prende parte all’esercitazione inviando il Cacciatorpediniere Luigi Durand de la Penne, unità navale prestigiosa, ma di certo obsoleta se si considera che è in servizio permanente dal 1993, unità ormai a fine vita con quasi trent’anni di storia e onorato servizio alle spalle. Al contrario la marina nazionale francese ha inviato l’unità La Fayette, una moderna fregata missilistica con capacità Stealth.  

La marina italiana possiede ormai da anni unità ad alte capacità offensive e ad alto livello tecnologico, invidiate anche dalla US Navy, come le fregate multiruolo Fremm, e i moderni Cacciatorpediniere lanciamissili classe orizzonte. Ma perché inviare l’unità più vecchia della flotta? Ufficialmente l’unità italiana serve ad addestrare gli allievi dell’accademia navale, imbarcati per una campagna d’istruzione, ma ufficiosamente possiamo ipotizzare che il governo italiano non abbia alcuna intenzione di alzare il livello dello scontro con la Turchia, formalmente l’Italia supporta Grecia e Francia, ma forse in modo poco convinto, inviando l’unità più obsoleta della flotta la Turchia e la Russia possono facilmente intendere che le unità della marina italiana non sono da temere.

L’ipotesi potrebbe essere avvalorata dal fatto che navi russe si preparano ad entrare nel Mediterraneo orientale, ufficialmente così come annunciato dal Cremlino per una serie di esercitazioni navali russe, ma ufficiosamente per supportare la marina Turca nella regione del Mediterraneo, l’intenzione di Mosca è senza dubbio di giocare un ruolo importante in uno scacchiere oggi decisivo per l’approvvigionamento energetico, e di tutelare i propri interessi regionali in considerazione alla Libia e alla Siria dove la Russia mantiene la base navale di Tartus. Quella italiana è una posizione legittima, ovvero adottare un basso profilo per mantenere canali diplomatici aperti e relazioni di buon vicinato con la Turchia, ma in alcuni momenti bisognerebbe avere la forza di abbandonare le buone intenzioni, per dare spazio alla realpolitik, difendendo con maggiore consapevolezza gli interessi nazionali ed europei.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguitogli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.
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