La crisi di governo che ha preso piede in Kosovo dopo le dimissioni a luglio del primo ministro Ramush Haradinaj, ha prodotto diversi scompensi istituzionali a Pristina. La crisi, infatti, oltre ad aver portato rallentamenti nel dialogo con Belgrado per la spartizione dei territori e nelle riforme strutturali nel campo economico e politico, necessarie per poter un giorno iniziare in negoziati per l’ingresso nell’Unione Europea, ha portato il Kosovo ad elezioni anticipate.

Il 6 ottobre, infatti, sono previste elezioni parlamentari lampo e l’Unione Europea ha deciso di iniziare in Kosovo una missione di monitoraggio elettorale, l’EOM (Election Observation Mission). L’iniziativa è stata fortemente voluta da Federica Mogherini, la quale ha dichiarato che al momento il Kosovo rimane una priorità politica per l’Unione Europea e la volontà comunitaria è quella di dare grande supporto per l’implementazione di processi di democratizzazione del Kosovo, anche per garantire una rapida integrazione all’interno dell’UE.

L’EOM avrà dunque il compito di garantire elezioni credibili, inclusive e trasparenti. La decisione di inviare osservatori elettorali in Kosovo, dunque, riflette chiaramente le varie preoccupazioni dell’UE nei confronti della situazione generale del governo di Pristina. Da una parte la preoccupazione interna che la crisi politica e le conseguenti elezioni anticipate possano essere sintomo di una già precaria stabilità del paese, forse ancora incapace di provvedere all’implementazione di riforme e politiche strutturali per ristabilire l’economia kosovara. L’instabilità economica e politica del Kosovo infatti sono problemi da sradicare per l’UE proprio perché dimostrazione che quello che è stata definito uno dei più grandi successi della politica estera comunitaria, in realtà non sia stato sufficientemente ridefinito negli anni successivi al 2008. Il Kosovo rimane, infatti, ancora una zona geografica complessa, soprattutto se si pensa al rallentamento del processo di democratizzazione, specialmente guardando al problema della corruzione, della trasparenza e del corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.

Dall’altro lato, un’altra problematica che sembrerebbe affliggere l’UE è la paura che una instabilità interna potrebbe compromettere il dialogo e la risoluzione della delicata situazione con la Serbia. Un’instabilità che l’Unione Europea crede di aver gestito con successo 10 anni fa e che ancora crede di poter gestire per poter garantire determinati criteri di sicurezza alle sue porte.

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