L’8 Aprile il presidente del Kosovo Hashim Thaci ha annunciato elezioni straordinarie per il 19 Maggio nelle municipalità a maggioranza etnica serba di Mitrovica nord, Leposavić, Zvečan e Zubin Potok nel Kosovo settentrionale. L’indizione di nuove elezioni è stata frutto delle dimissioni dei sindaci dei quattro comuni, prime tra tutte quelle firmate dal sindaco di Mitrovica Nord, Goran Rakic, il 21 novembre scorso, come protesta all’innalzamento del 100% dei dazi sui prodotti provenienti da Serbia e Bosnia-Herzegovina.

Per comprendere meglio le dinamiche occorre però procedere a ritroso.

Il 20 novembre 2018 il Kosovo non è riuscito ad ottenere i due terzi dei voti favorevoli richiesti per entrare a far parte dell’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale (INTERPOL), evento che avrebbe permesso al governo di Pristina di ottenere una fetta di sovranità non indifferente. Il primo ministro kosovaro, Ramush Haradinaj, e il presidente Thaci, hanno ritenuto che una buona parte delle responsabilità fosse da attribuire alle politiche di ostruzionismo effettuate da parte della Serbia ai danni del paese.

Reazione immediata è stata quella di innalzare dal 10% al 100% le tariffe imposte sui prodotti serbi, una manovra ritenuta azzardata anche dall’Unione Europea che ha sollecitato il governo kosovaro a riabbassare i dazi in quanto violazione dell’Accordo centroeuropeo di libero scambio (CEFTA). La reazione del governo serbo non è mancata, annunciando di non essere disposto a normalizzare le relazioni con Pristina (fortemente volute da Bruxelles) fino al ritiro dei dazi. Dal canto suo, il premier Haradinaj ha annunciato che le tariffe verranno annullate solo al momento in cui la sovranità del Kosovo verrà riconosciuta da Belgrado.

Le conseguenze di questo stallo politico si sono riversate chiaramente sul Kosovo del Nord, già conosciuta come un’area di complessa gestazione. Con gli accordi di Bruxelles del 2013, la parte nord del Kosovo, grazie alla creazione della comunità delle municipalità serbe, diventò l’enclave della popolazione serba kosovara, che rimane tutt’ora una minoranza schiacciante nel paese rappresentando solo l’8% della popolazione. I rappresentanti serbi delle zone attorno a Mitrovica hanno dichiarato che l’imposizione dei dazi non sono altro che il riflesso delle politiche discriminatorie da parte di Pristina nei confronti della minoranza serba in Kosovo, oltre che una violazione dei diritti umani.

I congedi dei sindaci nei comuni settentrionali del paese non si sono fatti dunque attendere. Le dimissioni non sono state accettate dalle istituzioni kosovare, basando la natura del problema nel termine utilizzato dagli esponenti della minoranza serba al momento delle dimissioni: “Kosovo e Metochia”, nome usato nella costituzione della Serbia per riferirsi al Kosovo come provincia autonoma serba, non riconoscendolo implicitamente come stato sovrano.

Dopo sollecitazioni da parte del governo, pochi giorni fa il presidente Thaci si è trovato nella posizione di dove indire elezioni straordinarie nei comuni senza più copertura amministrativa. Le prossime elezioni del 19 Maggio potrebbero però portare ad un’ulteriore situazione di stallo nel processo di normalizzazione delle relazioni tra Pristina e Belgrado. Il Kosovo del nord è una zona nevralgica del paese, e la situazione politica lì rimane ancora difficoltosa, specialmente considerando il fatto che la Lista Serba, che ha comunicato la sua partecipazione all’imminente voto, è direttamente legata al governo di Belgrado e che le ultime elezioni, sia amministrative che parlamentari hanno portato diversi conflitti in quella zona del paese.

Il Kosovo è uno dei punti chiave per la stabilità dei Balcani occidentali tanto agognata da Bruxelles, necessaria per poter prevenire qualsiasi ipotetica situazione di instabilità ai confini esterni dell’Unione Europea. La normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo è fondamentale per una possibile integrazione europea di entrambi i paesi, e, dal momento in cui lo scambio dei territori sembra essere l’unica opzione ragionevole per raggiungere un accordo, un possibile scenario di conflitto all’interno della zona serba kosovara, scaturito dalle nuove elezioni, potrebbe portare Pristina ad essere sempre più lontana dal ricevere la Valle di Presevo, zona a maggioranza etnica albanese nella parte meridionale della Serbia. Un territorio attualmente ambito dal governo kosovaro, il cui collocamento potrebbe probabilmente portare ad una soluzione definitiva.

Lo scambio di territori tra Belgrado e Pristina rimane però ancora in bilico, dal momento in cui il presidente serbo Aleksander Vučić è perfettamente conscio del fatto che ogni possibile cessione territoriale a favore del Kosovo gli si potrebbe rivoltare contro a livello politico, sapendo che infiammare gli animi col nazionalismo di matrice storica e culturale è il metodo più efficace per mantenere il consenso popolare, ultimamente sempre più debole. Il Kosovo, considerato la culla della civiltà e della cultura serba, è ancora un elemento politico cruciale in Serbia, e Vučić rimane al bivio tra il conservare un appoggio (seppur in bilico) della popolazione oppure accellerare il processo di avvicinamento all’Unione Europea.

Rimane il fatto che, sia per il governo kosovaro che per il governo serbo, ogni passo falso politico potrebbe rendere sempre più difficile e lontano un compromesso a livello diplomatico e territoriale, e il 19 Maggio potrebbe tanto non essere un ostacolo quanto trasformarsi in un nuovo punto di stallo.

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