Dopo l’incertezza elettorale del primo turno per le presidenziali e la volta delle legislative, i tunisini hanno scelto il proprio presidente: Kaïs Saïed. Le precedenti turnate elettorali, che hanno visto una perdita netta di circa 27 punti percentuali (per le legislative) rispetto le prime elezioni post-rivoluzione, hanno lasciato l’impressione, soprattutto in Occidente, di un certo disincanto politico del popolo tunisino. Accanto al dato astensionistico, bisogna però analizzare un’altra importante realtà, per completare il quadro politico attuale: il voto antisistema.

La Rivoluzione della volontà popolare e la sua attualità.

Il popolo vuole” è la frase simbolo di tutta la Rivoluzione tunisina, la cui gestazione ha avuto lungo corso nel cuore del popolo, a partire dal 2008, con la nascita di movimenti che hanno raccolto i desideri delle fasce più deboli della popolazione. Con l’avanzare del tempo, essa è riuscita a toccare anche le fasce borghesi della società tunisina, così da inglobare tutte le classi sociali dell’intero paese. La ricerca di una maggiore integrità e di una più radicale onestà da parte delle istituzioni politiche era il comune denominatore per le diverse classi sociali che, nella Rivoluzione, si sono ritrovate fianco a fianco, per vedersi riconosciuti nella propria libertà e dignità personali, diritti negati durante il lungo regime autocratico di Ben Ali.

Il regime “sultanistico” non riuscì nell’intento di creare una profonda stasi politica, quasi di annebbiamento sociale della popolazione. Infatti, lo slogan della Rivoluzione, il popolo vuole “non esprime soltanto un atteggiamento per imporsi e un modo di dimostrare la propria capacità di resistere o la propria forza di partecipare al governo del paese e della società. Esso esprime anche una forma di restance, […], in una vita minacciata da una politica mondiale fondata essenzialmente sulla morte. Effettivamente, restare in vita, restare coscienti, restare svegli e mobilitati è un mezzo per il popolo, come per l’individuo, di lottare contro lo sfinimento, le minacce e la morte” (1), secondo il punto di vista del filosofo tunisino Fathi Triki. Sul piano politico, ciò si traduce in rappresentatività, nella democrazia, nella libertà e nella dignità.

Tutte le espressioni politiche affacciatesi alle recenti elezioni legislative e presidenziali hanno fatto proprie le istanze della Rivoluzione, soprattutto a seguito di un decorso post-rivoluzionario che ha modificato solo relativamente il sistema politico: corruzione, interessi di parte, negligenza istituzionale, disoccupazione e disordine economico-sociale, sono solo alcuni dei nodi al pettine che i tunisini speravano di poter risolvere attraverso l’insurrezione sociale e che, a distanza di ormai 8 anni dalla caduta del regime, stentano a realizzarsi.

Va sottolineato che i processi democratici necessitano di tempo per potersi sedimentare all’interno di un territorio: la formazione e la stabilizzazione dell’apparato democratico tunisino non è certo stato favorito, né dal punto di vista interno (data la eccessiva litigiosità tra le diverse parti politiche e, da non sottovalutare, le continue minacce fondamentaliste e la possibile radicalizzazione di alcune correnti partitiche) né tanto meno dal punto di vista esterno (dato che da anni la Libia lotta per la stabilità politica, mentre l’Algeria è in un perenne stato di allerta nazionale che la costringe alla militarizzazione dei confini). L’affezione democratica dei tunisini è stata probabilmente dimostrata dalla ribalta di partiti e personalità anti-sistema (2) che si incastonano perfettamente in una frame politico ancora fortemente in costruzione, alla luce del profondo desiderio da parte del popolo di realizzare i desideri della Rivoluzione.

Perché Kaïs Saïed.

In queste circostanze, l’elezione di Kaïs Saïed con il 73% dei consensi (3), candidato indipendente, è certamente comprensibile in un clima sì di disincanto politico, ma che guarda alla possibile realizzazione della volontà popolare.

Saïed, già professore di Diritto costituzionale e membro del Comitato di consultazione per la Costituzione del 2014, è considerato il volto più conservatore della Tunisia: alcuni osservatori intravedono un’ombra salafita, altri una minaccia per la piena libertà democratica (4). Se da un lato lo sfidante Nabil Karoui (27%3), ricco imprenditore, proprietario della principale emittente televisiva della nazione, rappresentava la nuova espressione populista liberale della Tunisia, Saïed è immagine di una politica istituzionale di stampo tradizionale e conservatore, ma nella quale anche la sfera più laica e progressista (in termini economici) può sentirsi rappresentata (5).

Kaïs Saïed, il secondo presidente dopo la Rivoluzione del 2011[Zoubeir Souissi/Reuters]

Il giurista tunisino sembra infatti incarnare perfettamente tutte le istanze della Rivoluzione tunisina: maggiore espressione democratica, attraverso una riforma radicale delle composizione parlamentare, integerrimo riguardo per le istituzioni democratiche, il rispetto integrale per la tradizione islamica, attenzione minuziosa alle fasce più deboli della popolazione tunisina, quali giovani e disoccupati, dai quali Saïed ha raccolto più voti (6). Nel corso della campagna elettorale ha dimostrato d’avere un profilo di integrità ed onestà tal da rinunciare al finanziamento pubblico per la campagna elettorale e alla possibilità di esporre il proprio programma in TV, senza la presenza del suo avversario politico.

Il punto più importante e, tuttavia, più controverso del suo programma comprende una riforma integrale del sistema rappresentativo parlamentare, che vedrà la sostituzione dell’assemblea parlamentare con un’assemblea composta da eletti delle amministrazioni locali. Saïed fa risiedere questa particolare riforma di decentramento nella volontà di offrire strumenti giuridici al popolo affinché sia più efficace la rappresentatività locale a livello centrale. Se da un lato è possibile che ciò accada, l’ombra della frammentazione istituzionale, già fortemente presente a livello nazionale, soprattutto dal punto di vista economico, potrebbe seriamente minacciare e pesare sulla stabilità politica.

È pur vero che una proposta di questa entità dovrà passare al vaglio dell’assemblea parlamentare, che vede da una parte gli alleati di Saïed al secondo turno delle presidenziali, il partito “islamico-democratico” Ennhadda (52 seggi) e, dall’altro lato, Qalb Tounes (38 seggi), partito modernista fondato da Karoui. Se Ennhadda ha dimostrato appoggio sostanziale durante il ballottaggio, ciò non è altrettanto sicuro che accadrà per alcuni emendamenti che verranno presentati al vaglio dell’assemblea parlamentare.

Il teatro parlamentare è stato, infatti, dalla fine del regime “sultanistico” di Ben Ali, fonte di instabilità sotto il profilo politico, la cui correzione ha sempre visto la presenza, talvolta, ingombrante, seppure di profonda garanzia, del presidente della Repubblica. Pur non rientrando, dunque, nelle prerogative presidenziali, Saïed potrebbe avere molta influenza su alcune decisioni cruciali di politica (anche e soprattutto economica) interna.

Il futuro della Tunisia: scenari e possibilità.

Sostanzialmente, Saïed eredita un Paese fortemente in crisi, incapace di implementare riforme economiche e sociali importanti, anche a causa del recente prestito del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha comportato una serie di riforme strutturali, secondo il vocabolario FMI, il cui risultato è stato l’aumento del tasso di disoccupazione (soprattutto giovanile), il deprezzamento della moneta e il conseguente disagio sociale (7). Riceve anche un paese fortemente frammentato dal punto di vista politico, soprattutto sotto il profilo legislativo: non sarà facile per lui trovare un candidato valido alla guida dell’esecutivo. È quasi certo che Ennahdda e la coalizione islamista Al Karama (dignità in lingua araba, parola d’ordine della Rivoluzione e oggi partito, sul quale i sindacati hanno lanciato il monito di una possibile radicalizzazione) si alleino per un governo di stampo fortemente conservatore ed islamico, ma che, in ogni caso, non dispiacerebbe al popolo tunisino. In fondo, Saïed eredita anche ciò: un paese che ha sempre potuto vantare un profondo “progressismo sociale” (anche se le categorie occidentali non possono essere applicate a contesti diversi, come i paesi a forte carattere islamico), tanto da essere definito il paese più laico del Nord Africa (8), ma che in ogni caso ha una componente tradizionale molto forte e, contrariamente a come si potrebbe immaginare, soprattutto fra i giovani tunisini. Ma ciò porta con sé la possibilità di una profonda radicalizzazione, dato che la struttura istituzionale politica è fortemente frammentata e la situazione economico sociale non versa in condizioni migliori.

Sono molte le sfide che Kaïs Saïed ha dinanzi a sé. Ma il riconoscimento quasi unanime di una personalità che incarna profondamente gli ideali della Rivoluzione lascia ai tunisini la possibilità di ristrutturare la propria politica in maniera democratica, di dimostrare, a livello internazionale, d’essere un paese rappacificato, soprattutto per dare nuovo impulso al turismo, anello fondamentale, fortemente in crescita, (9) per l’economia del paese. Inoltre, se in breve periodo Saïed sarà in grado di risolvere la litigiosità e la frammentazione interna nel paese, e così più facilmente lanciare l’economia, potrebbe vantare una posizione chiave per la stabilizzazione della vicina Libia (Ennahdda, è da ricordare, è un partito finanziato dal Qatar (10) alleato di Al Serraj), che pure è una questione aperta per la politica interna di Cartagine, migrazione compresa. Ed anche questa potrebbe essere oggetto di discussione con l’Unione Europea, oltre che i già scontati rapporti economico-commerciali (per i quali alcuni paesi della sponda Nord del Mediterraneo potrebbero lanciare una sorta di veto). Ciò che rassicura di più i paesi confinanti e l’Unione Europea è, certamente, la dimostrata apertura al dialogo e alla cooperazione (11) da parte di Saïed che, dopo una lunga carriera accademica e la partecipazione alla stesura della Costituzione, è ad oggi il secondo presidente eletto democraticamente dal popolo tunisino, grazie alla Rivoluzione del 2011.

Copyright “Actualitix.com” – nell’immagine i dati del PIL tunisino degli ultimi 40 anni

La Primavera araba tunisina: l’evento fondatore della democrazia maghrebina.

La Rivoluzione tunisina ha sicuramente diviso l’opinione pubblica occidentale, così come il mondo arabo, ma è altrettanto certo che, in qualche modo, essa abbia influenzato radicalmente la geopolitica regionale e mondiale; e, di nuovo, il filosofo Fathi Triki sottolinea il modo in cui la “rivoluzione del gelsomino” abbia forgiato a livello globale un “modo di pensare l’essere-al-mondo (12)”, per il rinnovamento dell’azione politica, sociale e filosofica alla luce del concetto chiave della dignité. La Primavera araba è fenomeno sul quale non si è ancora discusso abbastanza. “Questa rivoluzione nel futuro sarà oggetto di profonde e numerose analisi e ricercatori verranno a scavare i solchi della storia per chiarire ancora meglio i dettagli della Rivoluzione tunisina” (13), la quale, ora, sembra aver trovato il suo volto istituzionale in Kaïs Saïed.

1 http://filosofiainmovimento.it/voler-vivere-nella-dignita/

2 https://cesi-italia.org/articoli/1016/elezioni-in-tunisia-il-voto-premia-gli-outsider-e-punisce-il-sistema-dei-partiti

3 Fonte: http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/tunisia/2019/10/14/tunisia-sceglie-un-presidente-conservatore-vince-saied_a5c386fa-559d-4aec-9b63-5b08988322e3.html ; altre fonti mostrano Saïed al 77% e Karoui al 23%, secondo i primi exit poll della TV tunisina (i risultati ufficiali si avranno solo domani)

4 https://www.huffpostmaghreb.com/entry/l-enigmatique-kais-saied-son-projet-et-ses-reseaux_mg_5d849ee2e4b070d468cacebb

5 https://www.middleeasteye.net/news/kais-saied-conservative-utopian-atop-tunisias-electoral-revolt

6 Fonte : http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2019/10/14/tunisia-sceglie-un-presidente-conservatore-vince-saied_20cab71f-5336-431f-8719-c8e0166ea04d.html

7 http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/tunisia/2019/06/13/tunisia-fmi-autorizza-sesta-tranche-maxi-prestito_0bfe5d18-bb36-4f37-b108-eb156ff1be21.html

8 https://it.insideover.com/politica/ennadha-avanza-in-tunisia-lo-spettro-del-qatar-nel-nord-africa.html

9 http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/turismo/2019/10/10/tunisia-72-mln-turisti-in-arrivo-a-fine-settembre-148_aa3b58f4-b151-463c-9ae2-18bf10632eb4.html

10 https://it.insideover.com/politica/ennadha-avanza-in-tunisia-lo-spettro-del-qatar-nel-nord-africa.html

11 http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Elezioni-in-Tunisia-Kais-Saied-262e8d2a-bdef-4d5e-914f-0ded48c69e51.html

12 http://filosofiainmovimento.it/voler-vivere-nella-dignita/

13 Yadh Ben Achour, Tunisie, Une révolution en pays d’islam, Tunis, Cérès Editions, 2016, p.30

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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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