La presa su Teheran si fa sempre più stretta. Ma l’Europa si oppone al tentativo statunitense di attuare il meccanismo di snapback. Tuttavia, ulteriori misure sono necessarie per salvare il JCPOA.

Dopo il rifiuto dell’Europa di estendere l’embargo sulle armi iraniane, che scadrà ad ottobre prossimo, l’amministrazione Trump vorrebbe nuovamente imporre delle sanzioni,  prima della Risoluzione 2231. Il Presidente americano giustifica la legittimità dell’azione rifacendosi al processo di “snapback”, previsto dalla stessa risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In base a questo provvedimento, se qualunque Stato che partecipa al JPCOA rende noto al Consiglio di Sicurezza che la Repubblica Islamica ha compiuto violazioni dell’accordo, allora le sanzioni verranno reimposte nell’arco di trenta giorni. Intanto, il Segretario di Stato, Mike Pompeo,lancia un monito: “ non importa chi sei, se violi l’embargo ONU sulle armi all’Iran, rischi le sanzioni”. Continua la strategia di massima pressione nei confronti dell’Iran, definitola più grande minaccia per la pace in Medio Oriente”  e “lo Stato leader, a livello mondiale, di promozione del terrorismo e antisemitismo”. L’ulteriore stretta su Teheran giunge dopo gli accordi con il Bahrain e gli Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo, questi ultimi, di isolare la Repubblica Islamica nello scenario regionale.

Ma gli Stati Uniti hanno dimenticato un piccolo particolare. Come fatto notare dai Paesi E3, ossia Francia, Germania e Regno Unito, l’amministrazione Trump ha abbandonato, unilateralmente, l’accordo l’8 maggio 2018, di conseguenza il tentativo di far valere il meccanismo di “snapback” non ha alcun valore legale, poiché, il paragrafo 11 della risoluzione ONU riserva questo “diritto” agli “stati partecipanti all’accordo”.  Inoltre, le sanzioni non potranno essere reimposte in assenza di “significant non-performance” da parte iraniana.  Inoltre, in base al paragrafo 37, l’imposizione di sanzioni, integralmente o in parte, costituirà la base per l’Iran per cessare di adempiere ai suoi obblighi del JCPOA in maniera totale o in parte.  Non è da escludere che Trump stia cercando di piegare ancora di più l’Iran in modo da strappare un nuovo accordo, più conveniente per la parte statunitense, prima delle elezioni di novembre e trasformarlo, pertanto, in un ulteriore trionfo in politica estera.   In una dichiarazione congiunta, “i Paesi E3 ribadiscono il loro impegno a dare piena attuazione al JCPOA.” Tuttavia, INSTEX, il sistema creato per permettere la continuazione del commercio europeo con Teheran, bypassando, in questo modo, le sanzioni statunitensi, è stato utilizzato per la prima volta solo a fine marzo, nonostante sia stato creato più di anno fa.  Un utilizzo insufficiente per la controparte iraniana. Apprezzabili le recenti prese di posizione dai tre Paesi europei coinvolti nell’accordo, ma è necessario aumentare gli sforzi in modo da salvaguardare il JCPOA, in nome dell’importanza del multilateralismo e della cooperazione internazionale, drammaticamente in crisi.

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Noemi Verducci

Noemi Verducci

Sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione MedioOriente. Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus. Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.
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