In un dominio che sarà sempre più contestato, gli Stati Uniti fanno un importante passo in avanti per anticipare le sfide che arriveranno dallo Spazio

L’approvazione del National Defense Authorization Act (NDAA) da parte del Congresso statunitense, lo scorso 20 dicembre 2019, getta le basi per la creazione della c.d. United States Space Force. La Space Force – che sarà operativa entro 18 mesi e si affiancherà alle altre cinque forze armate statunitensi (Esercito, Marina, Marine Corps, Aeronautica e Guardia Costiera) – avrà il compito di proteggere gli interessidegli Stati Uniti nello spazio; agire da deterrente nei confronti delle minacce “in, from, and to space” e condurre operazioni spaziali.

Riorganizzare l’esistente per anticipare il futuro: l’organizzazione della Space Force

Nonostante la U.S. Space Force si configuri come una forza militare nuova, la sua organizzazione si basa su una struttura già esistente. Inserita all’interno del Dipartimento dell’Aeronautica statunitense, similmente a quanto avviene per i Marines all’interno della Marina, la Space Force assorbirà la struttura operativa ed il personale dell’Air Force Space Command (AFSC). La decisione di riutilizzare strutture già esistenti e di ricollocare personale già impiegato nell’AFSC si basa essenzialmente sulla volontà di costruire una nuova forza armata senza sprecare preziose risorse – siano esse economiche o legate alle competenze maturate dagli operatori militari nel corso degli anni.

Fedele a questo principio, il Congresso ha respinto le proposte del Dipartimento della Difesa (DoD) che avrebbero permesso al Segretario della Difesa di arruolare nuovo personale militare e/o civile; in questo senso, inoltre, si deve valutare la decisione del Congresso di non supportare la decisione del DoD di creare una nuova carica civile all’interno dell’organizzazione del Dipartimento dell’Aeronautica, ovvero il Sottosegretario dell’Aeronautica per lo Spazio (Under Secretary of the Air Force for Space).

La Space Force sarà guidata dal c.d. Chief of Staff of the Space Force. Questa figura, nominata dal Presidente, entrerà in carica solo dopo il parere ed il consenso del Senato. Per evitare che la Space Force resti senza guida durante il suo periodo di formazione, l’NDAA stabilisce che il Generale Jay Raymond, attuale comandante dell’U.S Space Command, ricoprirà tale carica per il primo anno. Dopo il primo anno, inoltre, il Chief of Staff of the Space Force entrerà a far parte del Joint Chiefs of Staff, ovvero dell’organo militare in cui sono rappresentati tutti i capi maggiori delle diverse forze armate statunitensi. Il comandante della Space Force opererà sotto il controllo e la direzione del Segretario dell’Aeronautica. Quest’ultimo avrà anche il compito di riassegnare il personale dall’Aeronautica alla nuova forza armata.

 

Figura 1  Generale John W. Raymond (fonte: U.S. Space Force)

Sebbene – come si è già detto –  il Congresso abbia deciso di contenere le spese riguardo la creazione della Space Force, è interessante notare l’indipendenza economica della nascente forza spaziale. La possibilità di “spendere in proprio”, seppure siano presenti meccanismi di raccordo con l’Aeronautica per evitare inutili sprechi, rappresenta un’importante risorsa per rispondere prontamente alle nuove sfide spaziali.

La missione e le capacità operative della nuova forza

La fondamentale missione della nuova forza armata,  riprendendo quanto detto in precedenza, sarà quella di organizzare e addestrare operatori in grado di proteggere gli interessi statunitensi – e degli alleati – nello spazio. Il Pentagono ha infatti riconosciuto lo spazio come un dominio operativo, al pari della terra, del mare e del cyberspazio. La stessa NATO, nel dicembre 2019, ha raggiunto la medesima conclusione.

Assumendo il comando e il controllo di tutti i satelliti della Difesa, la Space Force svolgerà un ampio ventaglio di compiti all’interno della struttura militare statunitense (sorveglianza, comunicazioni, servizio meteorologico e GPS per le truppe, sistemi di allerta per le flotte aeree e navali, sistemi di monitoraggio contro il lancio di missili balistici).

 

Figura 2 Posizionamento dell’US Space Force all’interno struttura militare USA (fonte: Proposta DoD “United States Space Force” Febbraio 2019)

A ciò si aggiunge la capacità di fornire supporto per i lanci spaziali del DoD, della NASA o per lanci commerciali. Il 6 gennaio, nella sua prima attività, la Space Force ha supportato il lancio di 60 satelliti Starlink di SpaceX, azienda dell’ miliardario statunitense Elon Musk.

Non solo Trump: il lungo percorso verso la Space Force

L’idea di creare una nuova forza armata dedita esclusivamente alla preparazione e all’impiego dello strumento militare nello spazio potrebbe essere considerata un’innovazione, quasi una stravaganza, introdotta dall’amministrazione Trump. Nulla di più lontano dalla realtà.

Il merito di Trump, se di merito si può parlare, è quello di aver reso pubblico un dibattito che veniva portato avanti da circa due decenni all’interno degli apparati statunitensi. Il Center for Strategic and International Studies (CSIS), importante think tank statunitense, ha analizzato tale dibattito attraverso il progetto “Commanding Space: the story behind the Space Force”.Il progetto ha dimostrato come, nonostante l’interesse statunitense verso lo spazio risalisse al periodo della guerra fredda, fu solo alla fine del confronto bipolare che gli Stati Uniti iniziarono a comprendere appieno l’importanza dello spazio in ambito militare e l’idea di una forza spaziale iniziò a far capolino nel dibattito politico. Frank Rose, Senior Fellow presso il Brookings Institution, ha affermato che fu proprio in quel periodo che si iniziarono a sfruttare maggiormente gli assetti spaziali per supportare le azioni delle forze convenzionali. L’utilizzo del GPS, infatti, si rivelò fondamentale per sconfiggere le forze irachene durante l’operazione “Desert Storm”.

Riprendendo il discorso sulle origini della Space Force, il primo ad ipotizzare, nel 1998, la creazione di questa nuova forza armata fu il senatore repubblicano del New Hampshire, Bob Smith. Convinto che in futuro lo spazio sarebbe stato fondamentale per la prosperità e la sicurezza degli Stati Uniti, Smith incoraggiò l’apparato statunitense a non adagiarsi sugli allori della supremazia militare e tecnologica acquisita lungo tutto il Novecento. “Per raggiungere il vero predominio – affermò Smith – dobbiamo combinare il pensiero creativo con un impegno di risorse sostanziale e duraturo al fine di sostenere lo space power”. Smith promosse la creazione di un nuovo dipartimento dedicato interamente allo spazio (quindi con un segretario indipendente, sottoposto alla direzione del Segretario della Difesa) o almeno la creazione di una struttura integrata all’interno del Dipartimento dell’Aeronautica. Il Congresso, secondo Smith, avrebbe dovuto avere un ruolo di rilievo nel promuove la creazione della forza spaziale.

Figura 3 “The Challenge of the Space” di Bob Smith (fonte: Airpower Journal)

Fu proprio il Congresso, ed in particolare la Camera dei Rappresentati, a riprendere le idee lanciate dal senatore Smith. Nel 1999 iniziarono i lavori della c.d. “The Rumsfeld Commission”, dal cognome di uno dei principali attori della commissione, Donald H. Rumsfeld. Tale commissione ebbe il compito di “valutare l’organizzazione e la gestione delle attività spaziali a supporto della sicurezza nazionale statunitense”. La Commissione, comprendendo le implicazioni dello spazio per la sicurezza nazionale e volendo evitare una “Pearl Harbour” spaziale, sposò le idee di Smith. Il report finale della Commissione Rumsfeld venne presentato l’11 gennaio 2001. Otto mesi dopo, l’attacco terroristico più devastante che la storia statunitense ricordi spostò tutta l’attenzione sul problema terrorismo. Un anno dopo, con la chiusura dello U.S. Space Command, si comprese che lo spazio non era più una priorità per la difesa statunitense.

Quattro anni dopo il report finale della Commissione Rumsfeld, il Congresso decise di rivalutare la questione spaziale. Iniziarono così i lavori della c.d. Commissione Allard. A differenza di quanto successo in precedenza, un evento di cronaca rafforzò l’interesse statunitense verso tale tematica. Nel gennaio 2007 la Repubblica Popolare Cinese testò, su un proprio satellite meteorologico, un missile anti-satellite. Pechino sarebbe stata in grado di abbattere i satelliti statunitensi in caso di conflitto. Il report finale della Commissione Allard, reso noto nel luglio 2008, propose la creazione della c.d. National Security Space Autority (NSSA). Senza perdersi in tecnicismi, tale autorità avrebbe avuto il compito di portare avanti la strategia spaziale promossa dalla Casa Bianca. La NSSA avrebbe rappresentato solo il vertice di una più ampia struttura spaziale. Anche in questo caso, si riaffermò la possibilità di creare una forza armata dedita ad operare esclusivamente nello spazio. Nulla di quanto proposto venne poi fatto.

Incu rante delle analisi elaborate nel tempo, il Congresso ha bocciato una nuova proposta – che prendeva le mosse dai due report esposti in precedenza –  nel 2017. Il supporto inaspettato del presidente Trump ha concesso, però, un’altra opportunità ai sostenitori della proiezione spaziale della potenza americana. Il 2019, con il ripristino dello U.S. Space Command e la creazione della Space Force, rappresenta un anno di svolta per la difesa statunitense.

Figura 4 Alla Casa Bianca si celebra la creazione dello U.S. Space Command (fonte Anna Moneymaker/New York Times)

Il prologo di una nuova corsa allo spazio?

La creazione della Space Force da parte degli Stati Uniti sembra essere solo il prologo di una nuova corsa allo spazio. Una corsa, che stavolta, sembra essere molto meno pacifica. Lo spazio, come sostenuto dal generale Camporini– in un recente articolo per Formiche, è un settore troppo importante per la difesa di uno stato per non essere presidiato militarmente.

Una considerazione, però, che sembra essere contraria al principale trattato internazionale che regola lo spazio, ovvero il trattato del 1967 “sullo spazio esterno”. L’art. 4 del trattato proibisce infatti l’utilizzo a fini militari dello spazio, con una particolare attenzione alle armi nucleari ed alle altre armi di distruzione di massa (o WMD). Le principali potenze, compresi gli Stati Uniti, fanno parte di questo trattato e quindi sono vincolati al suo rispetto. Probabilmente l’attuale regolamentazione si adatterà ai nuovi bisogni e alle nuove esigenze legate all’uso dello spazio. Esigenze non solo militari, quindi statuali, ma anche private. Nonostante tutte queste incognite, diversi analisti concordano sulla necessità di ideare sistemi d’arma per operare nello spazio. Una riedizione delle “guerre stellari” promosse dal presidente Reagan nel 1983? Difficile dirlo. Viviamo, e questo si può dire con certezza, in tempi decisamente interessanti.

Fonti e Note.

National Defense Authorization Act for Fiscal Year 2020 https://docs.house.gov/billsthisweek/20191209/CRPT-116hrpt333.pdf

La Guardia Nazionale, nelle due componenti dell’Esercito e dell’Aeronautica, viene considerata come forza di riserva. https://www.defense.gov/Our-Story/Our-Forces/

National Defense Authorization Act for Fiscal Year 2020  p. 904

Johnson, Kaitlyn “Congress approved the Space Force. Now What?”(Washington, D.C.: CSIS December 2019) https://aerospace.csis.org/congress-approved-the-space-force-now-what/

L’Air Force Space Command, fondato il 1° settembre 1982, era uno dei sotto-comandi dello U.S. Strategic Command(USSTRATCOM). Aveva il compito di fornire allo USSTRATCOM forze addestrate ad operare nello spazio e nel cyberspazio. Con un personale di più di 26 mila unità, l’Air Force Space Command controllava e supportava diversi sistemi satellitari inclusi il Global Positioning System(comunemente noto come GPS), il Defense Satellite Communications System(importante sistema satellitare che permette agli apparati militari statunitensi di comunicare in tutto il mondo) ed il Defense Meteorological Support Programm(fornisce rilevazioni ambientali per la Difesa statunitense). Inoltre era in possesso di vettori balistici utili per installare ordigni in orbita. Feickert, Andrew “The Unified Command Plan and Combatant Commands: Background and Issues for Congress”(Washington, D.C.: Congressional Research Service January 2013)

Secondo una convenzione internazionale, per spazio si intende quell’ambiente che si estende al di sopra della c.d. “linea di Karman”(ovvero 100 km di altitudine). Fonte http://www.aeronautica.difesa.it/vetrine/Pagine/lo-spazio.aspx

https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_171028.htm

https://www.spaceforce.mil/About-Us/Fact-Sheet

https://www.airforcemag.com/space-forces-first-launch-takes-spacex-satellites-to-orbit/

https://aerospace.csis.org/commanding-space/

Il primo missile anti-satellite statunitense – il Boulder Ryan missile – fu testato per la prima volta nel 1959. Circa due anni prima, l’Unione Sovietica aveva vinto la prima “battaglia dello spazio” mettendo in orbita lo Sputnik.

Nel 1998 William Cohen, Segretario della Difesa durante il secondo mandato del presidente Clinton, affermò che lo spacepower era diventato importante tanto quanto il potere aereo, terrestre e navale. (fonte Bob Smith “The Challenge of Space Power” Airpower Journal – Spring 1999 p. 33)

https://www.spaceforce.mil/About-Us/Fact-Sheet

Traduzione dell’autore di “ to achive true dominance, we must combine expansive thinking with a sustained and substantial commitment of resources and vest them in a dedicated, politically powerful, independent advocate for space power” Bob Smith “The Challenge of Space Power” p. 33

Traduzione dell’autore della frase “to assess the organization and management of space activities in support of U.S. national security” (fonte “Report of the Commission to Assess United States National Security Space Management and Organization”  Washington D.C. – 11 Gennaio 2001 p. vii) https://aerospace.csis.org/wp-content/uploads/2018/09/RumsfeldCommission.pdf

Lo U.S. Space Command, ovvero il comando operativo della difesa statunitense che si occupava dello spazio, fu istituito nel 1985 durante la seconda amministrazione Reagan.

Wayne Allard, senatore del Colorado dal 1997 al 2009.

Leadership, Management and Organization for National Security Space” by  Institute for Defense Analyses (Washington D.C. – Luglio 2008) https://spacepolicyonline.com/pages/images/stories/Allard_Commission_Report.pdf

Camporini, Vincenzo “Guerre stellari in arrivo. Il punto del generale Camporini” (Formiche.net – 22 dicembre 2019) https://formiche.net/2019/12/guerre-stellari-in-arrivo-camporini-spiega-perche/?fbclid=IwAR3bB9tdTyCgfLYLcO3PA38-dyg-ytbJiasUxNXBA8a5jhxDQlVCT33HtY8

In esteso, il trattato del 1967  “sui prinicipi che regolano le attività degli Stati nell’esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico, inclusa la Luna e gli altri corpi celesti”. https://www.unoosa.org/oosa/en/ourwork/spacelaw/treaties/outerspacetreaty.html

 
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