La raccomandazione effettuata dalla Commissione Europea riguardo alla possibilità di una procedura d’infrazione per debito eccessivo nei confronti dell’Italia ha ottenuto il sì degli sherpa finanziari dei Paesi membri, come d’altronde era più che preventivabile. L’iter che porta alla procedura è dunque in corso e soltanto l’Italia può giocare un ruolo decisivo, l’obiettivo è quello di giungere a un compromesso ma al momento le posizioni dell’UE e dell’Italia sembrano viaggiare su binari differenti…

Il Presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha ribadito come i ministri delle finanze dell’unione monetaria siano concordi all’idea della Commissione Europea e del Comitato economico e finanziario riguardo la possibilità di una procedura d’infrazione che appare più che giustificata, all’Italia viene dunque richiesto di ricorrere a sostanziose misure correttive per risanare i propri conti. Intendiamoci, non c’è nessuna voglia da parte dell’Unione di ricorrere a una misura così drastica quale potrebbe essere una procedura d’infrazione (il tutto diventerebbe un “precedente” per il prossimo futuro che è sempre meglio scongiurare), la porta della Commissione UE è dunque aperta a un dialogo, tuttavia non si può negare come la situazione italiana non possa più essere ignorata e la Commissione si mostra certamente aperta a un dialogo e a un punto d’incontro, ma pretende che tra il 2019 e il 2020 i conti italiani vadano corretti. Di qui all’8 luglio l’Italia dovrà presentare alla Commissione una soluzione che venga ritenuta idonea per non incorrere alla procedura.

Mario Centeno ha evidenziato come l’Eurogruppo sia pienamente concorde alle proposte della Commissione e sostiene la richiesta di prendere le misure necessarie per rispettare le regole di bilancio, il commissario agli affari economici Moscovici ha esortato Giovanni Tria (ministro dell’Economia italiano) e Giuseppe Conte a portare dei “fatti” concreti che sistemino i conti italiani. Lo stesso vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha caldeggiato affinché il nostro Paese si muova per delle notevoli misure correttive per la traiettoria di bilancio sia per il 2019 che per il 2020.[1] Per le Commissione il debito pubblico italiano rappresenta la maggior causa di “vulnerabilità” dell’economia nostrana, secondo i pareri di Bruxelles alcune delle recenti scelte politiche non sono considerate incoraggianti per gli effetti sulle finanze pubbliche. Più opportuno sarebbe spostare l’attenzione su altri provvedimenti che incentivino il recupero di altri tipi di entrate, come spostare la tassazione dal lavoro, combattere l’evasione, l’omessa fatturazione e rafforzare l’uso di pagamenti elettronici. [2]

Qual è la risposta italiana?

L’idea di “misure correttive” non è tanto gradita all’Italia, la missione di Conte e Tria è alquanto delicata in quanto si ritrova a dover viaggiare su un sottilissimo filo immaginario che da un lato non deve “delegittimare” le recenti scelte politiche su cui il governo ha puntato molto forte, ma dall’altro non ci si può permettere di ignorare le richieste dell’UE in quanto l’ipotetico futuro di un’Italia sotto procedura sarebbe alquanto nefasto (taglio della spesa pubblica, aumento delle tasse, multe e sanzioni nel medio-lungo periodo…). D’altronde non è un mistero che negli ultimi tempi la risposta dei due vice-premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio (in foto) sia stata alquanto “brusca” nei confronti dell’Unione Europea. Da un lato il leader dell’M5S che non ha nascosto la sua vena polemica additando come responsabili dell’attuale situazione italiana i predecessori del Partito Democratico e non mancando di “accusare” altri Paesi che per risollevare la loro economia hanno fatto un deficit superiore a quello concesso dai trattati pur senza andare incontro a una sanzione. Dall’altro lato Matteo Salvini fa intendere che avrà intenzione di ascoltare l’Europa ma non certo di chinare il capo con totale remissività, non c’è nessuna intenzione di penalizzare gli italiani e la soluzione deve rappresentare un compromesso che “riveda le norme”.

Il ministro Tria non prevede una manovra correttiva vera e propria, i primi 3,5-4 miliardi, cioè il pacchetto relativo ai conti 2019, arriverebbero tutti dalle entrate maggiori del previsto e dalle minori spese per reddito di cittadinanza e quota 100. Per certificarle serve un atto ufficiale, ma non necessariamente un decreto correttivo. Una parte dell’aggiustamento contabile, in particolare nella colonna delle entrate, arriverà con l’assestamento di bilancio di fine mese. I 2-3 decimali di minor disavanzo 2019 migliorerebbero gli obiettivi concordati con la Commissione a dicembre, che si limitavano a chiedere di non aumentare l’indebitamento netto.

Guardando all’anno prossimo l’obiettivo è quello di ridurre il disavanzo di altri 5-6 miliardi, fino allo 0,3% del PIL, sul deficit nominale la direzione è stata ribadita dall’ultimo Def, a cui si riferisce Tria. Ma nei calcoli di Via XX Settembre un effetto analogo si registrerebbe anche sullo strutturale. In questo modo, si eviterebbe l’ulteriore impennata del debito verso il 135% ipotizzato da Bruxelles.[3] Per giungere all’assestamento di bilancio l’idea di Tria è quella di far maggior affidamento sulle entrate tributarie ed extra-tributarie emerse nei primi mesi dell’anno, sia sui risparmi derivanti dal minor utilizzo delle due misure-simbolo del governo giallo-verde: reddito di cittadinanza e quota 100. I due vice-premier non hanno tuttavia alcuna intenzione di “sacrificare” i loro provvedimenti cardine e non vogliono che vengano tagliate le risorse per gli anni successivi. Al massimo i due vice sono pronti a concedere i risparmi dell’anno in corso, con la presa d’atto di un effettivo minor ricorso alle prestazioni di welfare, senza impegni per i due anni successivi, come invece Tria vorrebbe per rafforzare la posizione italiana in Europa.[4]

Riuscire a scongiurare la procedura nei confronti dell’Italia è fondamentale per il nostro governo, ma allo stesso tempo le posizioni e i veti riguardo alcune questioni lanciati da Salvini e Di Maio fanno intendere che non c’è nessuna intenzione di cedere all’UE mettendo a repentaglio la legittimità e il valore delle scelte politiche attuate dal governo giallo-verde. Di qui ci si ricollega anche ai toni polemici usati dai due vice-premier contro l’Unione Europea, consapevoli del fatto che gli effetti di una procedura potrebbero essere devastanti per la stabilità del loro governo.

Ciò non toglie come sia fondamentale “rabbonire” l’Unione Europea sulla questione, e l’abilità del nostro governo dovrà consistere nel trovare quel compromesso che più che “soddisfare” tutti, non faccia lamentare nessuno. Va bene battere il pugno sul tavolo, ma bisogna stare attenti a non batterlo troppo forte…

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-06-13/eurogruppo-posizioni-campo-favorevoli-e-contrari-procedura-contro-l-italia-113834.shtml?uuid=AC2TnkQ

[2] https://www.corriere.it/economia/borsa/19_giugno_05/ue-conti-pubblici-salvini-no-manovra-correttiva-si-taglio-tasse-6f1e305e-8780-11e9-b851-9738da749704.shtml

[3] https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-06-14/il-piano-tria-evitare-procedura-ue-due-anni-deficit-giu-8-10-miliardi-072113.shtml?uuid=ACNniqQ

[4]https://www.ilmattino.it/politica/reddito_cittadinanza_quota_100_diretta_salvini_di_maio_oggi_ultime_notizie-4561706.html

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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