Il caso Regeni non arresta le relazioni economiche tra Roma e Il Cairo. Al contrario, l’Egitto è il primo acquirente delle armi italiane ed un nuovo accordo, che potrebbe valere 9 miliardi, rafforza la cooperazione. Tra difesa dei diritti umani ed interessi economici, l’Italia ha, in modo forte e chiara, scelto la seconda opzione.

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Le relazioni economiche tra Egitto e Italia procedono a gonfie vele. Nonostante il caso Regeni e nonostante la detenzione di Patrick Zaky. Nei giorni scorsi, il governo italiano, in seguito ad una telefonata tra il premier Conte ed il presidente egiziano Al-Sisi, ha dato il via libera per la vendita di due fregate FREMM dal valore di 1,2 miliardi di euro, le prime due delle quattro previste.  La vendita delle navi italiane è solo il primo atto di un accordo che prevede la vendita di armamenti per 9 miliardi di euro, confermando il ruolo italiano quale maggior partner commerciale per l’Egitto nell’export militare.  Inizialmente, l’uccisione del ricercatore italiano, Giulio Regeni influenzò, in maniera negativa, le relazioni tra i due Paesi, con il ritiro dell’ambasciatore in Egitto e un breve congelamento delle relazioni diplomatiche. Ma, nonostante la mancanza di cooperazione delle autorità egiziane nelle indagini e la sistematica violazione dei diritti umani da parte del regime di Al-Sisi, gli affari tra Italia ed Egitto non solo non si sono interrotti, ma sono addirittura migliorati negli ultimi quattro anni.

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Certamente, l’Egitto è un partner strategico nel Mediterraneo Orientale. È di fondamentale importanza per l’ENI e per il mercato di gas naturale, in particolar modo dopo la scoperta di Zohr, il più grande giacimento di gas mai rinvenuto in Egitto e una delle maggiori a livello mondiale. Inoltre, appare essenziale nella gestione della crisi migratoria, dal momento che impedisce a molti migranti di giungere sulle coste italiane. L’alleanza con Al-Sisi, pertanto, appare ottimale su molteplici fronti, eccetto che quello sui diritti umani.

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Il Presidente della Camera, Roberto Fico, nel discorso di commemorazione della scomparsa dello studente italiano, il 25 gennaio, aveva proclamato solennemente che “il 2020 sarebbe stato l’anno della verità, l’anno di Giulio Regeni”.Tuttavia, alla luce del rafforzamento delle relazioni tra Egitto ed Italia, è ormai chiaro che la “Verità per Giulio Regeni”non costituisce una priorità nell’agenda italiana. Intanto, la situazione appare critica anche per Patrick Zaky, detenuto da quattro mesi nel carcere di massima sicurezza di Tora e ancora in attesa di un’udienza, rinviata di continuo. Data la direzione della politica estera italiana, appare improbabile un maggior impegno del governo, nonostante le promesse reiterate.

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Noemi Verducci

Noemi Verducci

Sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione MedioOriente. Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus. Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.
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