È ormai da tempo che le acque sono agitate nello scenario politico internazionale, sembra che il mondo stia cambiando e gli equilibri geopolitici tra le varie potenze internazionali si stanno spostando, ai profondi mutamenti sul fronte mediorientale e sul fronte libico va ad aggiungersi l’ormai ufficialità della Brexit, il Regno Unito è di fatto fuori dall’Unione Europea e sarà interessante capire come si evolveranno le gerarchie all’interno dell’Unione e quale sarà il rapporto nei prossimi anni con il Regno Unito (e gli Stati Uniti). In tutto questo, qual è il ruolo dell’Italia? Qual è la nostra politica estera? Ma soprattutto, abbiamo già adesso dei piani di politica estera ben definiti?

Molto spesso l’argomento politica estera in Italia è snobbato e minimizzato, il focus dell’attenzione è quasi sempre spostato su altre tematiche che riguardano aspetti di politica interna, basta andare a guardare gli ultimi anni con l’avvicendarsi di così tanti governi quali siano stati i temi più caldi a muovere l’interesse di opinione pubblica, esperti e giornalisti. Poche volte si sente parlare di politica estera e dell’agenda italiana nello scenario politico internazionale, gran parte della popolazione stessa risponde in maniera alquanto semplicistica con il classico “ci sono cose più importanti a cui pensare”.

Chiariamo innanzitutto quanto sia fondamentale per un Paese curare la propria politica estera, a maggior ragione in un mondo come quello di oggi in cui è impossibile guardare al proprio orticello senza curarsi di ciò che succede attorno a noi, in un mondo ormai sempre più globalizzato e in cui l’interdipendenza tra molti Paesi è cruciale in termini di risorse, potenza economica e militare. Guardiamo gli Stati Uniti, sono a tutti gli effetti la più grande potenza mondiale, il loro status è frutto di una politica estera fortemente espansionistica che li hanno trasformati nella potenza di oggi, non c’è nessuno che sia sopra gli Stati Uniti e chi pensa che Paesi come la Cina o la Russia possano tenergli testa non si rende conto di quanto (al momento) queste potenze siano troppo lontane dal poter scalfire la potenza americana. L’Italia dovrebbe dunque seguire il modello statunitense? No, non è questo il nodo della questione (e non sarebbe una cosa così semplice da decidere dall’oggi al domani). L’Italia ha problemi nella gestione della sua politica estera? Credo di sì.

Andiamo a osservare gli ultimi anni, la posizione dell’Italia in Europa e sul fronte libico, vediamo come si è evoluta progressivamente fino al giorno d’oggi. In Europa ormai da tempo siamo ai margini nelle gerarchie dei Paesi di maggior influenza, Germania e Francia rappresentano i due principali volti dell’Unione e non è un caso che al giorno d’oggi (come ho più volte detto in altri contesti) sia Macron colui che sta cercando di ergersi a un ruolo di leadership nella comunità europea spingendo con insistenza per un progetto di difesa comune a guida francese. L’Italia da molto tempo si trova ferma a guardare, il ruolo di leadership di Francia e Germania è stato malvisto dalla stessa popolazione nostrana che ha iniziato a dubitare dell’effettivo valore dell’UE al punto tale che al giorno d’oggi il nostro è uno dei Paesi più euroscettici del continente (andate a guardare i risultati delle ultime elezioni europee). In un Paese in cui si parla esclusivamente di temi main-stream quali immigrazione e razzismo che sempre di più stanno portando la battaglia politica a discutere su temi etici piuttosto che pratici, sembra che ancora non sia chiaro l’effettivo valore che dovrebbe avere la comunità europea per un suo Paese membro, ossia essere un “mezzo” per cementificare il proprio status nello scenario internazionale. Cosa che, a quanto a pare, ha capito la Francia.

 

Gli ultimi avvenimenti in Libia rappresentano la totale inefficienza della politica estera italiana che nel giro di qualche anno si è ritrovata a passare da privilegiato partner in termini di sfruttamento delle risorse energetiche con il governo libico, al ruolo di Paese insidiato dall’ingresso di altre realtà che stanno cercando di far valere la propria influenza sulla regione (vedi la Francia prima e la Turchia adesso). Come se non bastasse, le recenti uscite del nostro governo che ha “strizzato” un occhio alla Cina e alla possibilità di intraprendere una fruttuosa relazione commerciale ha scatenato le ire degli Stati Uniti, che di certo non hanno preso bene l’idea di un potenziale “amore” con la Cina. Sarebbe opportuno per l’Italia cercare di tenersi più vicini possibili gli Stati Uniti rinforzando il patto atlantico? Può darsi, visto e considerato come siano gli americani la maggior potenza militare al mondo e siano sempre gli americani che rappresentano la nostra maggior risorsa di difesa (nonché un partner importante a livello economico).

 

Ciò che salta all’occhio è una mancanza di visione strategica che non è una peculiarità ascrivibile a un governo in particolare, bensì all’intera gestione dell’Italia da parecchi anni a questa parte. Troppe volte ci si sofferma eccessivamente a curarsi solo dell’orticello dentro i confini e si sottovaluta quanto sia importante curare ciò che ci circonda, le recenti evoluzioni dello scenario internazionale non sembrano essere molto promettenti per il futuro dell’Italia e occorre un forte scossone per cercare di far valere la propria supremazia in determinate aree geografiche (la Libia in primis). Non si tratta di voler fare il gioco della grande potenza, la politica estera non ha il valore di un inutile risiko dal quale ci si può tirar fuori senza problemi (a detta dell’italiano medio), non curarsi della politica estera significa… fare politica estera. Farla male.

La situazione attuale non è promettente e sembra che il nostro Paese abbia una certa difficoltà a seguire una via ben definita, mi sembra di osservare un Paese che osserva inerme l’evolversi dello scenario internazionale e ormai rassegnato a un ruolo di subalternità rispetto alle altre potenze.

 

 

 
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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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