In vista delle elezioni di settembre i quattro partiti manifestazione del voto della minoranza arabo israeliana, hanno annunciato la volontà di correre all’interno di un’unica lista elettorale con la speranza di massimizzare il voto di questa componente demografica all’interno della Knesset, il parlamento dello stato di Israele. I partiti Hadash, Ta’al e Ra’am, avevano già annunciato la volontà di unirsi in un unico blocco durante una conferenza stampa sabato e a questo si è aggiunto il partito arabo nazionalista e laico, Balad andando cosi a riformare, dopo il tentativo del 2015, successivamente naufragato, una Lista Congiunta. L’annuncio della fusione è arrivato pochi giorni prima della scadenza, prevista entro questa settimana, per i partiti politici israeliani di finalizzare le loro formazioni prima delle elezioni. Ayman Odeh, leader del partito comunista Hadash, ha dichiaro nella giornata di ieri che ora con la riunione delle forze arabe è maggiormente possibile affrontare la “grande sfida” che la minoranza araba ha di fronte. Parziali sondaggi pongono la Lista Unita come terza forza nella prossima Knesset a meno di ulteriori sommovimenti elettorali nel variegato panorama israeliano.

I partiti arabi restano, ad oggi, i principali rappresentanti della minoranza (all’incirca il 20%) araba all’interno dello stato ebraico. La decisione di riunirsi in un unico blocco è frutto della volontà di affrontare al meglio l’ascesa di un nuovo governo formato da forze di destra ma soprattutto combattere la piaga di un astensionismo in costante aumento tra l’elettorato arabo. In particolare solo 49 % dei cittadini arabi di Israele si è recato alle urne durante le elezioni di Aprile che hanno consegnato una nuova vittoria al primo ministro in carica Benjamin Netanyahu. Durante le suddette elezioni i partiti arabi si sono presentati divisi pagando l’ascesa delle forze religiose ultra ortodosse e l’affermazione della destra. Israele si recherà nuovamente alle urne a metà settembre in quanto il Likud, partito vincitore, non è riuscito a formare una coalizione all’interno del panorama delle forze di destra di fronte all’incapacità di mediazione mostrata dal falco (ed ex ministro della difesa) Avigdor Lieberman. Questo, che ha raccolto con il suo partito secolare e nazionalista Yisrael Beitenu 5 seggi, ha volontariamente sabotato il tavolo delle trattative con la sua indisponibilità a trattare con i partiti religiosi della minoranza Haredi. Con lo stallo pernicioso delle trattative il Likud, di fronte alla concreta possibilità che il presidente israeliano Rivlin concedesse alla coalizione Blu e Bianca (seconda arrivata alle elezioni con lo stesso numero di seggi, 35) la possibilità di formare un governo, ha presentato un disegno per sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni. Tutto da rifare per Netanyahu che teme, nonostante i sondaggi lo inquadrino come nuovamente vincitore della competizione, ricomposizioni all’interno del panorama politica dello stato ebraico.

Nella sinistra sta riemergendo la figura di Ehud Barak, ex militare, leader del Partito Laburista e già primo ministro dello stato ebraico dal 1999 al 2001. Ritorna in campo con l’obiettivo di ridare una nuova immagine, nuova forza e una nuova identità a una sinistra prostata dopo le sistemiche divisioni e la pesante sconfitta elettorale di Aprile. Non è ancora chiaro se Barak voglia riprendere le redini del partito laburista o lanci un progetto innovativo; un contenitore in grado di riunire le forze di sinistra e di centro ostili al blocco Likud e alleati o pescando all’interno di una declinante e litigiosa Coalizione Blu e Bianca. La vulcanica figura di Barak, il suo carisma e l’esperienza potrebbe ridare nuova “verve” a una sinistra sionista priva di appeal e altrimenti consegnata alla marginalità. Una vittoria delle forze di sinistra potrebbe coinvolgere, inoltre, i partiti arabi all’interno di una variegata coalizione virando nelle scelte e priorità di politica interna ed estera. In vista delle elezioni di settembre è in atto un rimescolamento anche all’interno del fronte della destra nazionalista e religiosa. La leader del partito israeliano Nuova Destra, Ayelet Shaked ha annunciato un accordo di unificazione con l’Unione dei partiti dell’ala destra (URWP) del rabbino Rafi Peretz. Nei piani delle brillante e giovane politica l’idea di accorpare alla coalizione di estrema destra, “La destra unita”, “Zehut” di Moshe Feiglin e “Otzma Yehudit”, entrambe fazioni politiche nazionaliste estreme. Una tale forza possiede il potenziale per guadagnare tra i 10 e i 12 seggi in Parlamento, costituendo una componente fondamentale per un’eventuale maggioranza di Netanyahu. Una componente ma anche l’ennesima sfida, questa volta da destra, nei confronti del tentativo di Netanyahu di ottenere un ulteriore mandato.

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Marco Limburgo

Marco Limburgo

Marco Limburgo nasce a Mesagne (BR), attualmente vive e studia a Forlì. Dopo aver conseguito la laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna, è attualmente specializzando in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il campus forlivese della medesima università. È consigliere d’amministrazione di Geopolis. Inoltre, contribuisce in qualità di articolista al progetto editoriale Russia 2018. È appassionato di storia, letteratura e politica internazionale (in particolar modo della regione medio-orientale).
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