È una storia che si arricchisce ogni settimana di un ulteriore capitolo quella che racconta le tribolazioni della politica interna israeliani.
Da mesi, infatti, lo Stato di Israele fatica nella formazione di un governo, ostaggio di elezioni che non hanno espresso una maggioranza in grado di comporlo senza problematiche

Ben tre – per il momento – le votazioni che sono state necessarie alla vana ricerca di una coalizione che riunisse almeno 61 membri della Knesset, il parlamento monocamerale che conta in tutto 120 seggi.
Aprile e settembre 2019, e poi marzo scorso. In tutte le tornate elettorali i principali sfidanti sono stati Benjamin Netanyahu, alla guida del partito Likud e recordman di longevità come premier israeliano, e l’ex Capo di Stato Maggiore ed oggi leader del partito Blu e Bianco.

Dopo l’ultimo giro di urne di non più di 50 giorni fa e che aveva assegnato 36 seggi al Likud e 33 a Blu e Bianco, ripetuto il balletto che vedeva gli stessi partiti impegnarsi in un inconcludente sforzo per raggiungere assieme agli alleati la fatidica soglia dei 61, la matassa sembrava dipanarsi con la presa di posizione di Avigdor Lieberman.
Lieberman, politico di lungo corso e già alleato di governo del Likud di Netanyahu, aveva lasciato intendere che avrebbe appoggiato Benny Gantz come Primo Ministro di una maggioranza che includesse anche il suo partito Israel Beitenu.
Un’ipotesi che avrebbe messo in seria difficolta King Bibi, prossimo a dover affrontare un procedimento giudiziario per corruzione, e che, in extremis ha trovato un accordo proprio con il suo diretto rivale Gantz.

Lo stallo politico continuo e l’emergenza dovuta al diffondersi del COVID-19, arrivato in Israele a contagiare oggi più di dodicimila persone, ha fatto si che si formasse un “governo custode” guidato da Netanyahu e Gantz Presidente della Knesset, mentre – formalmente – deteneva ancora l’incarico di formare un governo non di transizione.
Un nodo, quest’ultimo, non ancora sciolto e che rafforza la posizione del leader del Likud, che secondo i sondaggi sta aumentando il proprio gradimento con una buona gestione della crisi, e indebolisce il leader di Blu e Bianco, che in campagna elettorale aveva convintamente escluso qualsivoglia tipologia di accordo con Nethanyahu.

Lapidario, infine, l’ultimatum scoccato dal Presidente di Israele Reuven Rivlin che sanciva in mercoledì scorso il termine delle possibili trattative extra parlamentari.
Sarà ora la Knesset, nei prossimi ventuno giorni, a stabilire se ci saranno i presupposti e le circostanze per indicare un Premier e una squadra di ministri che ottenga l’approvazione di almeno 61 membri.
Se ciò non dovesse succedere, incredibile ma vero, vi saranno nuove elezioni, le quarte in poco più di dodici mesi.

Fonti:

 https://www.timesofisrael.com/rivlin-sends-mandate-to-knesset-starting-21-day-clock-on-possible-new-election/?fbclid=IwAR2z_T4I4av_wZ1XluL3J7qLaiEzrsU0epn0ayamwFpyNm6C6RPhE3Ye9os

https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2020/04/israel-parliament-choose-prime-minister-netanyahu-gantz.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Davide Agresti

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