Lo stato di Israele inizierà, a novembre, ad esportare gas naturale in Egitto raggiungendo volumi di sette miliardi di metri cubi all’anno, ha riferito il ministro israeliano dell’energia Yuval Steinitz nel corso di un intervista ai reporter di Reuters. Il corridoio energetico è frutto di un recente (e innovativo) accordo firmato tra i due confinanti per permettere l’esportazione dai recenti giacimenti scoperti nelle acque di competenza israeliana nel territorio egiziano. L’ accordo bilaterale in campo energetico si attesta sui 15 miliardi di dollari ed è frutto dei dialoghi serrati tra la compagnia israeliana Delek Drilling e l’omologa statunitense Noble Energy che ha coinvolto inoltre, nel dialogo una terza compagnia egiziana, Egyptian East Gas Company per arrivare a quello che i funzionari israeliani hanno definito l’accordo più significativo tra i due ex nemici da quando i vicini hanno raggiunto la pace nel 1979.

Il gasdotto si dipanerà seguendo una traiettoria sottomarina e collegherà le rete energetiche egiziani trasportando gas naturale dai bacini di Tamar e Leviathan. Il primo, che ha iniziato la produzione nel 2013, possiede riserve stimate fino a 238 miliardi di metri cubi (8,4 trilioni di piedi cubi). Leviathan, scoperto nel 2010 ed entrato in produzione quest’anno ha riserve stimate in 535 miliardi di metri cubi (18,9 trilioni di piedi cubi) di gas naturale. Egitto si affiancherebbe, quindi, alla Giordania che nel settembre 2016 ha raggiunto un accordo per acquistare 300 milioni di piedi cubi (8,5 milioni di metri cubi) di gas israeliano al giorno per 15 anni, un accordo stimato in $ 10 miliardi. In precedenza era stato Israele, nazione povera di risorse fossili precedentemente alla scoperta di queste riserve energetiche, ad acquistare gas dall’Egitto ma l’insicurezza cronica del Sinai, la mancanza di adeguate infrastrutture, la presenza nell’area di gruppi jihadisti legati ad Al Qaeda e al resiliente stato islamico con il consueto codazzo di attentati sanguinari, repressione armata e sabotaggi oltre al crescere della domanda interna (con l’aumento della popolazione) ha interrotto gli acquisti. La controparte egiziana pagherà inoltre un risarcimento di 500 milioni di dollari per rifondare il danno inflitto all’economia israeliana con il precedente taglio delle forniture che il Cairo ha inflitto al paese nel 2012.

Produzione di gas naturale in Israele, 1980-2015 (US Energy Information Administration)

L’emergere di questa convergenza energetica si può inquadrare pienamente nel fondato sforzo diplomatico, economico e culturale che Israele sta compiendo per dialogare con il mondo arabo. Grazie a un ambizioso piano di prospezione energetica e conseguente implementazione di infrastrutture all’avanguardia Israele ha potuto affrancarsi rapidamente dalla dipendenza energetica raggiungendo un autarchia che ha ulteriormente aperto la strada a progetti di ingaggio dei vicini (e non) mediorientali. Esiste, inoltre, la possibilità che Israele riesca a spingere le sue ambizioni energetiche non solo all’interno della regione ma anche in Europa in quanto il recente accordo con Cipro, che ha delimitato pedissequamente le rispettive aree di intervento energetico, ha aperto la strada verso la creazione di un hub gasiero in grado di rifornire un Europa affamata di energia ed estremamente desiderosa di diversificare le esportazioni da Russia e il fragile contesto Africano. Il successo raggiunto a Gennaio con gli accordi raggiunti in occasione del Forum del gas nel Mediterraneo orientale ha aperto nuove strade di dialogo tra Gerusalemme e la sua costante assertività mediterranea. Dall’altro capo l’Egitto spera di rafforzare le sue relazioni con il vicino oltre lo stretto aumentando la cooperazione nei settori energetica ma anche in vista di una necessaria collaborazione per sradicare il jihadismo e l’insicurezza cronica dalla turbolenta penisola del Sinai. L’esportazione di gas da Israele all’Egitto permetterà, inoltre, al secondo di trasformarsi in un potenziale hub di distribuzione di idrocarburi creando un “fil – rouge” tra Africa, Medio Oriente e Europa.

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Marco Limburgo

Marco Limburgo

Marco Limburgo nasce a Mesagne (BR), attualmente vive e studia a Forlì. Dopo aver conseguito la laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna, è attualmente specializzando in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il campus forlivese della medesima università. È consigliere d’amministrazione di Geopolis. Inoltre, contribuisce in qualità di articolista al progetto editoriale Russia 2018. È appassionato di storia, letteratura e politica internazionale (in particolar modo della regione medio-orientale).
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