L’Islanda è uno dei paesi che ha contenuto meglio la diffusione del Covid-19, ma è anche uno dei primi paesi a riaprire le porte al turismo di massa. Il paese punta ad incrementare il numero di turisti e visitatori, facendo leva sull’immagine di paese sicuro.

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Nel mondo bloccato dalla pandemia da Covid-19, i paesi che faticosamente hanno retto il colpo, stanno cominciando a rialzarsi. Ma ad oggi, uno dei settori che deve fare maggiormente i conti con le conseguenze della crisi generata dal virus è il turismo. Oggi, molti paesi si mostrano restii nell’aprire nuovamente le frontiere al turismo di massa, altri stanno cominciando con aperture centellinate. In questo ambito c’è però il caso Islanda, la piccola isola del Nord che non ha mai chiuso davvero al turismo. Il paese è riuscito a contenere bene la diffusione del contagio da Covid-19 e molti degli infetti sono ormai guariti. Per questo motivo l’Islanda apre definitivamente le frontiere al turismo, con l’intento di recuperare un discorso rimasto sospeso per il lockdown, che è quello che vede il paese leader nel settore turistico nello scenario artico.

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Dal 15 giugno sono ripartiti i voli da e per l’Islanda dunque. Non mancano però le dovute misure di sicurezza: non saranno accettati certificati stranieri che attestano l’assenza di virus sul visitatore. Il turista potrà scegliere se sottoporsi al test all’aeroporto di Keflavik oppure effettuare 14 giorni di quarantena sul territorio islandese; per i cittadini delle zone più colpite,tra cui gli italiani del Veneto e della Lombardia, la quarantena sarà obbligatoria. Le rigide restrizioni imposte però non hanno impedito all’Islanda di mettere in atto una vera strategia per far crescere il turismo nel paese, che già stava comunque registrando un notevole incremento. I tour operator, le agenzie, e i siti di settore, consigliano a gran voce l’Islanda come meta per le prossime vacanze, anche perché l’immagine che il paese sta dando di sé è quella di una realtà che ha retto bene l’urto della pandemia ed è pertanto un posto sicuro. Una corsa contro il tempo quella di Reykjavík per accaparrarsi un ruolo di rilievo nell’Artico. Sembra che gli stati rivieraschi siano maggiormente interessati alle altre risorse che si annidano nel Mare del Nord, minerali, idrocarburi, risorse ittiche. Su tutti questi settori, l’Islanda sa bene che, per ragioni territoriali, demografiche ed economiche, non può reggere il confronto con dei giganti come il Canada, la Russia o gli Stati Uniti. Peggiore ancora sarebbe il paragone con la Cina. Sul settore turistico invece, l’Islanda si muove molto bene, catturando l’attenzione che deriva dal crescente interesse dei vacanzieri per i luoghi freddi e per la natura incontaminata. Ad oggi sono sparuti i fenomeni turistici nell’artico: la Russia starebbe pensando ad un serio ciclo di crociere lungo le sue coste artiche, ma l’incerta navigabilità dei mari, spesso ghiacciati, renderebbe complicata la traversata, la quale comporterebbe anche un costo maggiorato per i turisti. Altri progetti in tale ambito sono promossi dalla Cina e dalla Norvegia, mentre nell’Artico Canadese, vi è già un discreto turismo interno. Per quanto riguarda la Groenlandia invece, il turismo è presente già da alcuni anni, ma la mancanza di collegamenti e di infrastrutture non consente di registrare grandi numeri. Per questo motivo è ipotizzabile una corsa dell’Islanda che, proponendo un’offerta turistica differenziata, sicura e più accessibile può guadagnarsi la leadership, sempre in attesa che i giganti rivieraschi non facciano la propria mossa.

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