La caccia alle balene è vietata in quasi tutti i paesi del mondo. Islanda, Norvegia e Giappone sono gli unici paesi a definirsi cacciatori. Oggi, quindi mentre l’Islanda annuncia che non praticherà la caccia, la Norvegia si fregia di essere il maggior produttore di carne di balena.



La caccia alle balene è una pratica poco diffusa. Se in passato erano molti i paesi a praticarla, in particolare nei mari del Nord e nell’Artico, oggi sono soltanto tre i paesi che la praticano: Islanda, Norvegia e Giappone. Il consumo di questa carne è fortemente sconsigliato dagli specialisti, per il suo alto contenuto di grassi e metalli pesanti. Tuttavia i paesi produttori continuano la caccia dei vari esemplari, anche per l’utilizzo dei derivati in ambito cosmetico ed industriale. L’attività della caccia alle balene, comunque, sarebbe sottoposta a rigide regole, imposte nel 1982 dalla International Whaling Commission (IWC), una commissione internazionale per regolamentare la caccia alle balene. In quel frangente, i membri approvarono una moratoria che avrebbe dovuto regolamentare la caccia alle balene, limitando il rischio di estinzione delle specie. Tuttavia la moratoria stessa, lascia una serie di scappatoie, grazie alle quali, i paesi cacciatori, hanno potuto continuare a spedire le proprie baleniere in mare.

La notizia recente, comunque, è che per il secondo anno consecutivo, l’Islanda non darà vita alla caccia alle balene. A Reykjavík c’è una sola compagnia che pratica tale attività e, tra i motivi per i quali non cacceranno balene, sembra esserci la recente pandemia. In realtà, tra le motivazioni vi è anche la consapevolezza di  non poter reggere il confronto con lo strapotere del Giappone e della Norvegia, rispettivamente, maggior consumatore e maggior produttore. Infatti, se il Giappone produce tanto, è per soddisfare il consumo interno; la Norvegia invece, intende importare la carne di balena proprio in Giappone. Da questo discorso l’Islanda si trova tagliata fuori e, dato che il consumo di questa carne è sempre meno  diffuso, si ritiene poco conveniente la caccia.



Le balene rischiano l’estinzione e molte specie contano ormai, pochi esemplari. La caccia, particolarmente quella norvegese, rischia di danneggiare fortemente l’ecosistema marino dell’Artico e dell’Atlantico Nord-orientale. La moratoria dell’IWC, commissione a cui appartengono molti stati, tra cui quelli artici (tranne il Canada), non ha impedito la scomparsa di oltre 60.000 esemplari tra balene, balenotteri e capodogli. Ad ogni modo, secondo le regole della Commissione, è tollerata invece, la caccia di sussistenza. Questa è praticata in Alaska e Groenlandia, e comporta l’uccisione di pochi esemplari all’anno, cosa che non influisce sulla proliferazione delle specie.

Da questo contesto emerge la direzione che sta prendendo l’Islanda, rinunciando ad una attività per cui, le premesse, non forniscono valide argomentazioni per praticarla. Tuttavia le dichiarazioni del CEO dell’unica compagnia dell’isola, riguardano una rinuncia solo per quest’anno. Bisognerà aspettare il prossimo per capire se la direzione islandese si stia orientando verso un’ottica di rispetto delle regole o meno. Discorso diverso invece, quello della Norvegia. Si evince che Oslo continua la sua condotta bidirezionale: da un lato, paese all’avanguardia su politiche ambientali, eco sostenibilità e green economy. D’altro canto prosegue,così come accade con il petrolio, la propria attività di caccia alle balene, in barba a qualsivoglia moratoria, non rispettando i regolamenti dell’IWC, e contribuendo ad un grosso danno ambientale.  Da questo punto di vista, l’ipotesi accreditabile sarebbe una maggiore pressione da parte dei membri dell’IWC, i quali hanno da tempo smesso la caccia, per una presa di coscienza maggiore. Tuttavia non sarà facile arginare le mire di un paese come la Norvegia che si pone l’obiettivo di diventare leader mondiale in questo settore, anche se l’obiettivo stesso, danneggia l’ecosistema marino e, nel lungo termine, l’immagine avanguardista del paese.

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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