Due indizi non sempre fanno una prova, ma nella complessità delle relazioni internazionali mediorientali certe scelte geopolitiche sono termometro efficace per misurare la temperatura della regione.

In Iraq, da poche settimane, è in funzione il nuovo governo guidato da Mustafa al-Kadhimi, ed ogni prima mossa del suo esecutivo è destinataria di un’attenzione particolare. Al-Kadhimi è al momento l’uomo che incarna la delicata sintesi politica ottenuta dopo tre faticosi mesi di trattative.Il suo predecessore, Abdil Abdul-Mahdi, era stato costretto alle dimissioni lo scorso ottobre dopo aver vacillato sotto il vigore delle proteste di piazza organizzate nelle principali città del paese.

 Le cause che hanno acceso e infuocato le manifestazioni – corruzione, disservizi e una sistematica mala gestione della cosa pubblica – sono tutt’oggi le più impegnative sfide che la squadra di ministri dovrà affrontare mentre, inoltre, fronteggia l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia. Ma non solo.Baghdad si trova infatti sempre più al centro – sia geograficamente che non – del braccio di ferro fra Stati Uniti d’America e Repubblica Islamica dell’Iran. I primi hanno boots on the ground diverse migliaia di uomini, oltre a basi militari strategiche per il controllo e il presidio dell’area, soprattutto in chiave anti-Daesh.

I secondi conservano storiche relazioni – se non altro per gli oltre 1000 chilometri di confine che li separano dall’Iraq – e una forte influenza avvertita anche nella formazione dell’ultimo governo iracheno, quando essenziale è stata la partecipazione della coalizione sciita Fatah al voto di fiducia. Di non poca rilevanza, quindi, la prima visita del Ministro delle Finanze e Ministro del Petrolio ad interim dell’Iraq Ali Allawi, che esattamente sette giorni fa è volato da Baghdad in Arabia Saudita.Riyad, acerrima controparte sunnita dell’Iran e casa della famiglia reale dei Saud particolarmente in buoni rapporti con il Presidente USA Donald Trump, potrebbe essere la prima tappa di una nuova strategia irachena. Allawi è riuscito a siglare con i sauditi un accordo di fornitura di energia elettrica, ottenere finanziamenti per incrementare la produzione di gas nel giacimento di Okaz, uno dei più estesi e possibilmente redditizi del suo paese, e sbloccare l’invio di un ambasciatore del regno a Baghdad.

Tre risultati di importante valenza sia simbolica che pratica, fondamentali per tenere a galla la fragile economica irachena, fiaccata soprattutto dal crollo dei prezzi del petrolio. È facile attendersi che l’incontro di Riyad, avvenuto con il plauso di Washington e utile soprattutto ad aumentare l’influenza saudita in Iraq, genererà contraccolpi.
L’Arabia Saudita mira a trascinare i suoi vicini del nord nell’arena di interessi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, Teheran non resterà a guardare.

 

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Davide Agresti

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