Mustafa al-Kadhimi è il nome uscito dal cilindro della politica irachena che, riunita in Parlamento, lo ha votato come nuovo Primo Ministro della Repubblica mercoledì scorso.

Al-Kadhimi è l’ultimo protagonista di un valzer estenuante che si sussegue da ottobre scorso, quando il paese è stato scosso da un moto di proteste che hanno costretto il precedente governo alle dimissioni.Nato a Baghdad, si trasferì appena diciottenne in Germania, per poi spostarsi nel Regno Unito.
Ritorna in Iraq dopo l’intervento americano del 2003 che rovesciò la presidenza ultraventennale di Saddam Hussein, del quale – dall’estero – era noto oppositore.
Intraprende la carriera di dirigente giornalistico, prima che, nel 2016, sia nominato a capo del Servizio di Intelligence nazionale irachena.
Quest’ultimo ruolo gli consente di tessere forti relazioni sul piano diplomatico e internazionale, in particolare con gli Stati Uniti d’America e la coalizione occidentale da loro guidata nella lotta allo Stato Islamico.

La fiducia votata e ottenuta da al-Kadhimi, inoltre, segnala importanti muovimenti politici anche sul fronte orientale.
Il lungo confine che l’Iraq condivide a est con la Repubblica Islamica dell’Iran è la rappresentazione geografica della forte influenza che Teheran ha storicamente esercitato su Baghdad, e che inizialmente sembrava essere un ostacolo per l’elezione del nuovo Premier.
La risoluzione dello stallo è stata possibile con i voti dell’alleanza Fatah, che riunisce i partiti politici di orientamento sciita e vicini al gigante persiano, che hanno poi innescato una bagarre per la nomina dei nuovi ministri.

 

Ancora da assegnare, infatti, sono gli incarichi di vertice del Ministero del Petrolio e del Ministero degli Affari Esteri.
Due posizioni chiave per uno Stato che vive principalmente di esportazione di greggio ed è stretto nella morsa di player internazionali in competizione per l’egemonia della regione, e la cui momentanea non designazione ben rappresenta c le acque mosse in cui il paese sta ancora navigando.L’emergenza sanitaria e il conseguente crollo del prezzo del petrolio sono le principali problematiche che al-Kadhimi dovrà affrontare nell’immediato, traghettando la nazione verso nuove elezioni.

Corruzione, disservizi e mala gestione della cosa pubblica sono invece preoccupazione ataviche e sistematiche, che più hanno infiammato le proteste che da ottobre, a più riprese, hanno fatto vibrare i palazzi del potere di Baghdad.
Se la frustrazione della popolazione, in particolar modo delle fasce più giovani – quelle demograficamente più rilevanti – non avrà risposte concrete, il traballante equilibrio della politica irachena è destinato a vacillare di nuovo.

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Davide Agresti

Davide Agresti

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