I rapporti tra lo Stato Islamico dell’Iran e la Repubblica dell’Iraq sono sempre stati complicati sin dapprima del 1979. In vista delle recenti scoperte petrolifere, delle proteste interne in entrambi gli stati, e specialmente, del recente riavvicinamento tra i due, risulta importante analizzare quali potrebbero essere i possibili scenari in relazione a questi. Pertanto, nel tentativo di fornire un’analisi rispetto agli sviluppi futuri, questo studio vuole offrire un breve excursus storico per evidenziare perché potrebbero presentarsi certe circostanze.

 

Un fiume, molti conflitti: il Shatt al-‘Arab

 

Oggi, l’Iran è il maggior partner dell’Iraq, sia a causa alla comune lotta contro lo Stato Islamico sia perché entrambi seguono un sistema di governance sciita. Nonostante questi rapporti, dovuti in parte alle evidenti esigenze e in parte alla politica, le relazioni tra i due sono state segnate da due sanguinose guerre e vari altri scontri minori. In epoca moderna, i conflitti iniziarono quando l’allora Impero Persiano e Impero Ottomano si contendevano il fiume Shatt al-‘Arab in Mesopotamia. Nonostante questa disputa terminò con un trattato di pace che ridefinì i confini tra i due imperi, con il successivo crollo di questi e la nascita dei nuovi stati-sovrani moderni, i contrasti per il controllo del fiume Shatt al-‘Arab non si affievolirono. Si può considere l’inizio dei conflitti moderni tra due stati per il controllo di un fiume? Certamente, ma non solo.

Il fiume Shatt al-‘Arab scorre per la maggior parte in Iraq e si origina grazie alla confluenza dei fiume Eufrate e Tigri – anch’essi importanti per la storia irachena – ma i suoi ultimi chilometri segnano il confine con l’Iran, dividendo gli argini del fiume in due stati diversi. Oltre a segnare il territorio, il Shatt al-‘Arab è una delle più grandi vie per il trasporto di petrolio nel Golfo Persico, è un ingresso marittimo per le importazioni ed esportazioni, aiuta l’irrigazione per lo sviluppo agricolo e permette il ricambio acquifero.[i] Dunque, chi controlla il fiume ha il potere di bloccare gli ingressi e le uscite marittime nel golfo e nella regione – considerando che il fiume si incrocia con l’Eufrate che arriva fino in Turchia, ed oltre. Pertanto, si può datare l’inizio del conflitto moderno tra l’Iran e l’Iraq al controllo del Shatt al-‘Arab, quindi delle porte del Golfo Persico.

 

(Foto Copyright: Wikipedia)

Un breve excursus storico

Nel 1961 iniziarono i primi conflitti con la comunità curda in Iraq, dopo che il Generale ‘Abd al-Karim Qasim rovesciò il mandato britannico e fallì nello stabilire rapporti con Mustafa M. Barzani, il leader curdo. La guerra si concluse nel 1970 con il “Manifesto di Marzo” che stabilì una tregua, ma gli effetti della guerra sulla popolazione curda furono disastrosi a causa delle molteplici morti e il dislocamento di migliaia di cittadini in Iran. Pertanto, l’Iran si fece promotore di pace tra la minoranza e il governo iracheno centrale, ma nonostante gli sforzi, nel 1974 ricominciò il conflitto – anche perché nel 1968 il regime di Qasim cadde, lasciando spazio al regime Ba’athista con Ahmed Hassan al-Bakr come Presidente e Saddam Hussein come Vicepresidente. Questo secondo conflitto curdo-iracheno vide il coinvolgimento di molti altri paesi come l’Israele e l’Egitto, ed in particolare l’Iran, che colse l’occasione per riprendere il dominio sul fiume Shatt al-‘Arab. Un anno dopo, nel 1975, venne firmato lo storico Accordo di Algeri che oltre a risolvere il conflitto curdo-iracheno, ridefinì il controllo del Shatt al-‘Arab. Dunque, ancora una volta, l’Iran e l’Iraq si ritrovarono a discutere i confini precedentemente contesi.[ii]

 

Concludendo questo excursus storico, bisogna sottolineare che gli Accordi di Algeri ebbero una vita molto breve. Fast forward al 1979, anno fondamentale per gli equilibri geopolitici in Medio Oriente, perché segnato da quattro eventi storici: la caduta del governo dello Shah in Iran e la presa di Ayatollah Khomeini segnando l’inizio della repubblica islamica sciita; il colpo di stato di Saddam Hussein con pieni poteri in Iraq insieme al suo regime Ba’athista; l’invasione Sovietica in Afghanistan e la conseguente ascesa dei Talebani; e l’assedio della Grande Moschea in Arabia Saudita da parte di un gruppo fondamentalista sunnita guidato da Juhayman al-Otaybi. Tra questi eventi, ciò che questa analisi prende in considerazione è l’ascesa al governo di Saddam Hussein e Ayatollah Khomeini contemporaneamente, dato che le loro divergenze geopolitiche riaccesero la disputa nei confronti degli accordi presi ad Algeri nel 1975. Infatti, entrambi erano convinti che gli Accordi di Algeri non erano giusti e che il Shatt al-‘Arab poteva essere controllato da un unico stato. Pertanto, nel 1980 l’Iraq invase l’Iran e iniziò la prima guerra Iran-Iraq. La guerra durò quasi 8 anni e si concluse grazie alla tregua pretesa dalle Nazioni Unite (ONU – risoluzione n. 598).[iii] Il coinvolgimento dell’ONU si ebbe anche a causa dei bombardamenti chimici perpetuati dal governo iracheno contro la popolazione curda situata al nord-est dell’Iraq al confine con l’Iran – campagna conosciuta come Al-Anfal.

 

In seguito all’intervento dell’ONU, le tensioni tra i due paesi si abbassarono notevolmente, ma Saddam Hussein continuò il suo progetto espansionistico che lo portò ad invadere il Kuwait nel 1980 – con tutte le conseguenze che questa invasione portò (gli attentati del 11 Settembre e la derivante guerra al terrorismo).[iv]

 

(Foto Copyright: Shafaqna – Shia International News Association)

Un ultimo flash forward al 2019-2020

Considerati i rapporti intercorsi tra l’Iran e l’Iraq in passato, i cambiamenti avvenuti dopo l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein e la contemporanea guerra in Siria, gli equilibri geopolitici in Medio Oriente sono cambiati in maniera notevole rispetto al passato. A giocare un ruolo in questi cambiamenti sono stati i nuovi attori occidentali che si sono introdotti nella regione e che hanno svolto una funzione tale che ha favorito il riavvicinamento tra l’Iran e l’Iraq. Attualmente, entrambi i paesi hanno recentemente combattuto un nemico unico, lo Stato Islamico; hanno entrambi una forte presenza Curda nel proprio territorio che li porta ad attuare politiche domestiche simili; sono due paesi a governance sciita; infine, hanno subito forti proteste interne. Tutti questi fattori sono fondamentali, specialmente perché le proteste in Iraq hanno portato il governo centrale a chiedere l’uscita statunitense dal territorio, dopo che questo ha usato l’Iraq come proprio terreno di combattimento contro l’Iran – evento apprezzato dallo stato iraniano che considera gli Stati Uniti come unico nemico dell’Oriente. Infine, nel novembre 2019, l’Iran ha scoperto un nuovo giacimento petrolifero stimando la presenza di 53 miliardi di barili di petrolio greggio.[v] Queste riserve si trovano nella provincia iraniana di Khuzestan, al confine con l’Iraq proprio nelle vicinanze del fiume Shatt al-‘Arab.

 

Pertanto, si potrebbe dedurre che saranno questi giacimenti petroliferi ad essere game-changing per i nuovi equilibri ed anche per i rapporti tra Iran e Iraq. L’Iran avrà bisogno della collaborazione irachena per il processo industriale ma anche per la produzione ed esportazione del petrolio. In quanto al petrolio, il Golfo Perisco è sempre stato “regnato” dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi, dunque l’Iran avrà bisogno di un alleato per competere alla vendita, e l’Iraq potrebbe essere la scelta più strategica dal momento in cui riuscirebbe a bilanciare i propri squilibri interni e presentarsi come un paese stabile. Da non sottovalutare in tutto questo contesto saranno infine tre cose: il ruolo statunitense che, nonostante le direttive del governo centrale iracheno, ha ancora una forte presenza nel territorio iracheno e non si ritirerà facilmente, la guerra trasversale contro lo Stato Islamico e le conseguenze economiche da Covid-19.

 

In conclusione, bisogna considerare la volatilità delle regioni medio orientali e dei loro governi, dunque dedurre quali potrebbero essere i possibili scenari tra Iran e Iraq risulta alquanto impossibile. Si può osservare come tutti i fattori sopra elencati siano stati sufficienti per portare ad un riavvicinamento tra i due, però è lecito evincere che per causare un conflitto ci potrebbe volere molto poco. Nonostante ciò, il petrolio giocherà sicuramente un ruolo fondamentale tra i due paesi, dato che già oggi l’Iran è il più grande trade partner iracheno.

Fonti

[i] ECC Platform Library, Iran-Iraq: From Water Dispute to War. URL: https://library.ecc-platform.org/conflicts/iraq-iran-water-dispute-war;

[ii] Ishtiaq Ali Mehkri, Religion and Politics in Iran-Iraq Relations. Pakistan Institute of International Affairs, vol. 58, no. 4. URL: https://www.jstor.org/stable/41394115?seq=1; Encyclopedia Britannica, Iran-Iraq War. URL: https://www.britannica.com/event/Iran-Iraq-War;

[iii] United Nations Security Council, Resolution 598. URL: http://unscr.com/en/resolutions/598;

[iv] The Conversation, How Iraq’s Relationship with Iran Shifted After the Fall of Saddam Hussein. URL: https://theconversation.com/how-iraqs-relationship-with-iran-shifted-after-the-fall-of-saddam-hussein-129736; Azernews, Iraqi Governor: Iran-Iraq Relations Strategic. URL: https://www.azernews.az/region/142555.html;

[v] CNN Business, Iran has Discovered an Oil Field with an Estimated 53 billion Barrels of crude, Rouhani Says. URL: https://edition.cnn.com/2019/11/10/business/iran-new-oil-field-intl/index.html.

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