Il Mali, da anni, è scosso da violente rappresaglie a sfondo etnico tra le diverse etnie che compongono il variegato mosaico della sua popolazione. Da ultimo, alla fine del mese di Maggio, alcune villaggi Fulani sono stati presi d’assalto dai pastori Dogon, provocando la morte di quasi 30 persone, comprese donne e bambini.



La rivalità tra pastori Fulani ed etnie Dogon a stanziamento stabile, come detto, non è nuova. Essa però si è esacerbata nel corso degli anni, mietendo un bilancio di 448 vittime nel 2019, secondo le stime ufficiali delle Nazioni Unite. Per i primi mesi del 2020, l’ Armed Conflict Location and Event Data, ha già registrato poi più di 300 vittime, con un aumento esponenziale della violenza politica sul territorio. Il conflitto interno, suscita le preoccupazioni della comunità internazionale per due ordini di ragioni, una di rilevanza prettamente regionale, ed una di più ampio respiro.

In primo luogo, infatti, il conflitto tra i due ceppi di popolazione ha esacerbato le condizioni di vita nelle regioni semi-aride del Mali, rendendo ancora più precaria la qualità della vita delle comunità ivi abitanti. Inoltre, essendo la composizione etnica scevra da confini fisici, il conflitto si è allargato, dapprima dalle regioni settentrionali a quelle centrali del Paese, ed in secondo luogo ai Paesi circostanti, prima di tutto il Burkina Faso, spesso utilizzato come base per preparare gli attacchi o come rifugio, andando quindi a razionalizzare uno scontro, in una regione- quella del Sahel- già particolarmente instabile e difficile da controllare sia per i corpi militari locali che per le missioni di peace-keeping degli organi internazionali.

In secondo luogo, il Mali continua ad essere, proprio per la sua instabilità, luogo privilegiato di insediamento e reclutamento di Al- Quaeda e affiliati, anche a causa del risentimento avverso certe parti della compagine occidentale che serpeggiano nel Paese, a causa degli attacchi contro i Tuareg degli ultimi anni.

La situazione di particolare fragilità del tessuto sociale, rendono quindi il Mali il luogo ideale per il proliferare delle Organizzazioni terroristiche, indebolite in altri scacchieri geopolitici. La messa in sicurezza del Mali, dunque, si dimostra ancora una volta determinante per garantire stabilità all’intera regione.

The following two tabs change content below.
Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: