Il primo ministro Modi dà inizio alla costruzione del controverso tempio tra i timori che l’India stia abbandonando la strada del secolarismo per abbracciare una nuova identità nazionale.

Il 5 agosto 2020, il primo ministro indiano Narendra Modi, posando un mattone d’argento da 40 kg ha dato ufficialmente inizio alla costruzione del tempio del dio Rama ad Ayodhya, nello Stato dell’Uttar Pradesh, in India settentrionale. Il sito sul quale il tempio verrà costruito è lo stesso precedentemente occupato dalla Babri Masjid, moschea del sedicesimo secolo che si sostiene essere stata costruita a sua volta su un tempio preesistente. La moschea fu demolita il 6 dicembre 1992 da parte di migliaia kar sevaks, militanti e fanatici appartenenti a squadracce appartenenti a gruppi legati all’estrema destra indù, protetti dal tacito consenso delle autorità tanto a carattere federale che nazionale circa il loro operato.  In particolare, il ruolo del Bharatiya Janata Party (BJP), il partito ultraconservatore indù alla guida dello Stato dell’Uttar Pradesh dal 1991, e al quale appartiene Narendra Modi, si è rivelato determinante.  Il progressivo avanzamento dalle intenzioni ai fatti di costruire il tempio dedicato al dio Rama è stato il risultato di un verdetto della Corte suprema indiana pronunciato nel novembre 2019, pochi mesi dopo la riconferma di Modi come leader della democrazia più popolosa del mondo, in cui il sito storico di Ayodhya è stato assegnato agli indù e non ai musulmani.

 Tale decisione, sulla quale l’influenza del partito al potere sembra essere stata determinante, ha permesso a Narendra Modi di mantenere un’altra promessa elettorale. Infatti la valenza rappresentata dalla costruzione, o ricostruzione, di un tempio ad Ayodhya sul sito venerato dagli indù come il luogo di nascita del dio Rama riassume l’intera base ideologica e programma politico del BJP verso un decisivo Nation-(re)building su base settaria modellata attorno all’idea di Hindutva.
Per il BJP quindi, la data del 5 agosto 2020 ha permesso di mostrare ai suoi sostenitori l’adempimento di questa importante promessa elettorale e ideologica, e ai suoi avversari secolari l’amara realtà di una crescente tendenza maggioritaria indù che, se lasciata operare indisturbata, avrebbe il potenziale per minacciare le basi secolari del Paese e spingere la politica verso la destra estrema, riscrivendone addirittura l’identità nazionale.

Il legame con il Kashmir

Una domanda che ci si dovrebbe porre è: perché tanta enfasi nell’organizzare la cerimonia proprio il 5 agosto?  Il 5 agosto 2019, il governo Modi sorprese la Nazione, il Kashmir e (in parte) anche il mondo revocando lo status speciale allo Stato ai sensi dell’articolo 370 della Costituzione e della sottosezione 35A.  Questa revoca, che ha comportato la riorganizzazione dell’assetto giuridico del Jammu e Kashmir attraverso l’abrogazione dell’articolo 370, annullando di fatto la semi-autonomia della quale ha goduto il Jammu e Kashmir per più di settant’anni, è stata un punto chiave nell’agenda del BJP.  Così facendo il BJP è riuscito a completare un altro degli obiettivi del proprio programma di governo presentato durante la campagna elettorale del 2019 la cui vittoria gli valse il secondo mandato alla guida del Paese.

La reazione a livello locale non è stata indolore, e contrariamente alle aspettative del governo, il Kashmir è ancora ben lontano da tornare a una piena normalità. Anzi le proteste della popolazione nell’arco di quest’anno sono state oggetto di una profonda repressione, limitazioni negli spostamenti, coprifuochi e vari gradi di blocco politico. Molti dei politici locali, compresa l’ex Chief minister Mehbooba Mufti, risultano ancora detenuti, mentre le connessioni Internet e telefoniche sono ben al di sotto dei livelli ottimali e affette da improvvisi blocchi.  Nello stesso momento in cui i sostenitori del BJP celebrano la cerimonia di posa della prima pietra del tempio di Ram, il coprifuoco verrà nuovamente esteso sul Kashmir.  Sebbene non ci siano state dichiarazioni ufficiali, risulta alquanto probabile che la data del 5 agosto 2020 per il pomposo evento non sia stata scelta a caso. Al contrario, ciò non rappresenterebbe altro che un tentativo da parte del governo in carica di distogliere l’attenzione dei media dall’inglorioso anniversario del Kashmir e un modo audace per annunciare il conseguimento di due dei suoi più importanti obiettivi politici e ideologici.

Il secolarismo indiano e le reazioni del partito del Congresso

Al di là di semplici (ma non per questo banali) manovre politiche, il 5 agosto ha rappresentato anche un’altra amara realtà per l’India: il secolarismo appare più minacciato che mai. Ciò si esplica soprattutto grazie a una sempre meno celata “istituzionalizzazione” della convergenza tra il BJP al potere e i gruppi appartenenti all’estrema destra indù extraparlamentare quali Vishva Hindu Parishad, Rashtriya Swayamsevak Sangh e Shiv Sena. Ciò avviene contestualmente a una progressiva emarginazione della struttura secolare del Paese, inclusi i suoi valori costituzionali, i gruppi e i partiti politici ad essa legati, primo tra tutti quello del Congresso. L’opinione pubblica, è stretta nel nodo gordiano di una decisiva polarizzazione causata da questo stravolgimento dell’identità nazionale, che rappresenta nei fatti un vero e proprio shock identitario.  La leadership del partito del Congresso, portatore ufficiale dei valori costituzionali e secolari del Paese, ha mostrato in questi ultimi anni un’incapacità di contrastare l’ampio consenso elettorale e popolare riscosso dall’idea di Hindutvapromossa dal BJP che ha di fatto rivoluzionato l’arena politica. A seguito di ciò il Congresso è stato obbligato a combattere con le stesse armi politiche e ideologiche scelte dal BJP, dovendo quindi dimostrare di possedere le giuste credenziali indù per poter parlare a nome del popolo indiano ed essere quindi in grado di poter opporre una qualsiasi opposizione alle iniziative del governo in carica.

Anche nel caso di Ayodhya, il Congresso è stato affetto da un’apparente schizofrenia che cerca di modificare la percezione sulla questione del tempio. In vista delle elezioni del 2019, il partito annunciò che sulla questione di Ayodhya si sarebbe attenuto al verdetto della Corte Suprema e sostenuto qualsiasi accordo negoziato. Infatti la Congress Working Committee, il più alto organo decisionale del partito, a novembre 2019 ha approvato all’unanimità una risoluzione, accogliendo con favore la sentenza della Corte Suprema per la costruzione del tempio. Anzi, il Congresso, oltre ad aver accolto favorevolmente il verdetto della Corte Suprema che ha di fatto rimosso gli ultimi ostacoli alla costruzione del tempio, ha cercato anche di ottenerne il merito. In particolare la leadership del partito ha insistito sul fatto che nel 1993, quando era alla guida del Paese, il suo intervento fu determinante nell’acquisire ad Ayodhya il terreno sul quale sarà edificato il tempio di Rama, in prossimità di dove sorgeva la moschea distrutta l’anno precedente.

Da allora il Congresso è stato accusato di praticare una sorta di soft Hindutva. Accusa che Rahul Gandhi, alla guida del partito, ha in parte dimostrato.
In un tweet publicato prima della cerimonia della posa della prima pietra del tempio ad Ayodhya, Rahul Gandhi ha definito il dio Rama l’incarnazione suprema dei valori umani rappresentanti amore, misericordia e giustizia. Mentre sua sorella Priyanka Gandhi, segretario generale del Congresso, ha celebrato la cerimonia di Ayodhya quale espressione dello spirito dell’unità nazionale, della fratellanza e dell’armonia culturale.

L’impulso politico del BJP

Il decennio appena trascorso, che ha visto l’affermazione della combinazione tra destra indù parlamentare e ultradestra extraparlamentare, con un partito del Congresso sempre più moribondo, politicamente compiacente e segnato da numerose accuse di corruzione e un’opposizione sempre più marginalizzata. Tutto ciò ha stravolto, forse permanentemente, l’immagine del Paese e i valori costituzionali sui quali si fonda, considerati sacrosanti fin dal 1947, anno dell’indipendenza.   
I media del Paese, fino a non molto tempo fa vivaci e pluralisti, appaiono molto polarizzati. Il governo incoraggia quelli che lo supportano, mentre per i critici nei confronti dell’agenda dominante, la sopravvivenza più buia.  La cerimonia ad Ayodhya che coinvolge apertamente le macchine statali è un momento che fa riflettere, segnando simbolicamente lo smantellamento dell’ordine repubblicano indiano così com’era stato conosciuto fino ad oggi, celebrando l’inizio di una “nuova repubblica”.
La data del 5 agosto, per alcuni, potrebbe essere un giorno di festa, provocando al contempo brividi e timore per altri.

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