Nella giornata di sabato 13 giugno i separatisti del Consiglio di Transizione del Sud (CTS) legati agli Emirati Arabi hanno catturato un convoglio governativo che stava trasportando denaro alla Banca Centrale di Aden, nel sud del Paese, dove si concentra la loro presenza militare. La somma ammontava a 64 bilioni di riyal ed era stampata in Russia. Secondo una fonte diversa dalla prima il denaro sarebbe stato diretto ad una base militare dell’area meridionale. Ciò che si sa per certo è che Il CTS ha ammesso la responsabilità dell’azione e ha affermato di aver agito per prevenire che il denaro pubblico venisse usato per supportare il terrorismo e per fermare la corruzione che, secondo il gruppo, caratterizza il governo in esilio di Hadi supportato dall’Arabia Saudita.

Questo episodio è un’ulteriore conferma della difficoltà nel raggiungimento di un equilibrio e di un accordo definitivo tra il CTS, quindi tra gli Emirati Arabi, e Riyad. Ciò viene anche confermato dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri yemenita M. Al-Hadrami, che ha affermato che l’episodio di sabato dimostra che il CTS si è ritirato dagli accordi con i Sauditi. Infatti a novembre 2019 le due parti si erano accordate per facilitare la nascita di un nuovo esecutivo con a capo Hadi e che inglobasse le milizie separatiste. Ma gli sviluppi geopolitici sul terreno hanno mostrato il contrario e niente del genere si è concretizzato. In più ad aprile 2020 i separatisti hanno proclamato la nascita di un’amministrazione autonoma nelle regioni a sud del Paese. Arabia Saudita ed Emirati non solo continuano a scambiarsi accuse ma si configurano di fatto come rivali regionali in Yemen.

La mancanza di progressi tra i separatisti e il governo nazionale capeggiato da Riyad lascia aperto il conflitto e non offre alcuna possibilità di intravedere una soluzione che possa porre fine alle rivalità. In più ciò non va a vantaggio del contrasto ai ribelli Houthi vicini all’Iran che sono ancora molto influenti nel Paese, soprattutto nel nord, e costituiscono una seria minaccia alla sicurezza saudita sul fianco esposto.

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