Nel conflitto che ormai dura da 5 anni gli Emirati Arabi non sono intenzionati a lasciare il Paese in mano ai Sauditi e puntano al controllo dei porti, parte della propria strategia geopolitica.

Nonostante il ritiro dai territori del sud annunciato qualche mese fa, gli Emirati non sembrano disposti ad abbandonare e ad assistere ad un affievolimento della loro strategia nel Paese. Le ambizioni militari restano intatte, l’influenza non diminuisce. Significativo è stato l’accordo raggiunto a Riyad il 5 novembre tra i lealisti sostenuti dall’Arabia Saudita e vicini al Presidente Hadi in esilio e le milizie separatiste del sud supportate proprio da Abu Dhabi.

Questo accordo giunge dopo diversi mesi di stallo del conflitto, dopo le rappresaglie filo-iraniane degli Houthi su alcuni territori sauditi e a danno di alcune raffinerie. L’accordo siglato permette di avviare un processo di pace e spartizione che eviterà che i governativi e le milizie separatiste del sud possano continuare a scontrarsi. In questa maniera gli Emirati si assicurano il parziale controllo di Aden, porto strategico, oggetto di scontro tra elementi vicini ad Hadi e i separatisti. Abu Dhabi è fortemente interessata al controllo e alla gestione di tale porto per rafforzare un grande obiettivo strategico connesso ai traffici commerciali e non solo.

Tuttavia non si può dare per scontato che l’Arabia Saudita possa lasciare ampio spazio di manovra all’altra monarchia del Golfo in tale area. Aden è stata a lungo nelle mire emiratine perché risultava essere necessario liberare l’area dalla presenza delle milizie degli Houthi e da alcune organizzazioni terroristiche che fungevano ugualmente da ostacolo e costituivano una seria minaccia per la sicurezza della zona. Proprio puntando sulla retorica del terrorismo gli Emirati hanno rafforzato qui la propria presenza, senza far intendere a primo impatto di includere nella propria visione geopolitica i porti e le città con sbocco sul mare.

Per aumentare il controllo del sud la monarchia del Golfo si è servita dei separatisti che sono risultati essere, perciò, la carta vincente per arrivare ad un accordo che riconosce inevitabilmente il loro ruolo nel Paese, in particolar modo nel sud. Il sud dello Yemen conta per proiettarsi a livello geopolitico verso l’Oceano Indiano.

Fonte Reuters

Nel dettaglio, per concretizzare le proprie ambizioni strategiche, gli Emirati hanno occupato diversi siti militari, ovvero Mkha, Bab el-Mandeb, Aden, il suo aeroporto, quello di Rayyan nella regione di Mukalla, l’Isola di Socotra, Mayan e il porto Balhaf, collocato nella provincia di Shabwa nota e decisiva per la produzione di petrolio, ancora una volta nel sud dello Yemen.

Nelle regioni del sud la monarchia dovrà, però, occuparsi dei danni economici e infrastrutturali causati dalle milizie separatiste ad essa legate in questi anni di conflitto.

Inoltre, anche sull’Isola di Socotra, è stato possibile collocare le milizie per sancire definitivamente il proprio controllo e per espandere le rotte del commercio globale. Essa è, inoltre, al largo delle coste somale. L’annunciato ritiro dal sud viene usato dal Paese per nascondere il controllo sulle località del sud e per contendersi l’influenza e l’espansione con i Sauditi.

A questo proposito il nuovo governo composto da milizie separatiste e dai lealisti sarà fondamentale per capire fino a che punto si spingerà la cooperazione con Riyad che per adesso si è allontanata da Aden, per esempio.

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