Recentemente il Ministro della difesa israeliano Bennett ha comunicato che le IDF (Forze di Difesa Israeliane) stanno incrementando le operazioni in Siria contro l’Iran nel tentativo di rimuovere ogni presenza nemica in quel Paese, che si concretizza con la presenza di proxies che minacciano la sicurezza dello Stato ebraico e dei suoi confini. Nel report israeliano si fa riferimento alla condivisione di queste manovre con Stati Uniti e Russia che, in Siria, si sono spartite il territorio se si pensa che Mosca è ad ovest e nella Siria centrale e Washington nel nord-est del Paese, fino al confine con l’Iraq (vedi provincia di Deir-Ezzor). Tali premesse sono in linea con gli episodi della settimana scorsa, ovvero quando le Forze di Difesa Israeliane hanno attaccato dozzine di posizioni in Siria in risposta ai lanci di missili sulle alture del Golan.

Il fatto che Israele abbia comunicato la propria strategia a USA e Russia in relazione al dossier iraniano in Siria non è certamente una novità. In Medio Oriente l’impero a stelle e strisce è il primo e il più importante alleato israeliano ma Mosca gioca un ruolo importante in quanto tiene a bada le mosse di Teheran che sta cercando sempre più di aumentare la propria influenza nel Paese e lungo la linea del Mediterraneo. E in questo momento, come nei mesi precedenti, lo Stato ebraico non può permettersi di non dialogare con Putin che, sicuramente, ambisce a ridurre, a livello geopolitico, l’influenza iraniana in Siria, anche perché è cosciente del ruolo che quel Paese potrebbe svolgere nel periodo post-conflitto nell’assetto politico del Paese.

A Israele gli USA servono per limitare il regime degli Ayatollah a est e per evitare che possa penetrare ulteriormente in Iraq con le sue milizie. Mosca a ovest evita, in un certo senso, che le tensioni tra Iran e Israele possano trasformarsi in una pericolosa escalation capace di allargarsi al Libano, per esempio. Lo Stato ebraico, per la sicurezza dei suoi confini e dell’area Medio Orientale, non può far a meno di Washington ma non può, allo stesso tempo, sottovalutare il crescente ruolo geopolitico russo in Siria.

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