La situazione in Libia dal 2011 ad oggi ha visto l’alternare momenti di grandi tensioni a momenti di relativa distensione tra le due fazioni in campo, una che fa riferimento al Generale Haftar che guida l’esercito nazionale libico sostenuto da Francia, Egitto, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Russia e l’altra quella di Fayez Al Serraj, Presidente del Governo di Unità Nazionale (GNA) sostenuto da Italia, Qatar e riconosciuto dalla comunità internazionale come legittimo rappresentante del governo Libico.

Ma l’ingresso di un ulteriore attore internazionale nello scacchiere libico ha contribuito a superare l’impasse che si era creato, ridefinendo i rapporti di forza. Il Presidente Recep Tayyip Erdoğan ha schierato di recente la Turchia a fianco del Presidente Fayez Al Serraj. Nell’incontro di Istanbul del 28 Novembre 2019 il Presidente Turco Erdogan ha assicurato l’invio di consiglieri militari, soldati, mezzi e droni a sostegno delle milizie del Presidente Al Serraj, in cambio è stato firmato un protocollo d’intesa tra Ankara e Tripoli sulla istituzione di rispettive zone economiche esclusive nel mar Mediterraneo. Con questa abile mossa il Presidente Erdogan ha assicurato alla Turchia una striscia di mare che si estende dalle coste libiche a quelle turche, nel caso in cui si trovassero ulteriori giacimenti di gas naturale. Ha così rafforzato la presenza turca nel mediterraneo, se prendiamo in considerazione anche le acque della repubblica turco-cipriota. Il sostegno della Turchia a Tripoli ha di fatto anche ridimensionato il ruolo dell’Italia e la sua influenza sul Presidente Al Serraj, avendo da sempre un’interlocuzione privilegiata con quest’ultimo, anche in virtù del fatto di essere l’unico paese dell’Ue a sostenerlo.

Il lavoro diplomatico italiano in questi anni è stato volto a favorire il dialogo tra le due parti contrapposte, ma sembra non essere stata la strategia migliore da utilizzare, o per lo meno non risulta più adeguata alla realtà dei fatti, né d’aiuto alla risoluzione del conflitto libico. Di fronte alla crescente assertività della Turchia l’atteggiamento italiano è apparso molto soft, e troppo legato al coinvolgimento diretto delle Nazioni Unite, attraverso una loro risoluzione o una missione sul campo sotto l’egida dell’Onu. Questo Senza tener conto in modo adeguato che le nazioni unite nonostante la loro presenza in Libia con la missione UNSMIL godono di scarsa autorevolezza nel paese e non possono garantire una reale soluzione al conflitto.

Se il governo italiano volesse avere una politica estera che funzioni e che porti a risultati concreti, bisogna pianificare una strategia ben chiara e definita di medio e lungo periodo, la quale andrebbe portata avanti giorno dopo giorno, dandole continuità anche quando i governi nazionali cambiano. Nel caso specifico della Libia l’Italia lo ha fatto solo in parte, pertanto risulta lodevole ma tardiva la risposta dell’Italia alle mosse della Turchia, anche se il Ministro agli Affari Esteri Luigi di Maio nei giorni scorsi è volato a Bruxelles, Ankara, Il Cairo e ad Algeri per coinvolgere tutte le parti in campo al fine di trovare una soluzione ampiamente condivisa, anche se il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha incontrato in Turchia il Presidente Turco Erdogan, per concordare una soluzione su cui far convergere Roma e Ankara, resta il fatto che in Libia la Russia e la Turchia si sono già inserite perfettamente, perché hanno trovato un vuoto lasciato dall’Unione Europea, segnatamente un vuoto lasciato da Italia e Francia.

Questo andava evitato, tuttavia c’è ancora una possibilità per l’Unione Europea e quindi per Italia e Francia di poter riprendere la situazione in mano, si tratta della Conferenza di Berlino, già fissata per Domenica 19 Gennaio, se i governi di Italia, Francia e Germania attorno al tavolo negoziale riusciranno a giocare la loro partita fino in fondo, e se lo faranno uniti potrebbero ribaltare la situazione, conferendo marginalità almeno in Libia, alla Russia del Presidente Putin e alla Turchia del Presidente Erdogan.

 

 

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguitogli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.
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