È il nemico del momento, tutto il mondo è in guerra, tutti i Paesi stanno lottando con unghie e denti per difendersi da questo assedio tanto improvviso quanto pericoloso, se da un lato ci sono Paesi come l’Italia che (sembra) ne stiano uscendo, in altre parti del globo ci si aspetta periodi ancora più bui (vedi gli Stati Uniti). Siamo tutti a chiederci quando finirà e quando finalmente potremo reimpossessarci delle nostre libertà, ma quale sarà effettivamente il “nuovo mondo” che potrebbe lasciarci il Covid19? 

C’è la convinzione che niente sarà più uguale a prima, stiamo già vedendo con i nostri occhi quanto l’Unione Europea si stia trovando in difficoltà nel fronteggiare quest’emergenza e i Paesi membri non mancano di “litigare” tra di loro, gli USA sono in un momento durissimo e pare che il peggio debba ancora venire, la Cina è stata la prima a uscire dalla pandemia ma non può ancora considerarsi del tutto tranquilla in quanto il rischio di ricaduta è sempre alto (e questo sia da monito anche per altri Paesi). Se c’è una cosa che mette in comune tutti i Paesi mondiali finora colpiti dalla pandemia è senza dubbio il tentativo di sorreggere il “paziente” più importante di tutti: l’economia. Misure nazionali senza precedenti sono state prese sia per sopprimere il virus sia per supportare l’economia, ma è proprio su quest’ultimo punto che aleggiano grosse nubi su un futuro tutt’altro che roseo. 

Non sappiamo di per certo quando il mondo intero uscirà definitivamente dalla pandemia, gli scienziati hanno già avviato da tempo nuovi studi e ricerche sulla produzione di farmaci e vaccini ma non abbiamo ancora dei tempi certi, consci di tutti questi dubbi nessuno ci dice che il coronavirus non possa essere un fardello che peserà sulle nostre spalle (e sulle nostre tasche) ancora per molto tempo. La pandemia va ad abbattersi in un periodo storico particolare, se nella seconda metà del XX secolo abbiamo visto come il processo di globalizzazione abbia favorito un’integrazione economica globale da cui tanti hanno beneficiato, con l’ingresso del nuovo millennio abbiamo assistito alle prime crepe di questo nuovo sistema, che a seguito della grave crisi finanziaria del 2008 ha perso anche molto sostegno politico e non a caso ormai in molti grandi Paesi mondiali i movimenti sovranisti e isolazionisti diventano sempre più potenti. 

Si potrebbe pensare che per uscire dalla crisi economica globale bisognerebbe cooperare tutti assieme per trovare una soluzione comune, ma tutto ciò va a sbattere contro il muro rappresentato dal contesto attuale che è molto diverso da quello di molti anni fa. Gli Stati Uniti saranno pur sempre la principale potenza mondiale ma non sono più quelli di una volta, non soltanto per aver ormai da tempo intrapreso una politica più isolazionista rispetto al passato ma anche perché si ritrovano come mai gli era capitato nella storia recente a dover combattere una guerra feroce all’interno dei propri confini. Alla scarsa propensione alla collaborazione da parte degli USA si aggiungono i “bisticci” all’interno dell’Unione Europea legati alla questione eurobond e MES, i Paesi membri hanno revocato la libera circolazione e risollevato le barriere nazionali, non c’è stato alcun tentativo serio di affrontare la pandemia collettivamente e ogni Stato si sta muovendo con i propri mezzi per fronteggiare la situazione.

Manca una figura di leadership che possa rilanciare una cooperazione globale per fronteggiare questa crisi, il coronavirus sembra essersi divertito a scegliere forse il momento peggiore nella storia per affondare il colpo, perché se da un lato è vero che la globalizzazione abbia perso sostegno politico negli ultimi anni è altrettanto vero che le nostre economie sono pur sempre strettamente interconnesse e rifugiarsi nell’isolazionismo e nel nazionalismo potrebbe essere molto pericoloso in un’epoca come quella attuale.  

   

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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