Repubblica presidenziale, dal 1960, il Camerun si presenta come un Paese dalla struttura istituzionale particolarmente complessa. Le fratture interne, le interferenze dell’esecutivo sul potere giudiziario e la corruzione, hanno condannato il Paese all’immobilità, bloccando il suo percorso verso la transizione democratica

Repubblica presidenziale dal 1960, anno in cui ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, il Camerun presenta una struttura politico-giuridica complessa e un’organizzazione del territorio peculiare.  Quest’ultimo è forse uno degli aspetti che ha maggiormente condizionato l’evoluzione del suo sistema di governo, frutto di un’eredità storica alquanto tormentata. Al suo interno è suddiviso in 10 regioni, a loro volta suddivise in dipartimenti, e in due grandi aree, una francese e l’altra inglese. Questa suddivisione risale al 1961, quando la parte meridionale britannica venne fusa con la Repubblica del Camerun (francofona) dando vita ad una Repubblica Federale fino al 1972, che porterà al Paese il nuovo nome di Repubblica unitaria del Camerun. Tuttavia, per la sua denominazione ufficiale, si dovrà aspettare il 1984, quando il Paese verrà denominato nuovamente Repubblica del Camerun. L’obiettivo del governo, allora guidato da Paul Biya che nel 2018 ha vinto il suo settimo mandato presidenziale, era in realtà quello di promuovere l’unitarietà del territorio. Tuttavia, dato che la denominazione ufficiale, ricordava quella del Camerun francofono degli anni Sessanta, divenne il punto di partenza delle tensioni con le forze separatiste britanniche che tutt’oggi chiedono l’indipendenza.

La sua doppia identità, ovviamente, non è solo alla base di un doppio bagaglio linguistico ma anche, e soprattutto, culturale e giuridico. Il Camerun infatti ha un sistema giuridico ibrido, definito bijural[i], in cui convivono due principali sistemi: il Civil Law, presente nelle otto regioni francofone di Adamaoua, Centro, Est, Estremo Nord, Litorale, Nord, Ovest e Sud; il Common law, ereditato dalla presenza britannica, nelle regioni del Nord Ovest e del Sud Ovest. A questi si aggiunge la presenza del diritto consuetudinario la cui influenza è molto forte all’interno dei villaggi e che disciplina soprattutto questioni di diritto di famiglia: matrimonio; divorzio; custodia; eredità; adozione e anche questioni inerenti alla proprietà dei terreni.

La Costituzione[ii] del 1972, più volte emendata negli anni, è il risultato di un lungo dialogo tra le due parti iniziato con la Conferenza di Foumban. Gli artt. 2 e 37, della carta costituzionale, rimarcano la natura di nazione democratica del Camerun organizzata sul principio di separazione dei poteri: esecutivo, legislativo, giudiziario. In realtà è proprio su questo punto che emerge la debolezza della sua struttura istituzionale che ha condannato il percorso democratico del Paese all’immobilità.

Il potere giudiziario, infatti, è profondamente legato all’esecutivo, e giudici e magistrati svolgono le loro funzioni in una sfera d’azione che potremmo definire equivoca. Questa ambiguità emerge anche dalla Costituzione. L’art. 37 c.2, infatti, dichiara che il potere giudiziario è indipendente dal potere esecutivo e legislativo, sancendo formalmente il principio di separazione dei poteri. Tuttavia, questo principio viene negato dallo stesso articolo 37 che al c.3 affida al Presidente, oltre al potere di nominare e revocare i giudici, il compito di garantire l’indipendenza della magistratura. In questo modo la Costituzione attribuisce a un organo di governo il potere di garantire l’indipendenza di un altro ramo, dando indirettamente all’esecutivo la possibilità di controllare il potere giudiziario. Questo aspetto si può spiegare ricordando che i primi passi costituzionali sono stati inquadrati da Ahidjio, primo Presidente del Camerun (dal 1960 al 1982), che nel processo di dialogo con il potere coloniale francese spinse verso la creazione di un sistema presidenziale molto centralizzato in cui il Presidente avrebbe avuto la possibilità di controllare il funzionamento interno della magistratura[iii].

A questo aspetto si deve aggiungere che sia magistrati che giudici si percepiscono come dipendenti statali che rispondono all’esecutivo e le loro decisioni sono influenzate sia dal senso di fedeltà, verso la linea politica del Paese, che dalla paura di pesanti ripercussioni personali.

Questa interdipendenza ovviamente, ha finito per indebolire fortemente la tutela delle libertà fondamentali, nonostante vengano tutelate dalla Costituzione camerunense che, nel suo preambolo, richiama la Dichiarazione universale dei diritti umani e la Carta africana dei diritti umani e dei popoli. Un esempio lo troviamo nella sezione IV del Codice penale intitolata “Autorità pubblica” che nella sezione “Reati contro lo Stato” finisce per criminalizzare la libertà di espressione. La sezione 153 infatti dichiara che chiunque “disprezzi” il Presidente della repubblica o qualunque membro del governo sarà punito con la reclusione, da uno a cinque anni, o con una sanzione da venti mila a venti milioni di franchi. L’aspetto centrale è che a al disprezzo viene data una definizione ampia che va dalla diffamazione alla minaccia vera e propria.

Una limitazione simile si può riscontrare anche nella legge adottata nel 1990 sull’informazione, conosciuta come “legge MC”. Nel testo dichiara che tutte le forme di informazione di massa devono essere esercitate “conformemente alla legge”. L’obiettivo ufficiale era quello di dare una maggiora definizione del ruolo della stampa ma, nei fatti, si è tradotto in un pesante controllo dei mezzi di comunicazione.A confermare questo trend i dati di Freedom House che, nel 2019, ha dichiarato il Camerun “non libero” con un punteggio complessivo di 19/100. L’influenza dell’esecutivo e la debolezza del potere giudiziario sono evidenti, oltre che sul piano formale, anche in quello sostanziale.

Nonostante, infatti, la difficoltà di poter entrare in possesso dei casi presentati presso i tribunali camerunensi, esistono elementi in possesso degli organismi internazionali in grado di dimostrare che la magistratura in diverse occasioni abbia ignorato le denunce dei cittadini sulle violazioni dei diritti civili e politici. Tra queste le comunicazioni inviate alle Nazioni Unite e alla Commissione africana, in cui le vittime hanno dichiarato di non aver avuto accesso, nei tribunali locali, a rimedi efficaci per ottenere giustizia[iv].

Questi elementi ci permettono, in parte, di comprendere lo stallo politico, giuridico e sociale in cui si trova il Camerun. La pesante eredità storica e le fratture territoriali, hanno favorito una situazione di forte instabilità a cui le forze politiche hanno risposto con l’adozione di un sistema incentrato sulla repressione e il controllo. L’assenza di tutele e l’alto livello di corruzione, inoltre, hanno alimentato il sentimento di sfiducia della popolazione verso le istituzioni, aspetto che emerge anche dai dati delle legislative del 9 Febbraio. Nonostante la grande attesa, infatti, si è registrata un’affluenza del 43,8% e molto poco entusiasmo verso un risultato elettorale che si presentava quasi certo. A quasi tre mesi dalle elezioni e dalle promesse di quel cambiamento mai avvenuto, sono molte le incognite sul futuro del Paese. Un futuro difficile da immaginare finché il Camerun continuerà ad essere incastrato in un limbo tra il passato e il presente.

Fonti

[i] Francesco Alicino, Federica Botti “I diritti cultural-religiosi dall’Africa all’Europa” G. Giappichelli, Torino 2012

[ii] https://ihl-databases.icrc.org/ihl-nat/0/7e3ee07f489d674dc1256ae9002e3915/$FILE/Constitution%20Cameroon%20-%20FR.pdf

[iii] http://bonaventurefon.com/wp-content/uploads/2015/07/The-Politicization-of-the-Cameroon-Judicial-System-Journal-of-Global-Justice-and-Public-Policy-Regent-University-School-of-Law-2015.pdf

[iv] https://brill.com/view/journals/ajls/8/1-2/article-p145_5.xml?language=en

 

The following two tabs change content below.
Giusy Monforte

Giusy Monforte

Laureata in Scienze Politiche a Catania, si specializza in Studi Internazionali all'Orientale di Napoli prestando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo aver svolto un tirocinio presso la rivista di geopolitica Eurasia, ha collaborato con la rivista di teoria e politica Pandora, con il quotidiano di approfondimento politico L'Indro e con "Russia2018". Attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Osservatorio Russia e per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: