Tra restrizioni e sospensioni, gli effetti dell’emergenza sanitaria sulle procedure di ricongiungimento familiare di migranti e rifugiati.

L’istituto del ricongiungimento familiare ha subito in questi mesi le conseguenze delle limitazioni dovute all’emergenza sanitaria Covid-19: i vari Stati colpiti dalla pandemia hanno infatti adottato misure restrittive finalizzate a proteggere la popolazione dal rischio del contagio, tra cui il divieto di viaggiare, il distanziamento sociale e la quarantena; limitazioni necessarie per la tutela della salute collettiva ma i cui effetti collaterali hanno colpito, tra le molte realtà, anche le procedure di ricongiungimento familiare per migranti e rifugiati: persone in fuga dal proprio Paese a causa di conflitti armati, persecuzioni e gravi violazioni dei diritti umani, che si sono separate dai propri cari come strategia per salavare uno o più membri della famiglia o come conseguenza di politiche di ammissione restrittive da parte dei Paesi terzi e che, una volta ottenuto lo status di rifugiato, non possono fare ritorno nel Paese d’origine senza perdere tale status; l’unico modo per riunire il nucleo familiare, in queti casi, è appunto attraverso il ricongiungimento familiare, che consente alla famiglia di vivere insieme nel paese di asilo.  La maggior parte delle procedure di ricongiungimento  prevede la concessione di visti e documenti la cui tempistica può variare, ragion per cui molti rifugiati possono restare separati dai propri cari anche per molto tempo, e l’attuale emergenza sanitaria non ha fatto che aggravare ulteriormente la situazione.

Nel pieno di una pandemia mondiale è estremamente difficile, per chiunque, ritrovarsi distanti dalla famiglia e temere per l’incolumità dei propri cari; a ciò si è aggiunta l’ulteriore difficoltà per i rifugiati di reperire informazioni utili dalle autorità consolari all’estero, le quali hanno sospeso la concessione dei visti e documenti per il ricongiungimento perchè impossibilitate ad eleborarne le richieste. Tale paralisi ha avuto importanti conseguenze su innumerevoli procedimenti di ricongiungimento familiare, istituto soggetto a vari requisiti (come quello dell’età anagrafica) e scadenze il cui decorso può far perdere il relativo diritto o subordinarlo a condizioni più gravose. L’impossibilità per ambasciate e amministrazioni di evadere le richieste di visto fino a data da definirsi e con tempistiche di ripresa differenti da Paese a Paese, ha avuto come prevedibile effetto l’aumento del numero di candidati, con ulteriori maggiori tempi di attesa e di elaborazione delle procedure. In vista di una graduale ripresa delle attività, gli Uffici Immigrazione di alcuni Paesi tra cui il Belgio rendono nota l’intenzione di tener conto delle misure adottate dagli Stati per combattere la diffusione del virus e dei tempi di attesa per l’effettiva normalizzazione della situazione, valutando tali elementi come circostanze eccezionali che hanno impedito la presentazione della domanda in un lasso di tempo in cui il familiare interessato possedeva ancora i requisiti per l’esercizio del diritto o era comunque tenuto a soddisfare condizioni meno rigorose.

Saranno  tuttavia previsti dei limiti ai casi in cui tali fattori possano essere presi in considerazione: se il requisito dell’età, ad esempio, non era soddisfatto già prima dell’entrata in vigore delle misure anticontagio, le successive restrizioni dovute all’emergenza sanitaria non potranno essere addotte come motivo per la tardiva presentazione della domanda; la stessa restrizione si applicherà anche ai familiari che non hanno presentato la domanda in tempo utile per beneficiare di condizioni meno gravose. Sarà infine preso in considerazione il possibile impatto della crisi sanitaria sulla situazione economico-sociale dell’individuo: colui che si trovi in una condizione di temporanea disoccupazione può infatti avere difficoltà nel dimostrare di possedere reddito, alloggio o assicurazioni che soddisfino i requisiti di stabilità, regolarità e sufficienza normalmente richiesti. Per quel che concerne lo scenario italiano, la temporanea chiusura delle Commissioni Territoriali per il riconosicmento della protezione internazionale nonché la sospensione delle udienze dei vari TAR ha ugualmente portato ad una diffusa stasi dei molti procedimenti che prevedevano audizioni, udienze e ricorsi.  Nel tentativo di rimediare a questa paralisi burocratica, la conversione in legge del Decreto Cura Italia prevede, tra le altre cose, la proroga di tutti i permessi di soggiorno al 31 agosto 2020 a tutti gli effetti di legge e la possibilità, per chi è arrivato nel Paese dal 23 febbraio al 15 aprile, di prenotare l’appuntamento per il primo rilascio del permesso per ricongiungimento familiare (o altro nulla osta) anche dopo gli 8 giorni dall’ingresso in Italia.

Particolari procedure regolano la condizione dei minori in relazione a quanto disposto dal Regolamento Dublino III, ma anche in questo caso sono stati rilevati rallentamenti e paralisi proocedurali: la Circolare del Ministero dell’Interno n. 0020359 del 9 marzo 2020, ad esempio, prevede che le Questure continuino regolarmente a ricevere le domande di protezione internazionale, ma in molti casi si è rivelato impossibile procedere alla formalizzare della richiesta. E’ dunque indispensabile una valutazione casistica che tenga conto dello stato di avanzamento della singola procedura e degli adempimenti che sarà possibile espletare o meno in attesa del normale ripristino dell situazione. L’eccezionalità dell’attuale scenario rende necessaria a livello internazionale una proroga generale dei termini per l’ottenimento dei visti utili al ricongiungimento familiare, ma anche misure di semplificazione amministrativa che possano rimediare al blocco della mobilità internazionale, come ad esempio la proroga della validità del nulla osta al ricongiungimento. Medio tempore, oltre a fornire ai soggetti coinvolti tutte le informazioni necessarie sullo stato di avanzamento della proccedura e sulle misure predisposte dai governi per far fronte alla pandemia, diventa indispensabile supportare migranti e rifugiati garantendo loro l’accesso al reddito fino al persistere dell’emergenza: molti rifugiati, infatti, sono soliti inviare denaro all’estero alle loro famiglie e l’emergenza sanitaria avrà un impatto negativo ancora maggiore per chi, come loro, non dispone di reti locali per il proprio sostentamento e quello dei propri cari.

Tali misure sarebbero utili non solo a fronteggiare l’emergenza ma anche a rendere effettivo lo scopo del ricongiungimento familiare quale strumento di trasformazione del fenomeno migratorio, passando da una dimensione provvisoria ed essenzialmente legata al mercato del lavoro ad una più stabile e duratura realtà che possa incidere sul tessuto sociale del Paese di accoglienza. 

 

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