Il lancio della capsula Crew Dragon di SpaceX ha segnato l’inizio di una nuova era per i viaggi spaziali orbitali. L’organizzazione di missioni non sarà più prerogativa dei Governi, ma vedrà un coinvolgimento sempre più attivo di attori privati. Ciò permetterà ai Governi nazionali di concentrarsi maggiormente sull’esplorazione dello spazio profondo e sulla competizione geopolitica che ne scaturirà.

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“SpaceX, pronti per il lancio. Accendiamo questa candela”, ha detto l’astronauta Doug Hurley poco prima del decollo, parafrasando la famosa frase di Alan Shepard, il primo americano volato nello spazio nel 1961. Il lancio del Falcon 9 di SpaceX ha segnato l’inizio di un nuovo approccio all’esplorazione spaziale, potrebbe essere considerato un piccolo passo per l’uomo ma un passo da gigante per l’industria spaziale commerciale. Infatti, è stata la prima volta in assoluto in cui i veicoli spaziali di proprietà, gestiti e sviluppati commercialmente da un ente privato piuttosto che dalla NASA, hanno trasportato degli umani in orbita.  L’ultimo lancio a partire dal suolo americano è avvenuto nel 2011. Da allora, la NASA ha dovuto fare “l’autostop” a bordo del veicolo spaziale russo Soyuz per permettere ai suoi astronauti di raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. Questo lancio, finanziato dalla NASA, dovrebbe dare il via alla prossima fase della privatizzazione dello spazio, la quale finora si è concentrata principalmente su lanci di satelliti. Piani futuri prevedono l’inclusione di privati nel lancio di astronauti, stazioni spaziali e persino missioni extraterrestri.

La motivazione alla base del contratto della NASA con SpaceX è il costo di questi lanci in orbita. Ogni volo costa alla NASA circa 1,5 miliardi di dollari. Il lancio di un uomo nello spazio sullo Space Shuttle Orbiter costa 170 milioni di dollari a posto, mentre le missioni della Soyuz costano oltre 80 milioni di dollari a persona. In confronto, la capsula Crew Dragon di SpaceX costa 60-67 milioni di dollari per posto. Sono 2.720 dollari per inviare un chilo di carico nello spazio sul Falcon, invece di 54.500. Mentre la navetta spaziale Orbiter sarebbe costata 27,4 miliardi per essere costruita, il Crew Dragon è stato progettato e costruito con 1,7 miliardi di dollari. Non è una novità questa collaborazione fra la NASA e società private. Già dal 2014 l’Agenzia ha iniziato a lavorare con SpaceX e il colosso aerospaziale Boeing per sviluppare capacità di lancio private. Boeing, che sta producendo il proprio sistema di lancio, dovrebbe far volare la sua capsula Starliner con l’equipaggio della NASA a bordo il prossimo anno. La NASA ha assegnato per lo sviluppo dei loro corrispettivi sistemi di lancio quasi 8 miliardi di dollari combinati a SpaceX e Boeing. Ad oggi, sono incluse in questa nuova frontiera dello spazio commerciale, aziende aerospaziali legacy come Orbital ATK, United Launch Alliance e startup innovative come Blue Origin di Jeff Bezos e Virgin Orbit di Richard Branson.

 

“Abbiamo iniziato un nuovo entusiasmante capitolo in cui la NASA potrà concentrarsi sull’esplorazione dello spazio profondo”, ha affermato Scott Hubbard, professore a Stanford ed ex direttore del Centro ricerche Ames della NASA. ” Probabilmente, in un prossimo futuro, i voli per l’orbita terrestre bassa potranno essere acquistati come un biglietto aereo.” La startup con base in Texas, Axiom Space, ha stipulato un contratto con SpaceX per inviare quattro astronauti in missione commerciale entro il 2021. La NASA ha inoltre assegnato ad Axiom un contratto per costruire un modulo privato all’ISS con l’obbiettivo di esplorare applicazioni commerciali a bassa gravità. La costruzione di stazioni spaziali private viene ora presa in seria considerazione, poiché la NASA potrebbe non avere il desiderio né i finanziamenti per sostituire la ISS una volta raggiunta la fine della sua vita operativa.

Però, la strada verso la privatizzazione dello spazio non è priva di problemi ed è, infatti, disseminata di vittime e fallimenti. La stessa SpaceX ha dovuto subire costose battute d’arresto nel corso degli anni, da un’esplosione di uno dei suoi razzi dopo un malfunzionamento del sistema di interruzione del lancio, a problemi con il sistema del paracadute. Inoltre, l’avvento dell’attività privata aggraverà significativamente l’inquinamento da detriti spaziali, nello stesso modo in cui la crescita dell’attività marittima commerciale privata ha contribuito in modo importante all’inquinamento dei mari. Con l’aumentare del numero di oggetti spaziali in orbita, è giusto assumere anche il rischio di incidenti gravi. Ogni anno, circa 100-150 tonnellate di oggetti spaziali creati dall’uomo rientrano nell’atmosfera terrestre. Un incremento del numero di questi oggetti in orbita causerebbe un aumento non solo della probabilità di danni involontari alla proprietà, ma anche, nel peggiore dei casi, a rischi per le vite umane. Anche i costi associati alle attività delle stazioni spaziali sono straordinariamente elevati e i Paesi in via di sviluppo utilizzano sempre più risorse per farne fronte. Se qualche danno fosse causato da negligenze da parte dei vettori privati, probabilmente lo Stato finirebbe per essere responsabile. Inoltre, per far fronte ad un allargamento così repentino e multisettoriale, il mosaico di accordi e trattati che governano lo spazio dovrà essere ridefinito per regolamentare nuove sfide come il mining e l’inquinamento spaziale. Per quanto riguarda la sicurezza degli astronauti, invece, non è ancora chiaro se il diritto legale a un’esistenza sicura nello spazio si applicherà anche agli astronauti privati: società private si faranno carico degli immensi di una missione di salvataggio?

Per quanto riguarda la geopolitica dello spazio, con la “scoperta” di questo nuovo territorio, sorgono anche una serie di nuove sfide, inclusa la politicizzazione di quest’ultimo. Infatti, in vista del lancio di SpaceX, negli Stati Uniti si è creata una corrente sotterranea di orgoglio nazionale incarnata nell’hashtag #LaunchAmerica. Inoltre, a seguito della riuscita dell’operazione, il presidente Trump ha affermato che: “Gli Stati Uniti hanno riguadagnato un posto di prestigio come leader mondiali” nei viaggi nello spazio. “Ancora una volta lanciamo con orgoglio gli astronauti americani su razzi americani – i migliori al mondo – proprio da qui, sul suolo americano”, ha aggiunto. Il “prestigio” menzionato da Trump potrebbe essere legato a una spinta verso un’egemonia spaziale statunitense. Così, gli Stati Uniti liberi dalla dipendenza dall’agenzia spaziale russa e dalle sue navicelle Soyuz, potranno investire più risorse nella nuova divisione dell’esercito – la Space Force – la quale è stata formalmente creata dall’amministrazione Trump come parte del budget della difesa. Con 15,4 miliardi di dollari su 738 assegnati al programma per il 2021, fin dal suo concepimento, la Space Force è stata collegata alla competizione contro Russia e Cina. Infatti, i razzi sviluppati da SpaceX amplieranno il “mercato di lancio” del Pentagono, consentendo di utilizzare nuovi sistemi d’arma. In fine, come prevedibile, anche il processo di riconoscimento formale dei diritti di proprietà di interessi privati ​​per la rivendicazione di risorse nello spazio è già iniziato, ed i grandi competitor degli USA, come la Cina, sono già più che attivi nel campo. Già ad aprile, Trump ha firmato un ordine esecutivo che ha dichiarato che “gli Stati Uniti non considerano lo spazio come un bene comune” e che “un’esplorazione di successo a lungo termine richiederà una collaborazione con entità commerciali private per recuperare e utilizzare le risorse”. In tal modo, i calcoli politici di Trump si sovrappongono agli interessi privati ​​di Musk e ai piani di SpaceX per i viaggi e la colonizzazione extraterrestri. A causa di questa nuova indipendenza di lancio statunitense, inoltre, non è escluso un ulteriore deterioramento dei rapporti con la Russia.

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