Il Minnesota Burning ci racconta una storia che viene da lontano. Il video di George Floyd che esala l’ultimo respiro sotto il ginocchio dell’agente Derek Chauvin, le foto del distretto di polizia di Minneapolis che arde, le guerriglie urbane e le rivolte popolari, esprimono qualcosa di emblematico della storia degli Stati Uniti. Il razzismo è un fenomeno radicato che ha attraversato, e continua ad attraversare in maniera più o meno endemica, tutta l’esistenza di questo Paese. Oggi le modalità di aggregazione e le realtà attive nel mondo suprematista statunitense, restituiscono una realtà complessa e variegata, spesso quasi del tutto sconosciuta al di fuori dei confini nazionali.



Il South Poverty Law Center traccia e cataloga ogni anno gli hate groups attivi sul territorio federale. Nel 2019 negli Stati Uniti erano presenti 940 organizzazioni afferenti a diverse ideologie: neonazisti, suprematisti bianchi, neo-confederati, Alt-Right e molti altri. Nell’ottobre del 2019 la fondazione New America ha presentato un rapporto sugli attacchi terroristici negli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001: 111 sono state le vittime per attacchi dell’estrema destra, 104 per il terrorismo jihadista; inoltre viene stimato che il 73% degli incidenti violenti causati da estremisti, derivino da gruppi di estrema destra. Il rapporto Murder and Extremism in the United States in 2018, pubblicato nel 2019 dalla Anti-Defamation League Center on Hate and Extremism, ha rilevato che in quell’anno 50 persone sono state vittime di omicidi causati da “estremismo domestico”, il 78% dei quali perpetrato da suprematisti bianchi. Complessivamente dal 2009 al 2018, negli Stati Uniti sono state uccise da estremisti di destra 313 persone.

Un rapporto del Washington Post, pubblicato il 25 novembre 2018, indica il sensibile rialzo degli incidenti violenti dovuti ad estremismi di destra. Gli eventi classificati come terrorismo interno sono scesi a un totale di 41 nel 2001 (il massimo si era raggiunto nel 1970 con 468), per poi risalire a 65 nel 2017, di cui 36 legati all’estrema destra. Il rapporto ha rilevato che il 2018 è stato un anno particolarmente fatale, con 15 persone che morivano in sparatorie collegate all’estrema destra a Pittsburgh, nel Kentucky e a Tallahassee. L’impennata della violenza di destra, iniziata durante l’amministrazione Obama, è aumentata negli anni della presidenza Trump, le cui osservazioni sul raduno Unite the Right tenutosi a Charlotteville, in Virginia, nel 2017, furono di tacito sostegno alla riorganizzazione dei gruppi estremisti nazionali. I legami fra Trump e il suprematismo bianco emersero anche dalla nomina di Steve Bannon, una delle più importanti personalità dell’Alt-Right statunitense, come suo capo stratega dal 20 gennaio al 18 agosto 2017.

 



Complessivamente, tra il 2000 e il 2020, negli Stati Uniti sono stati registrati più di 20 attentati, mortali e premeditati, relativi a queste ideologie. La maggior parte di essi hanno avuto luogo dal 2008 in poi, ad eccezioni di un attacco a Dallas nel 2001.[1]Nonostante i numeri del fenomeno, parlare di terrorismo bianco non è scontato e la discussione ancora non occupa alcuno spazio nelle agende delle agenzie di difesa nazionale. I governi statunitensi non hanno ancora sviluppato piena consapevolezza giuridico-politica sui mezzi di contrasto agli eventi presi in esame, continuando a sviluppare esclusivamente i piani di sicurezza rivolti al terrorismo islamista.

 

Negli Stati Uniti il panorama delle organizzazioni di estrema destra è molto variegato. La Chiesa battista di Westboro, nota per le sue campagne omofobe, il Partito Nazista Americano e la Nazione Ariana, organizzazioni neonaziste fondate negli anni ’70, la Chiesa cristiana di Gesù Cristo e il movimento per l’Alternative Right (Alt-Right), sono alcune delle realtà più conosciute. Nel 2017 il Southern Poverty Law Center ha stimato l’esistenza di 29 gruppi che si contendevano il titolo di autentici eredi del Ku Klux Klan.

 

Negli ultimi anni lo sviluppo dei social network e della possibilità di navigare online liberamente, ha agevolato la possibilità, per singoli e organizzazioni, di cooperare, scambiare informazioni e creare network sempre più strutturati. Negli ultimi anni il mondo dell’estremismo di destra ha prediletto l’uso di forum e social specifici garanti della privacy, come Reddit, GAB, Stormfront, EndCHAN, 4CHAN e 8CHAN, piattaforme che ad oggi non ricevono, da parte del governo, le attenzioni che meriterebbero nell’ottica del contrasto al fenomeno. Prima dell’avvento di queste piattaforme, l’aggregazione e la radicalizzazione venivano promosse da realtà strutturate con maggiore difficoltà, basti pensare al Ku Klux Klan e l’anonimato che doveva garantire ai suoi membri, oggi tutelato dalle piattaforme online con maggiore facilità. Oggi con la costante e crescente decentralizzazione dei processi, le strutture organizzate, percepite come poco flessibili, non sono più il nucleo di partenza della radicalizzazione; la maggior parte degli scambi è online e avviene tra singoli radicalizzatisi in forma autonoma e individuale. 

 

La comunità dell’estrema destra, oltre al dark web, utilizza anche altri strumenti per diffondere le proprie idee: meme mirati, messaggi nei social mainstream come Facebook, Youtube, Instagram e sulla stampa. Non da ultimo va sottolineato il persistere di attività “offline” di molti attivisti, come i volantinaggi, le riunioni e le adunate. Siamo spesso portati a pensare che l’aggregazione di queste realtà avvenga solo su piattaforme difficilmente raggiungibili, ma la realtà è che la diffusione di messaggi d’odio razziale, antisemita e sovranista, anche di tipo violento, avviene molto più quotidianamente e pubblicamente di quanto si pensi. Un altro aspetto emblematico dell’evoluzione del fenomeno, è la disponibilità dei suoi attori “a metterci la faccia”. Il contrasto che può evocare meglio tale riflessione è quello tra gli “incappucciati”, anonimi e confondibili membri del Ku Klux Klan, e le dirette Facebook in primo piano realizzate in questi anni.

 

Nel variegato fenomeno dell’identitarismo, si riscontrano denominatori comuni, molti dei quali derivanti dalla teoria della “Grande Sostituzione” di Renaud Camus, il quale ha fatto di tale assioma un impianto teorico che lo ha reso uno dei maggiori ideologi della nuova destra. La teoria della Grande Sostituzione si basa sull’idea che la popolazione occidentale bianca stia venendo rimpiazzata da altre etnie, imbracciando un destino che la porterà inesorabilmente a divenire una minoranza; per Camus la sostituzione sarà demografica ed etnico-culturale. Concetti legati a quello della “Grande Sostituzione” vengono quotidianamente pronunciati da molti leader di partiti sovranisti e di estrema destra, nonché dallo stesso Presidente Trump. Tra il 2012 e il 2019 sono stati pubblicati un milione e mezzo di post inerenti tale teoria.

 

A questa teoria è da attribuire anche il concetto, diffusissimo nella subcultura suprematista, della “remigration”, ovvero “una pulizia etnica non violenta” che prevede la deportazione di tutte le popolazioni etnicamente non omogenee a quelle del territorio, nei propri Paesi di provenienza. Tale parola ha visto un incremento di utilizzo sorprendente a partire dal 2012, diventando una delle parole più twittate tra gruppi di estrema destra a partire dal 2018. Negli ultimi anni queste ideologie stanno riuscendo a porsi da federatori di diverse istanze, razziali, anti-migratorie, contrarie ai diritti LGBT, anti-abortiste e anti-establishment, grazie al grande potere aggregativo di internet e dei forum online.

 

A tali teorie hanno contribuito anche ideologi dell’Alt-Right come David Lane[1], che ha diffuso l’idea del white genocide su scala mondiale. Il white genocide è l’effetto della teoria di Gisèle Littman, meglio nota come Bat Ye’or, sull’Eurabia, ovvero il passaggio alla supremazia della legge islamica nei popoli occidentali, voluto e organizzato dai Paesi di confessione islamica e portato avanti anche con azioni terroristiche. Tali teorie, accentuando il processo di autoidentificazione con un gruppo e la differenziazione da altri, utilizzano racconti e retoriche di crisi, spesso implicanti il bisogno di reazioni ostili contro l’outgroup. Secondo l’esperto di estremismo violento J. M. Berger, questi gruppi impiegano prevalentemente cinque narrazioni di crisi: cospirazione, distopia, impurità, minaccia esistenziale e apocalisse.

 

All’indomani di molti attentati sono stati scoperti manifesti e diari pubblicati online dagli stessi attentatori contenti questo genere di narrazioni e riportanti la chiara volontà di commettere omicidi ideologici, come successo nel caso di Patrick Crusius, l’attentatore che il 3 agosto 2019 ha ucciso 22 persone di origine latinoamericana nei supermercati Walmart di El Paso in Texas, generando il più alto numero di morti in un attacco suprematista nella storia recente americana. Ad oggi nessun governo si è voluto assumere la responsabilità di creare efficaci piani di studio e analisi volti al contrasto di questa forma di terrorismo, piani che forse avrebbero suscitato scontento tra una larga parte della popolazione bianca.

 

Le ragioni dell’odio razziale negli Stati Uniti sono molteplici, interne alla storia di questa democrazia, nella quale le fasce più povere della popolazione sono composte per la maggior parte di immigrati e afroamericani, primi fruitori di un sistema assistenziale avversato da una grande fetta della popolazione bianca da sempre contraria alla tassazione federale. Questa e molte altre sono le fratture interne alla variegata e multietnica cittadinanza statunitense che esigono una profonda riflessione per porre una freno al dilagare della violenza. Ad oggi nessuna forza politica nazionale sembra in grado, o intenzionata, a farsi pieno carico della risoluzione del problema. Dal punto di vista della sicurezza, a nessuno di questi attentati hanno fatto seguito piani di monitoraggio del fenomeno come ci si sarebbe dovuto aspettare, in quanto accaduto per molte altre forme di terrorismo che hanno afflitto il Paese. Monitoraggio, contrasto e ricerca delle cause profonde che innescano tali eventi, sono i primi passi da compiere per il collaudo di una ricetta volta alla limitazione della violenza e al rafforzamento della stessa democrazia statunitense.

[1] Cfr. Altschiller D., Hate crimes: a reference handbook, ABC-CLIO, 2005, p. 24.

[2] Flynn K. J., Gerhardt G., The Silent Brotherhood: Inside America’s Racist Underground, New York, Signet Books, 1990.

 

 

 

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