Una Commissione di studio del governo sudafricano ha reso noto un documento ufficiale sul progetto di riforma agraria nazionale e la questione terriera. Gli esperti nel documento pubblicato hanno suggerito di fare vita ad espropri delle proprietà bianche parziali solamente nei casi di terreni posseduti esclusivamente a fini speculativi o occupati da inquilini. Ciò non farebbe altro che confermare la linea moderata della Presidenza di Pretoria che sotto Cyrill Ramaphosa ha dovuto sì, farsi carico dello scottante tema agrario e terriero legato agli equilibri di potere razziali nel paese, ma più per competere con l’EFF di Malema che per convinzione.

Il Presidente sudafricano aveva infatti sin da principio tentato di tranquillizzare il mondo della finanza che ben conosce a causa del suo precedente ruolo imprenditoriale, circa possibili riforme del settore agricolo in Sudafrica. Infatti quando il Parlamento del paese votò a favore di confische senza indennizzi ciò suscitò immediatamente enormi polemiche e timori sia in patria (soprattutto tra le comunità Afrikaner e Zulu) che all’estero dove si iniziò a tenere per un nuovo Zimbabwe. I bianchi che in Sudafrica sono tra l’8 e il 9% della popolazione e il 12% circa dei cittadini posseggono nel paese il 72% dei terreni a causa sia del carattere agricolo degli antichi insediamenti boeri che della legge del 1913 che in un Sudafrica all’epoca governato esclusivamente dai bianchi escludeva i neri dalla proprietà fondiaria.

Quando nel 1994 terminò il regime dell’apartheid e a seguito delle prime elezioni democratiche multirazziali della storia del paese, l’ANC andò al potere il nuovo governo si propose come obiettivo minimo quello di redistribuire almeno il 30% dei terreni coltivabili alla maggioranza nera. Tuttavia nonostante ciò, sia per lo scarso interesse della popolazione di colore a lavorare la terra a causa della tendenza di quest’ultima ad inurbarsi che a causa di uno scarso lavoro approfondito portato avanti dalle istituzioni, poco è stato fatto in questo ambito. Tornato il paese in una crisi interna in questi anni tuttavia la questione razziale in conseguenza dei problemi socio-economici che sempre più gravi affliggono il paese è tornata ad infiammare il clima nazionale, portando a crescere il partito xenofobo e suprematista nero di sinistra radicale degli EFF guidati da Julius Malema.

In uno scenario simile l’ANC ha tentato di recuperare terreno tra le frustrazioni della middle class nera del paese sempre più ostile alle minoranze e agli immigrati cercando di spostarsi verso queste istanze. Cyrill Ramaphosa nonostante ciò ha tuttavia sempre cercato di tranquillizzare per l’appunto come già detto sopra sia il mondo dell’economia che addirittura la popolazione bianca come ha fatto in aprile in un comizio elettorale a Stellenbosch, prospera località con una forte popolazione bianca simbolo del mondo vitivinicolo nazionale. Lì ha infatti invitato i bianchi a non tenere per il futuro e a rimanere nel loro paese. Nonostante pressioni dalla sinistra nera e crisi di consenso a causa della corruzione provocata perlopiù dal malcontento popolare verso l’ex presidente Zuma (anch’egli dell’ANC) Ramaphosa è riuscito a vincere le elezioni seppur con percentuali molto più basse del solito per il proprio partito, ma soprattutto ad inchiodare al 10% gli uomini di Malema.

Una simile risoluzione della crisi per tanto darebbe un notevole respiro di sollievo sia al governo che all’ANC senza pregiudicare la sicurezza alimentare del paese (preoccupazione fortemente avanzata dalla monarchia tribale Zulu) e i rapporti interrazziali con la creazione di un “apartheid al contrario” (preoccupazione questa perlopiù dei forum anche economici Afrikaner), inoltre il paese non incapperebbe nel rischio di sanzioni internazionali o in rischi legati al mondo della finanza. Allo stesso tempo verrebbe de facto istituzionalizzata l’esistenza di varie baraccopoli che legalizzate potrebbero cercare di essere normalizzate senza continuare a creare ulteriori sfide tra i contadini e le masse di derelitti che talvolta occupano proprietà sfitte o in stato di semi-abbandono o ancora campi ai margini delle vigne e delle coltivazioni.

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