Sì è tenuto in questi giorni sul finire di agosto il summit per lo sviluppo nippo-africano.Capi di stato, dignitari e primi ministri del continente nero hanno affollato i salotti del potere di Tokyo incontrando i loro omologhi giapponesi per concordare grandi piani di investimento, riforme economiche e accordi industriali. Il Giappone si è impegnato ad investire nei paesi dell’Unione Africa 20 miliardi nei prossimi anni. Nonostante si tratti di 1/3 di ciò che investe Pechino nella regione, ciò mette un focus unico sul nuovo interesse della potenza asiatica per i partner africani. Tokyo vede questi stati come ottimi acquirenti delle proprie tecnologie anche per il contrasto all’inquinamento e al cambiamento climatico. Grandi successi anche per il settore automobilistico con Toyota e Isuzu che dominano gran parte del mercato africano e nelle esportazioni di derrate alimentari verso l’Africa.

Il Giappone così facendo, entra nella partita gioco africano pronto non a intraprendere un gioco a somma 0 con la Cina bensì a competere con questa potenza facendo asse con Parigi, Washington e Nuova Delhi nel settore degli investimenti africani. In particolare si sta rivelando una mossa particolarmente intelligente il rilancio della partnership storica con il Sudafrica anche tramite l’India. Sia l’India che il Giappone infatti mirano a consolidare un fronte indopacifico in grado di circondare la Cina e ora di porsi come possibili alternativa allo strapotere pechinese nel continente nero, profittando dei timori legati alla cosiddetta trappola del debito cinese e ai sentimenti xenofobi creatisi spesso nei locali con l’arrivo degli ultracompetitivi mercanti cinesi. I paesi africani, d’altronde, vedono in Tokyo un buon corteggiatore in grado di diversificare i propri appoggi nel mondo della finanza globale al dì la delle classiche potenze ex coloniali (UK o Francia) e della Cina col suo neocolonialismo.

Il Giappone dovrà quindi, agire per crearsi una propria area di influenza in loco in maniera arguta per espandere sia il proprio potere politico che per aprirsi enormi possibilità economiche nel presente e nel futuro, evitando che queste passino totalmente alla Cina. D’altro canto per gli occidentali l’ingresso di Tokyo in grande stile nel continente nero, può essere un utile occasione per colpire la forte presenza cinese nella regione o quantomeno per indebolirla, rendendo quindi più fluidi gli equilibri di potere affinché su tante aree il predominio cinese di cristallizzi il meno possibile. Washington dovrà pertanto favorire partnership indo-giapponesi anche perché in Africa poche potenze possono permettersi una penetrazione dei mercati locali analoga in funzione anticinese. L’Africa, forse oggi più che nella guerra fredda è tornata terreno di gioco ambito come non mai dai tempi del Congresso di Berlino del 1878, dove le potenze coloniali si spartirono la regione solo che questa volta la “nuova partizione” del continente potrebbe essere più asiatica che occidentale (col beneplacito di molti paesi africani)

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