In questi giorni una delegazione di alto rango del Congresso degli Stati Uniti d’America si è recata in Ghana per commemorare il quattrocentesimo anniversario dall’inizio delle deportazioni di schiavi attuate dai negrieri europei e nordamericani nella regione di cui fa parte l’odierno Ghana. Nel territorio del paese africano, infatti si trovava la cosiddetta “porta del non ritorno”, un area varcata la quale i deportati si avviavano a vedere per l’ultima volta le loro terre ancestrali scomparire all’orizzonte per raggiungere una vita di dura schiavitù nelle allora 13 colonie inglesi d’America. 

Ad oggi il 13% circa della popolazione americana ha antenati che hanno vissuto quell’intenso dramma epocale e attivisti per i diritti civili come Martin Luther King saranno in prima fila negli anni 50′ e 60′ nel sostenere i diritti all’autodeterminazione per i popoli africani specialmente per quello ghanese. La delegazione che in questi giorni si è recata in Ghana, dove ha incontrato il Presidente Nana Akufo Addo e il Congresso del paese, è stata guidata dalla Democratica Nancy Pelosi Presidente della Camera del Congresso statunitense. 

Questa delegazione è stata composta ad eccezione della Pelosi di origine italo-americana, da soli afroamericani tra cui il rappresentante dei Neri al Congresso, attivisti e politici neri del Sud coinvolti nel movimento per i diritti civili e dalla deputata Ilhan Omar del Minnesota p, nata in Somalia ed accolta da bambina durante la guerra degli anni 90′ che sconvolse il suo paese d’origine in America. Questa visita oltre a commemorare il passato e le origini di parte importante del popolo americano ha tuttavia avuto anche un chiarissimo significato politico. La Chairmann della Camera del Congresso americano ha potuto infatti parlare col presidente ghanese di un aumento della collaborazione bilaterale a livello politico, economico e militare collaborando tra l’altro già Accra con Africom, il comando militare americano in Africa. Economicamente il Ghana è una vera potenza emergente e maggiori partnership con l’America potranno solamente arricchire il paese e dargli maggior rilevanza strategica. 

La Pelosi e la sua delegazione hanno poi avuto l’occasione anche di parlare di contrasto al cambiamento climatico, il quale sta’ danneggiando sempre più le nazioni del continente nero. Una posizione che esprime direzioni opposte alla rottamazione della cosiddetta diplomazia ambientale inaugurata ai suoi tempi da Clinton e Al Gore, proseguita da Obama e “rottamata” da Trump. Da questa visita né emerge in tempi nei quali Mosca ma soprattutto Pechino stanno dilagando per il continente africano, una visione strategica del Congresso in politica estera per quanto riguarda l’Africa. Il Ghana essendo tradizionalmente una delle voci più stabili e autorevoli dell’Africa occidentale può infatti essere un valido referente per Washington nella regione ricevendone notevoli benefit. 

D’altro canto gli USA hanno mostrato con questa visita il proprio soft power legato all’origine africana di parte importante della loro popolazione. Una carta questa che Washington dovrebbe mirare a valorizzare al massimo per esercitare una maggior influenza culturale sul continente nero e aumentare il suo soft power in loco. In tempi di maggiore attività per Africom, inclusa quella in Ghana, la delegazione ha finito quindi la sua visita in Italia nella Sede dell’Africom a Vicenza.

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