Il 2020 per la Cina, ma per tutto il continente asiatico, sembra essere iniziato nel peggiore dei modi. Dopo aver causato la morte di 56 persone e l’infezione di migliaia, un nuovo virus ha riportato per l’ennesima volta gli occhi del mondo verso la Cina che, periodicamente, sembra essere ricettacolo di allarmi pandemici. Nonostante il paese operi ormai di concerto all’Organizzazione Mondiale della Sanità per arginare la diffusione, l’evento ha sollevato polemiche ancora maggiori in occidente riguardo la sua mutazione.

Il coronavirus è una peculiare fattispecie di VIRUS animali ad RNA variabile positivo, virus altamente adattabili i quali, poste le condizioni ambientali adatte, sono capaci di saltare da specie a specie mantenendo alti gradi di resistenza ai vaccini. Essendo quindi di origine animale, la notizia del focolaio individuato nella città di Wuhan ha portato l’attenzione sul locale mercato di carne, noto per la vendita tra gli altri di pipistrelli, armadilli e serpenti; questi ultimi sembrano essere stati per l’appunto gli incubatori originali del virus.

Come per quel che ha riguardato la febbre aviaria, la SARS e l’Ebola, il virus riportava le dirette conseguenze di abitudini culinarie esotiche e standard igienici bassi, sollevando critiche da parte di associazioni animaliste e più in generale da parte delle società occidentali avulse a questo genere di alimentazione. Sorvolando sulle critiche nel merito, il governo comunista è subito corso ai ripari: chiusura della Città proibita a Pechino, della grande muraglia a di qualsiasi infrastruttura in entrata e uscita a Wuhan, per un totale di 32 milioni di persone costrette alla quarantena. Nonostante poi l’invito alla calma e all’obbedienza, il Governo ha deciso inoltre di cancellare i festeggiamenti del Capodanno Cinese previsti in Febbraio.

Viste le misure prese, il coronavirus ha posto nuovamente in questione il sistema paese sia per le sue discutibili tradizioni culinarie che per la sensazione di distanza dalla sofferenza della gente che il Partito Comunista ha dimostrato. Al di là dei messaggi di propaganda la Cina è tornata sotto esame e la sua credibilità a livello internazionale è nuovamente messa alla prova: troppi precedenti di pandemia, un sistema di controllo distopico e una società reale legata a tradizioni e antichi costumi che mal conciliano con l’immagine di modernità tanto voluto da Xi Jinping, una crisi non ancora conclusasi che potrebbe da un momento all’altro sfuggire di controllo.

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