Il 27 febbraio 1972 il Presidente americano Richard Nixon e il Primo Ministro cinese Zhou Enlai firmarono il Comunicato di Shangai, documento che segna una svolta nel percorso di normalizzazione delle relazioni sino-americane. L’accordo fu raggiunto al termine del viaggio in Cina di Nixon, primo Presidente USA a recarsi nella Repubblica Popolare cinese dalla sua fondazione nel 1949.

Tra la seconda metà del 1971 e l’inizio del 1972, il dialogo tra i due Paesi subì un’accelerata: le tensioni tra Cina e Urss, le opportunità economiche e la volontà dell’amministrazione Nixon di ritirarsi dal conflitto in Vietnam giocarono un ruolo fondamentale. Il terreno fu preparato nel 1971 dai viaggi segreti in Cina di Henry Kissinger, Consigliere USA per la sicurezza nazionale. Poco prima del secondo viaggio segreto di Kissinger, precisamente il 25 ottobre 1971, la Repubblica Popolare cinese ottenne una significativa vittoria in seno alle Nazioni Unite. Con l’approvazione della Risoluzione 2758 da parte dell’Assemblea Generale veniva ritirato il riconoscimento di Taiwan come unico governo legittimo della Cina, e dunque la Repubblica Popolare otteneva il seggio nel Consiglio di Sicurezza, massimo organo decisionale del sistema delle Nazioni Unite. Invocando questioni procedurali, gli Stati Uniti avevano sempre cercato di procrastinare l’ingresso della Cina nel Consiglio di Sicurezza; tuttavia in quell’occasione, pur avendo votato contrariamente, lasciarono correre.

I tempi per la distensione ufficiale sono maturi. Così il 15 febbraio 1972 Nixon accettò l’invito del fondatore della Repubblica cinese, Mao Tse-Tung, e volò a Pechino. Dopo giorni di fitti incontri, gli Stati Uniti e la Cina raggiunsero un accordo per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche, economiche e culturali. Il Comunicato di Shangai stabiliva gli interessi comuni dei due Paesi: espandere l’interscambio commerciale, contrastare l’espansionismo sovietico in Asia, rispettare reciprocamente la sovranità e l’integrità territoriale. Inoltre gli Stati Uniti si impegnavano a riconoscere la Repubblica Popolare come unica Cina, ma allo stesso tempo, attraverso una vaga formula, evitavano di disconoscere il governo nazionalista di Tapei. In cambio, la Cina attivò i canali diplomatici per mediare la pace tra il Vietnam del Nord e gli Stati Uniti, impantanati nel conflitto e desiderosi di uscirne in tempi brevi. Pace che si concretizzò meno di un anno dopo – era il gennaio 1973- con gli Accordi di Parigi.

Per il definitivo salto di qualità si dovrà aspettare il primo gennaio 1979, data in cui Stati Uniti e Cina ufficializzarono lo stabilimento delle relazioni diplomatiche. Gli USA trasferirono il riconoscimento diplomatico da Tapei a Pechino; una formula che verrà replicata da quasi tutti i Paesi, e ancora oggi in corso.

 

 
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