Quali sono le potenze esterne presenti a vario titolo nel conflitto libico e qual è il loro ruolo? Cerchiamo di tracciare un quadro della situazione corrente, alla luce in particolar modo della guerra civile scoppiata in seguito alla (fallita) offensiva del Generale Khalifa Haftar per conquistare Tripoli. Chi sta con chi e che tipo di supporto fornisce.

Lo scorso 4 Aprile il generale Khalifa Haftar, al comando dell’Esercito Nazionale Libico (ENL), ha lanciato un’offensiva militare volta alla conquista della capitale Tripoli, dopo che, con un’operazione lampo, aveva posto sotto il suo, più o meno diretto, controllo la regione meridionale del Fezzan, tra febbraio e marzo. Tale azione non ha avuto però il successo sperato, e a quasi quattro mesi dall’inizio dell’operazione, le forze di Haftar non riescono a sfondare le linee di difesa costituite dalle varie milizie che supportano la fazione avversaria, il GAN (Governo di Accordo Nazionale), guidato dal Primo Ministro Fayez al-Sarraj e supportato da ONU e Italia. La situazione sembra essersi tramutata in uno stallo militare, con nessuna delle due parti che riesce a prevalere in maniera netta sull’altra, riportando una vittoria decisiva nei vari scontri, mentre si registrano, secondo dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 1048 morti (106 civili) e 5558 feriti (289 civili)1. Una vera e propria guerra civile in corso dunque a Tripoli e dintorni.

Nel conflitto che vede opposti da un lato l’ENL, legato al Parlamento di Tobruk e comandato appunto da Haftar, e dall’altro il GAN, guidato da Sarraj e con sede a Tripoli, risulta di primaria importanza il ruolo giocato da diversi attori esterni. Stiamo parlando di diversi Stati, per lo più europei e mediorientali, che a vario titolo, per ragioni diverse e in misura differente supportano l’una o l’altra fazione. Per districarsi nel mosaico libico e capire meglio il conflitto in corso, non si può prescindere dall’analizzare quali potenze esterne supportano quali attori locali e in che modo lo facciano. Cerchiamo dunque di fare un po’ di chiarezza sul ruolo delle potenze esterne nel conflitto libico. Partiamo dall’ENL, che può vantare numerosi sponsor in suo sostegno. Senza il supporto ricevuto dall’estero, infatti, per Haftar sarebbe stato praticamente impossibile lanciare l’offensiva per la conquista di Tripoli.

-EGITTO- Tra i principali sostenitori dell’ENL troviamo l’Egitto di Al Sisi. L’Egitto confina a ovest con la Cirenaica, la regione orientale della Libia legata al Parlamento di Tobruk e da diverso tempo sotto controllo di Haftar. È da qui che è iniziata la grande offensiva dell’ENL per riconquistare l’intera Libia, prendendo il controllo dapprima dei giacimenti della cosiddetta “Mezzaluna petrolifera”, la zona che si affaccia sul Golfo della Sirte, per poi procedere verso sud, il Fezzan, e ora appunto a ovest, direzione Tripoli. Per l’Egitto è cruciale mantenere stabile e sicuro il proprio confine occidentale con la Libia, mentre contribuisce a fornire supporto ad Haftar a livello economico, ma soprattutto militare e logistico, con rifornimenti di armi e munizioni. Dall’altro lato, pare che Al-Sisi si sia assicurato, in cambio dell’aiuto fornito all’ENL, petrolio a prezzi relativamente contenuti, contrabbandato illegalmente dal terminale di Hariqa, a Tobruk.

-EAU/ARABIA SAUDITA- Gli Egiziani non sono gli unici partner arabi di Haftar. A suo sostegno, con un ruolo ancor più decisivo nei recenti combattimenti per Tripoli, troviamo Emirati Arabi Uniti (EAU) e in misura minore Arabia Saudita. La loro azione pare rispondere più ad una logica legata all’estendere la propria influenza nella regione nordafricana e a combattere l’asse Qatar-Turchia, partner del GAN, piuttosto che a quella di difendere interessi diretti in Libia. Mentre il supporto saudita sembra sostanziarsi quasi esclusivamente in termini finanziari [2], quello emiratino risulta più completo ed efficace, con aiuti sia economici, sia logistici, ma soprattutto con supporto militare direttamente sul campo. Sono infatti diversi i report che sostengono un impiego a Tripoli e dintorni di droni armati di provenienza cinese (probabilmente un paio di Wing Loong) da parte di contractors al soldo degli EAU. Inoltre, è risaputo che sempre gli EAU gestiscono la base aerea di al-Khadim, vicino Bengasi, dove appunto sarebbero schierati i droni e i contractors ingaggiati da Abu Dhabi, assieme ad elicotteri e aerei antiguerriglia. Un supporto diretto dunque, quello fornito dagli emiratini ad Haftar, importante ai fini della sua offensiva, ma non decisivo, stando all’attuale impasse militare.

-RUSSIA- Più defilata sembrerebbe la posizione della Russia, anch’essa sponsor di lunga data di Haftar. Ricordando la famosa visita del comandante dell’ENL a bordo della portaerei russa Kuznetsov, nel gennaio del 2017, mentre la nave era in navigazione nel Mediterraneo, a suggellare l’alleanza con Mosca, fino al più recente impiego di mercenari russi, circa 300 uomini, per lo più ceceni e probabilmente facenti parte della società privata Wagner, già attiva anche in Siria. Secondo alcune fonti, il reparto avrebbe in dotazione alcuni blindati e droni da sorveglianza Orlan-10. La strategia russa risponde alla volontà di accrescere la propria influenza nel Mediterraneo e nell’Africa settentrionale, complice il (presunto) disimpegno americano nell’area [3].

Un militare libico mentre ispeziona i missili Javelin ritrovati a Gharyan

-FRANCIA- Il principale sponsor europeo di Haftar è la Francia di Macron, che formalmente supporta il GAN di Al-Sarraj, l’unico governo legittimo riconosciuto dall’ONU, ma che di fatto offre sostegno logistico e militare all’ENL. La Francia ha importanti interessi energetici in Libia, soprattutto in Cirenaica, oltre ad aver l’obiettivo strategico di accrescere la propria influenza nella regione nordafricana. Il supporto francese si sostanzia nella presenza di diversi consiglieri militari attivi sul territorio, per aiutare l’ENL nella pianificazione e condotta delle operazioni, e nell’invio di materiale bellico, in particolar modo armi e munizioni. A tal proposito, è emblematico il ritrovamento di quattro missili anticarro Javelin di fattura americana avvenuto nei pressi della cittadina di Gharyan, recentemente conquistata dalle milizie del GAN. In un primo momento, si era creduto che fossero stati forniti dagli EAU; tuttavia, è stato poi confermato che la fornitura era di provenienza francese, causando grande imbarazzo e scalpore a Parigi, dove si è tentato di correre ai ripari affermando che i missili erano in dotazione a personale di intelligence francese per operazioni anti-terrorismo. L’evento testimonia la politica della Francia, impegnata formalmente a favore del GAN e della pacificazione libica, ma di fatto attiva a supporto diretto dell’ENL di Haftar.

Analizzando invece gli Stati che supportano di fatto, e non solo a parole, il GAN guidato dal Primo Ministro Al-Sarraj, si può notare come essi rappresentino un numero più limitato rispetto alla schiera di potenze a sostegno di Haftar.

-TURCHIA- Tra i sostenitori più attivi del GAN negli ultimi mesi troviamo la Turchia di Erdogan. Nel mese di maggio sono circolati in rete diversi video e immagini di una spedizione di almeno 40 veicoli ruotati blindati del tipo Bmc Kirpi realizzati in Turchia; i miliziani fedeli al GAN esultavano all’arrivo dei veicoli, sottolineando come essi avrebbero potuto svolgere un ruolo decisivo nel fermare l’avanzata del “nemico” Haftar. Secondo diverse fonti, il carico, composto anche da mitragliatrici pesanti e missili anticarro, sarebbe arrivato a Tripoli sul cargo moldavo Amazon, dopo esser partito dal porto turco di Samsun, nel Mar Nero. Altre fonti riportano anche l’arrivo di droni armati Bayraktar Tb2, sempre di produzione turca, oltre alla presenza di consiglieri turchi. Non a caso nel mese di giugno c’è stato uno scambio di accuse e attacchi reciproco fra il Governo di Ankara e l’ENL, con il ministro degli esteri turco Çavuşoğlu che ha tuonato contro Haftar, definendolo un uomo senza umanità. Da segnalare infine un episodio riguardante prima la cattura e poi il rilascio di alcuni cittadini turchi in Cirenaica da parte sempre dell’ENL di Haftar.

-QATAR- All’apparenza più defilato, ma in realtà decisivo, è il ruolo del Qatar. Doha fornisce supporto politico ma soprattutto finanziario al GAN: i soldi qatarioti si sono probabilmente rivelati decisivi nel mantenere fedeli ad Al-Serraj la galassia di milizie che si sono espresse a sostegno del governo di Tripoli. Infatti, è probabile che Haftar contasse su qualche defezione tra le fila del GAN al momento in cui ha lanciato l’offensiva militare, ma tali defezioni non sono avvenute, e il denaro del Qatar si è con tutta probabilità rivelato cruciale a tale scopo.

-ITALIA- Infine c’è il nostro Paese, l’Italia, che da sempre supporta esplicitamente il GAN, dal momento che i nostri principali interessi energetici, securitari e migratori sono concentrati nella zona della Tripolitania. La strategia italiana consiste nel dare pieno supporto al piano di pace promosso dall’inviato speciale dell’ONU, Ghassan Salamé, a favore di una soluzione politica al conflitto. Roma è stato l’unico Paese a non chiudere l’ambasciata a Tripoli al momento dello scoppio delle recenti ostilità, mentre mantiene attive due missioni militari in territorio libico: un ospedale militare da campo a Misurata, e una nave della Marina ormeggiata stabilmente nel porto di Tripoli, allo scopo di raccogliere informazioni e supportare il governo tripolino di Al-Sarraj. Anche l’Italia, come gli altri Stati citati in precedenza, ha violato in maniera più o meno esplicita l’embargo ufficialmente in vigore in Libia, fornendo alcune unità navali alla Guardia Costiera libica. Tali unità sono impiegate per pattugliare il litorale libico e impedire la partenza di barche con a bordo immigrati irregolari verso le coste italiane: non si tratta, dunque, di un supporto direttamente legato al conflitto in corso tra GAN e ENL, e infatti più volte Al-Sarraj ha chiesto al nostro Paese un aiuto maggiore (in termini di armi e munizioni) nella lotta contro Haftar, come hanno invece fatto Qatar e soprattutto Turchia.

Veicoli ruotati Bmc Kirpi turchi fotografati presso il porto di Tripoli

L’Italia, comunque, mantiene attiva e stabile la propria presenza e influenza sul territorio, monitorando costantemente la situazione sul piano militare e ponendosi a livello diplomatico come l’unico interlocutore capace di dialogare in modo serio e credibile con entrambe le parti.

Proprio nelle ultime ore, l’ENL ha annunciato l’inizio della cosiddetta “ora zero”, l’avvio dell’operazione finale per la conquista di Tripoli. Secondo alcune fonti [4], un non meglio identificato Paese occidentale (forse l’Italia) avrebbe informato il GAN che diversi Stati, tra cui Francia, EAU ed Egitto, avrebbero intensificato il loro supporto ad Haftar per lanciare l’offensiva decisiva per la cattura di Tripoli. A parole i proclami delle forze dell’Esercito Nazionale Libico sono sempre stati alquanto roboanti, ma i risultati sul campo invece per ora sono stati fallimentari.

I prossimi giorni potrebbero, forse, rappresentare una svolta nel contesto del conflitto libico, e l’effettivo grado di supporto esterno che l’ENL riceverà sarà probabilmente tra le variabili cruciali nel plasmare le sorti della guerra civile in corso.

1 Dati aggiornati al 9 luglio 2019.

2 Secondo alcune fonti, EAU e Arabia Saudita avrebbero stanziato per Haftar 200 milioni di dollari, al fine di supportarlo economicamente nella sua offensiva https://www.libyaobserver.ly/inbrief/uae-and-saudi-arabia-grant-warlord-haftar-200-million-cover-his-offensive-tripoli

3 In realtà gli Stati Uniti mantengono un numero non definito di truppe in Libia, per il contrasto al terrorismo, ma con un ruolo non del tutto chiaro nell’ambito del conflitto civile libico, alcuni sostengono a supporto delle milizie di Al-Sarraj.

4 https://www.analisidifesa.it/2019/07/libia-haftar-annuncia-la-spallata-finale-a-tripoli/


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