Il contributo delle Forze Armate Italiane nell’emergenza legata al Covid-19. Dalla crisi sanitaria a quella economica: perché non bisogna tagliare i fondi alla Difesa una volta conclusa l’emergenza epidemiologica.

L’attuale emergenza sanitaria causata dal virus COVID-19 non ha precedenti nella storia italiana: con più di 150.000 casi confermati e oltre 19.000 morti all’11 aprile, il coronavirus sta mettendo a dura prova la tenuta dell’intero Paese, da un punto di vista sanitario, sociale, economico, ma anche logistico e organizzativo.

Accanto a tutti gli operatori del settore sanitario, per ovvie ragioni i più coinvolti nel combattere l’emergenza, anche le Forze Armate Italiane stanno svolgendo un ruolo che, seppur secondario rispetto a quello di medici e infermieri negli ospedali, fornisce comunque un contributo importante, a tratti essenziale, nel fronteggiare la crisi che l’intera penisola sta attraversando.

Come in tutte le situazioni emergenziali, infatti, i militari di Esercito, Marina, Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri sono sempre in prima linea, pronti a intervenire ovunque sia necessario, svolgendo i più diversi e disparati compiti, al servizio del Paese e della collettività.

Il contributo fornito dalle Forze Armate si è manifestato, nei primi giorni della crisi epidemica, nella forma del trasporto aereo in bio-contenimento (immagine di copertina), una capacità di eccellenza dell’Aeronautica Militare, unica in Europa insieme alla Royal Air Force inglese[1]. Infatti, nel mese di febbraio, sono state effettuate quattro missioni di volo per consentire il rientro di cittadini italiani e stranieri dalla Cina e dal Giappone, all’epoca focolai principali di quella che sarebbe poi diventata una pandemia. Tali missioni sono state eseguite mediante l’impiego di velivoli KC-767A del 14° Stormo di Pratica di Mare.Grazie a questa peculiare e importantissima capacità dell’Aeronautica, è possibile eseguire il trasporto di personale affetto da malattie particolarmente infettive in totale isolamento e sicurezza. Questa capacità continua tutt’ora a rivelarsi preziosa e fondamentale, permettendo il trasferimento di pazienti affetti da COVID-19 da un ospedale all’altro attraverso l’intero territorio nazionale, impiegando sia assetti ad ala fissa che rotante (oltre al KC-767A, anche il C-130J, il C-27J e l’elicottero HH-101).

Altrettanto importanti sono i voli per il trasporto di materiale medico e attrezzature sanitarie, come mascherine, dispositivi di protezione individuale e respiratori. Al 9 aprile sono 28 i voli di questo tipo effettuati dall’Aeronautica Militare, i quali hanno permesso di reperire il materiale, sia in Italia che all’estero, e di trasportarlo nel più breve tempo possibile verso i centri maggiormente colpiti dall’emergenza, consegnando un totale di 142 tonnellate di materiale sanitario.

Un contributo importante è quello fornito dalla medicina militare. Presso diverse strutture sanitarie civili, soprattutto nelle regioni settentrionali, sono impiegati complessivamente 118 medici e 160 infermieri delle quattro Forze Armate, per aiutare e supportare gli operatori sanitari civili i cui organici sono spesso insufficienti a fronteggiare le proporzioni dell’emergenza in alcuni luoghi. Inoltre, ospedali da campo sono stati allestiti a Piacenza e Crema, dove l’impegno immediato e tempestivo dei militari ha permesso la realizzazione delle strutture in sole 72 ore.

Determinante è anche il supporto organizzativo e logistico fornito dai nostri soldati (l’immagine dei camion dell’Esercito che trasportano le bare a Bergamo rimarrà probabilmente una delle più significative di questa emergenza). Infine, è stato intensificato il dispositivo per il presidio del territorio da parte dell’Esercito Italiano in supporto alle forze dell’ordine. In tal senso è stata attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza ai militari e si è intensificato il ricorso ai droni per meglio sorvegliare e controllare determinate aree.

Consegna di materiale sanitario alla Protezione Civile

Quale futuro per le Forze Armate dopo il COVID-19?

L’attuale emergenza sanitaria sarà affiancata da una emergenza socioeconomica, dovuta al blocco di molte attività produttive imposto dalle autorità governative, necessario e inevitabile per frenare il contagio (in realtà già si è già dinanzi un’emergenza economica, con alcuni settori, come turismo e trasporto aereo, quasi del tutto fermi a causa della pandemia). Questo comporterà enormi costi economici per il Paese nel suo complesso, e vedrà un copioso utilizzo di risorse pubbliche da parte dello Stato per cercare di rilanciare le attività produttive ed economiche dell’Italia, risorse con tutta probabilità reperite anche sul mercato dei titoli di Stato, andando così ad incrementare il debito pubblico italiano.

In questo quadro generale va considerato un probabile aumento delle risorse economiche per la sanità pubblica, duramente colpita dall’attuale emergenza, e un parallelo taglio dei fondi destinati ad altri settori, che potrebbero essere ritenuti meno importanti nella fase di rilancio dell’economia nazionale dopo l’emergenza causata dal COVID-19. Come in molti casi, e come spesso accade nel dibattito pubblico italiano, le Forze Armate e in generale le spese militari saranno tra le prime voci oggetto di un possibile taglio.

 

In un contesto del genere, è necessario però tenere in considerazione il quadro geopolitico internazionale. Con tutta probabilità il COVID-19 modificherà gli equilibri tanto sullo scenario europeo quanto a livello mondiale: se è ancora presto per poter effettivamente capire quale potrebbe essere il vero impatto della pandemia, è comunque probabile che essa andrà ad intensificare ed accelerare alcuni trend già in corso, aumentando l’incertezza, l’instabilità e l’insicurezza che già caratterizzano lo scenario internazionale.Questo è vero soprattutto in riferimento al Mediterraneo, un’area che nel complesso è diventata più instabile negli ultimi anni e nella quale si incrociano gli interessi, anche vitali, di molteplici attori, Italia compresa.

A ciò va anche aggiunta l’importanza decisiva in termini economici, produttivi e tecnologici, e non solo politici e strategici, dell’industria dell’aerospazio e difesa italiana (A&D, Aerospace and Defence). Il comparto vale infatti 13,5 miliardi di euro, esportando il 70% della produzione all’estero; impiega, incluso l’indotto, oltre 160.000 addetti ed è il secondo settore per investimenti in ricerca e sviluppo, con circa 1,4 miliardi di euro[2].

 

L’ospedale da campo allestito dall’Esercito Italiano a Piacenza

Nella fase della ricostruzione, e con lo sguardo rivolto al futuro, ipotizzare di tagliare i fondi destinati al comparto Difesa e alle Forze Armate non sarebbe una scelta saggia, né giusta. Si rischierebbe di andare incontro ad un mondo più incerto e insicuro senza avere gli strumenti adeguati per affrontarlo; si sminuirebbero l’impegno, il lavoro e le capacità messe a disposizione dalle Forze Armate per fronteggiare l’emergenza, senza ricompensarle e valorizzarle nella giusta maniera; si influirebbe negativamente su un settore strategico come l’A&D che invece potrebbe rivelarsi fra i più importanti per il rilancio del sistema produttivo ed economico.

Realisticamente parlando, l’auspicio è dunque quello che, in un quadro di generale attenzione e parsimonia per le spese dello Stato nel prossimo futuro, la quota di risorse destinata alla Difesa si mantenga stabile,senza aspettative di crescita (come si prevedeva per alcuni settori prima dell’emergenza) ma neanche senza tagli netti e drastici.

Fonti

[1] “Coronavirus: l’Aeronautica Militare in prima linea per l’emergenza”,http://www.aeronautica.difesa.it/comunicazione/notizie/pagine/coronavis-trasporto-bio-contenimento-aeronautica-militare.aspx.

[2] “A&D, EY: <<Difesa volano di crescita dell’economia nazionale>>”, La Stampa, 14 aprile 2019, https://finanza.lastampa.it/News/2019/04/14/a-d-ey-difesa-volano-di-crescita-delleconomia-nazionale-/MTlfMjAxOS0wNC0xNF9UTEI

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