Con il passare del tempo l’importanza dell’Artico negli affari globali è cambiata, passando da un interesse minore ad un ruolo chiave, così come accade oggigiorno. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la regione dei ghiacci, principalmente l’Artico Europeo, è stato uno spazio di “confronto” sia via terra che via mare mentre durante la Guerra Fredda, le due superpotenze, Stati Uniti ed Unione Sovietica, qui si schierarono e si fronteggiarono politicamente e militarmente. La Norvegia era uno dei due soli Paesi della NATO, l’altro era la Turchia, che condivideva un confine terrestre con l’Unione Sovietica. L’Alaska, invece, sebbene separata dallo stretto di Bering, si trovava nelle immediate vicinanze della regione orientale della Russia. La Groenlandia e l’Islanda occupavano posizioni strategiche nel Nord Atlantico e la Penisola di Kola era ed è tuttora la chiave di volta che permette alle forze militari russe un accesso illimitato all’Atlantico.

Durante la Guerra Fredda, gli investimenti militari nell’Artico variavano in modo significativo, andando dalle armi a lungo raggio come i missili e i bombardieri strategici, sino alle forze locali impegnate sul potenziale conflitto che poteva innescarsi nell’Artico. Alla termine della guerra fredda, l’Artico subì una trasformazione incisiva, passando da una regione di rivalità geopolitica a una di cooperazione a larghe intese in cui la Russia sarebbe stata inclusa in vari accordi di cooperazione con i suoi ex nemici. A ciò, fece seguito la creazione di diverse organizzazioni regionali e intergovernative, come il Consiglio Artico, il Consiglio Euro-artico di Barents e il Forum Settentrionale, le cui attività principali erano (e in parte sono) fronteggiare questioni come il degrado ambientale, lo sviluppo regionale e locale e la cooperazione transfrontaliera.

Successivamente sulla regione dei ghiacci i riflettori si affievolirono fino all’avvento del nuovo millennio, quando l’Artico diventò nuovamente centrale nel complesso scacchiere geopolitico internazionale. Il ruolo dell’Artico in chiave di una politica improntata alla difesa nazionale è ancora un elemento chiave. Questo, tuttavia, varia in base alle priorità che ciascuno stato artico e non artico intende dare alla Regione e in base alle attività che ciascuno pone in essere tra i ghiacci. La Russia occupa il centro della scena nell’Artico[1]. Ha di recente aumentato i suoi investimenti in infrastrutture militari nella regione, istituendo nuove basi militari nel Nord, costruendo dozzine di nuovi rompighiaccio (per l’esattezza 40 con altri 11 in costruzione) e ampliando la propria “brigata artica”, che consta di 14 aeroporti e 16 porti.

Base militare di Trefail ( Ap Photo) 

Dal 2007 c’è stato un aumento del numero di voli di bombardieri russi che volano lungo la costa nord della Norvegia o attraverso il Polo Nord dalla penisola di Kola. La Russia continua a enfatizzare la cooperazione e il mantenimento delle relazioni a bassa tensione mentre procede con investimenti militari e azioni volte a proteggere i suoi interessi nell’Artico[2]. Gran parte di questa attività militare non è legata agli sviluppi dell’Artico di per sé ma è collegata ad assumere uno spazio preponderante nella regione, nella misura in cui la Russia è un paese artico con basi militari importantissime che qui sono situate. La Russia non può prescindere da queste basi per ottenere l’accesso al Nord Atlantico e un ruolo preponderante nel commercio mondiale che di qui passa. D’altra parte, i sottomarini strategici russi, contribuiscono a farne del Paese, una potenza nucleare nella scena mondiale.

Per contro, per i paesi nordici, l’Artico è parte integrante della politica di difesa nazionale. Nella politica norvegese l’High North costituisce la principale preoccupazione per la sicurezza di qualsiasi governo di Oslo. Attraverso dei “buoni rapporti di vicinato” con la Russia, la Norvegia mira a coltivare una relazione equilibrata mostrando al contempo capacità di difesa e di sovranità lungo il suo confine settentrionale[3]. Ma le relazioni con la Russia nel Nord non sono, tuttavia, definite come un problema di “sicurezza artica”, collocandosi nel più ampio contesto delle politiche norvegesi di sicurezza e di difesa.

Allo stesso modo, Svezia e Finlandia ribadiscono il loro sostegno alla Russia attraverso “accordi di partenariato” e il: Nordic Defence Cooperation[4], un programma di cooperazione di difesa nordica.  Negli ultimi anni le aspirazioni di NORDEFCO sono cresciute. Tuttavia anche all’interno di tale accordo di collaborazione si respirano gli stessi problemi che si respirano a livello europeo in materia di difesa comune e politiche di sicurezza viste le differenti aspettative di ciascun attore. 

In Nord America, l’Artico non ha lo stesso ruolo fondamentale nelle considerazioni sulla sicurezza nazionale sebbene la retorica possa suggerire diversamente. L’Artico è stato per gli Stati Uniti principalmente il luogo per testare le proprie capacità di difesa missilistica, l’infrastruttura di sorveglianza e un numero limitato di forze strategiche. La Groenlandia è protetta dalle forze armate danesi (il comando artico ha sede a Nuuk e un ufficio di collegamento ha sede nella capitale delle isole Fær Øer, Thavrshavn) e dalla presenza della base aerea americana Thule. Tuttavia, proteggere la Groenlandia non è stata la priorità della politica di difesa danese nei tempi più recenti.

I vasti territori artici del Canada sono importanti da un punto di vista strategico e come locus privilegiato dai quali i politici di Ottawa rilasciano dichiarazioni relative alla sovranità e all’identità nazionale. Tutto ciò, sebbene i recenti governi canadesi abbiano dato poca priorità agli investimenti militari nell’Artico, essendo la minaccia proveniente dal nord percepita come relativamente bassa. Le preoccupazioni più immediate per l’Artico canadese non risiedono nell’imperativo della difesa, se non nelle condizioni sociali, antropologiche e sanitarie delle comunità del Nord Canadese e delle comunità indigene. Popolazioni che registrano un massiccio incremento di suicidi soprattutto tra i giovani, oltre che un basso tasso di sviluppo economico[5].

Rivendicazioni territoriali dell Artico

Infine, l’Alaska ha un ruolo un più fondamentale nella politica di difesa degli Stati Uniti, al confine con la regione russa di Chukotka, passando per lo stretto di Bering.  Qui sono schierati sia sistemi di difesa tradizionali che sistemi di difesa missilistica. La regione è anche importante per la marina e la guardia costiera degli Stati Uniti, sebbene gli Stati Uniti non abbiano ancora investito in modo significativo in capacità e infrastrutture per la Marina in Artico.

In breve, l’importanza dell’Artico per le politiche di sicurezza e di difesa nazionali differisce notevolmente da regione a regione. La linea di demarcazione geografica sembra cadere tra l’Artico europeo e l’Artico nordamericano. Il tutto è fortemente influenzato dai cambiamenti climatici. Mentre le coste nord norvegesi e russe nord-occidentali sono libere dai ghiacci durante l’inverno, il ghiaccio, anche se si sta ritirando, è un fattore sempre costante nell’Artico dell’Alaska, del Canada e della Groenlandia. A causa della vastità e inaccessibilità della regione, l’impatto dei problemi di sicurezza su entrambi i lati della linea di demarcazione è a sua volta relativamente limitato. Nonostante il flusso di retorica suggerisca diversamente, gli investimenti russi nelle truppe e nelle infrastrutture dell’Artico hanno avuto un impatto molto limitato sulle prospettive di sicurezza canadesi.

La percezione dell’Artico come ambiente internazionale ove la sicurezza è in pericolo si scontra con le realtà della regione. Le politiche di sicurezza nell’Artico restano ancorate al livello subregionale: l’area di Barents, l’area di Bering Sea e persino la regione del Mar Baltico. Pertanto ha più senso discutere della sicurezza nelle diverse parti dell’Artico piuttosto che nell’Artico inteso globalmente. Di queste diverse parti, l’Artico Europeo è senza dubbio il settore più attivo e il più complesso. Inoltre, sta cambiando rapidamente e a questo si aggiunga che i principali fattori che determinano i problemi di sicurezza nell’Artico non sono problemi artici, si pensi per esempio alla crisi ucraina che ha attirato l’attenzione sulla dimensione della sicurezza militare nelle regioni artiche, ove la Russia si è scontrata con prove di forza con i Paesi della NATO.

L’importanza strategica dell’Artico per i paesi europei non può essere sottovalutata. La situazione nel nord è più complessa di quanto potrebbero suggerire gli scenari di conflitto- non conflitto. Ed è proprio la relazione tra la Russia e gli altri stati artici che determina un’ambiente di sicurezza artica, oltre che il ruolo dell’Artico nelle relazioni tra Stati Uniti, Russia e sempre di più Cina.


[1] https://www.ceps.eu/wp-content/uploads/2013/02/PB205%20Kefferputz%20on%20Russia%20Arctic%20e-version.pdf

[2] https://icds.ee/russias-military-capabilities-in-the-arctic/

[3] https://www.regjeringen.no/en/aktuelt/dialogue_north/id2640602/

[4] http://www.nordefco.org/

[5] http://www.limesonline.com/cartaceo/gli-indigeni-nellartico-chi-sono-e-che-cosa-non-vogliono

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